ETTORE MODIGLIANI.
.
MENTORE. GUIDA ALLO STUDIO DELL'ARTE ITALIANA.
.
Parte 3.
.
1946. Milano : Hoepli Editrice, MILANO.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
Testo curato da: Catia Righi e Paolo Oliva per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
...
.
...
Indice di questa parte.
...
.
...
SEZIONE QUARTA. IL PATRIMONIO ARTISTICO.
AVVERTENZA.
.
PARTE 1. CENNI SULL'EREDIT CLASSICA.
I MUSEI.
LE VESTIGIA MONUMENTALI.
LA GRECIA.
LA MAGNA GRECIA.
LA SICILIA.
L'ETRURIA.
ROMA.
.
PARTE 2. LE COLLEZIONI PUBBLICHE E I PRINCIPALI MONUMENTI DELL'ARTE ITALIANA.
A) ALL'ESTERO.
GRAN BRETAGNA.
FRANCIA.
GERMANIA.
AUSTRIA.
SPAGNA.
BELGIO.
OLANDA.
UNGHERIA.
RUSSIA.
AMERICA DEL NORD.
.
B) IN ITALIA.
Le citt italiane. Parte 1.
Da: Alessandria a Firenze.
...
.
...
FINE Indice.
...
.
...
SEZIONE QUARTA.
...
.
...
IL PATRIMONIO ARTISTICO.
...
.
....
Nel bombardamento del ferragosto 1943 quasi la met della 1a edizione di questo libro era distrutta troncando un brillante successo e facendo sorgere nel pubblico degli amanti dell'arte il desiderio di una pronta seconda edizione del volume divenuto introvabile.
Mentre questa, per difficolt tecniche non pot aver luogo se non dopo la Liberazione, non  stato, e non  tuttora possibile, aggiornare la Sezione Quarta del libro, quella relativa al patrimonio artistico, a cagione della non precisa conoscenza tanto dei danni prodotti a monumenti ed opere d'arte dalla guerra quanto - e soprattutto - degli spostamenti che grandi e piccole collezioni hanno subito, e stanno tuttora subendo, in Europa per rapine, saccheggi e asportazioni dall'una all'altra localit, dall'una all'altra Nazione.
.
Ma poich si  desiderato non tardare oltre a mettere a disposizione del pubblico quest'opera che pu oggi apparire col nome del suo vero autore, occorre precisare che la citata Sezione Quarta del libro va considerata pi che una nuova edizione una ristampa, la quale potr essere aggiornata solo tra qualche anno, ma resta, comunque, salda testimonianza dello stato del patrimonio artistico italiano in Europa innanzi che la bufera della seconda guerra mondiale l'avesse o distrutto o danneggiato o sconvolto.
L'EDITORE.
...
.
...
AVVERTENZA.
...
.
...
Le pagine che seguono sono compilate non ad uso del turista e, tanto meno, dello studioso in viaggio: altre pubblicazioni, dai "Baedeker", per l'estero, alle Guide del "Touring" per l'Italia, dal "Cicerone" del Burckhardt alle "Citt Italiane" edite dall'Istituto italiano d'arti grafiche di Bergamo, servono ad illuminare chi va in giro per diporto o per studio. Sarebbe quindi errore gravissimo se il giovane lettore pensasse che l'Italia archeologica, artistica e monumentale - di una ricchezza sterminata, nonostante le spogliazioni e le dilapidazioni durate per secoli - sia tutta qui o nella massima parte qui.
L'autore si  prefisso di dare nelle pagine seguenti solo una visione delle raccolte pubbliche - o aperte al pubblico - italiane e straniere (tanto archeologiche, quanto di arte italiana, s antica che moderna) e delle loro opere di pi notevole pregio; opere di cui coloro i quali iniziano gli stud debbono, per cominciare ad orientarsi, conoscere almeno il luogo dove sono conservate(59). Ed  sembrato superfluo, per ragioni di brevit, indicare per ogni Museo o Galleria il catalogo o i cataloghi di cui sieno dotati poich la loro ricerca non implica alcuna indagine bibliografica: non c' Istituto artistico, infatti, che non tenga esposti in vendita i propr e non li spedisca a chi desideri acquistarne copie.
.
Per quanto concerne i monumenti, anche soltanto un arido elenco avrebbe richiesto assai spazio senza che si fosse raggiunta molta utilit per quei lettori cui questo libro  destinato, onde si  ritenuto pi consigliabile limitarsi soltanto ai principalissimi monumenti dei quali, o per la loro capitale importanza architettonica o perch comprendano cicli pittorici o sculturali di primissimo ordine, foss'anche una sola opera di fama mondiale, debba avere una qualche idea chi li conosce, al massimo, solamente di nome. In altre parole,  sembrato pi opportuno che imbottire cervelli con centinaia di nomi di templi, di chiese, di palazzi, dare un cenno di quelli di cui nessuna persona fornita di un qualche principio di cultura pu ignorare l'esistenza e la qualit.
A chi vuol saperne un po' di pi, le Sezioni secondo e terzo di questo volume soccorrono a spianare la strada.
...
.
...
PARTE 1. CENNI SULL'EREDIT CLASSICA.
...
.
...
I MUSEI.
...
.
...
L'eredit classica  pervenuta a noi, in generale, in due forme: i materiali, principalmente usciti dagli scavi, ospitati nei musei, e le grandi vestigia monumentali.
Si d qui un cenno delle maggiori raccolte con una menzione delle opere, soprattutto di scultura, di capitalissima importanza e di fama universale, a prescindere da quei nuclei antiquar formati di bronzi, armi, terrecotte, vasi dipinti, di ricchissime collezioni numismatiche, di suppellettile varia di scavo, che completano il patrimonio di questi grandiosi complessi di cose antiche.
I grandi musei archeologici europei di carattere generale e ricchi, come si  detto, di opere di risonanza universale, sono:
Il Museo dell'Acropoli di Atene. - Raccoglie i marmi trovati negli scavi dell'Acropoli stessa tra cui primeggiano le famose policromate "Korai" (figure votive femminili), capolavori d'arte jonica e attica arcaica, e il "Moscoforo" (portatore di vitello per il sacrificio) del secolo sesto a. C., nonch i frontoni del pi antico tempio dell'Acropoli del secolo sesto, una parte del fregio della cella del Partenone di Fidia, rappresentante il corteo Panatenaico, e gli squisiti rilievi del tempio di Athena Nike con figure di Vittorie.
Il Museo Nazionale di Atene. - Sistematica raccolta di scultura greca e di vasi dipinti dalle pi antiche forme geometriche alle tarde di stile fiorito, preceduta da alcune sale dedicate all'arte micenea, in cui  conservato uno dei maggiori tesori archeologici, cio gli oggetti d'oro trovati nelle tombe reali dell'acropoli di Micene: diademi, anelli, coppe, maschere funerarie, tra cui quella detta di Agamennone; inoltre le splendide coppe d'oro rinvenute a Vafi e sbalzate con figure di tori.
Nella collezione classica, importantissimi esemplari arcaici (la "Nike" di Archermos); la copia del "Diadomenos" (l'atleta che cinge la benda della vittoria) di Policleto(60) e l'"Athena" del Varvakeion, derivata dal simulacro della Dea, in oro e avorio (criselefantino), di Fidia, che consacrava il Partenone; l'"Apollo" detto dell'Omphalos attribuito a Kalamis che con Mirone predominava dal 480 al 450 a. C.; lo "Zeus" o "Poseidone" dell'Artemision, magnifico bronzo attribuito allo stesso artista; il rilievo di Eleusi della pi pura arte fidiaca; i marmi del tempio di Asclepio in Epidauro dovuti all'ateniese Timtheos (380 a. C.); due originali di Prassitele: la base di Mantinea con figure delle Muse e la testa del Pastore Euboleo; uno squisito bronzo prassitelico: l'"Efebo di Maratona"; e la "Kore" e l'"Hermes" che dovevano comporre un gruppo con Demetra, anch'esso riferibile a Prassitele; alcuni frammenti originali di Scopa dai frontoni del tempio di Athena Alea in Tegea, e, per l'arte di Lisippo, il "Poseidone" di Milo che riflette l'originale del Maestro. Inoltre, una raccolta unica di rilievi funerari attici e pregevolissimi esemplari ellenistici (il "Guerriero" di Pergamo).
Il Museo di Olimpia. - Gli dnno gloria i frontoni del tempio di Zeus(61), capolavoro dell'arcaismo maturo (470-460 a. C.), le metope dello stesso tempio, la "Nike" di Paionios (425-410 a. C.), gi collocata dinanzi al tempio, e soprattutto un originale, quant'altri mai raffinato, di Prassitele: l'"Hermes col piccolo Dioniso" (v. TAV. 4).,
Il British Museum. - L'imponentissimo complesso archeologico di questa sterminata collezione  composto quasi di altrettanti musei dedicati, secondo un piano organico, ad illustrare la evoluzione dell'arte umana. Raccolte preistoriche dell'et della pietra e del bronzo, il museo egiziano, che  la pi solenne ricostruzione della vita dell'Egitto, una collezione rarissima di antichit Babilonesi, raccolte etnografiche e dell'Estremo Oriente, collezioni numismatiche universali, accompagnano il grandioso museo greco e romano. Qui domina la sala dei marmi elginiani, e cio i capolavori di Fidia che l'ambasciatore inglese Lord Elgin asport dal Partenone nel 1800: parte del fregio della cella, numerose metope a rilievo e, sopra le altre insigni, le sculture a tutto tondo dei due frontoni(62): statue isolate, come lo stupendo "Diniso", o "Teseo" (?), ignudo, e gruppi di Dee maestosamente panneggiate, tra cui Hestia, Dione, Afrodite, dette erroneamente le Tre Parche (v. TAV. 3).
Altri marmi fidiaci e postfidiaci (fregi del tempio di Apollo in Figalia - met del secolo V a. C.) completano questa raccolta. Segue la sala dedicata al mausoleo di Alicarnasso (met del secolo Quarto a. C.), il monumento, cio, che fu una delle sette meraviglie del mondo, con avanzi di colonne, trabeazione, fregio istoriato e i suoi marmi scolpiti da Scopa e dai collaboratori ateniesi. Da ricordare anche i complessi plastico-architettonici jonici: la, cos detta "Tomba delle Arpie" (fine del secolo sesto a. C.) con la rappresentazione di offerte a divinit e di anime di morti portate via da dmoni alati; la decorazione di statue, rilievi, fregi e leoni del monumento delle Nereidi di Xantos (secolo Quarto a. C.); le colonne del tempio di Artmide in Efeso tra cui il pi antico esemplare di ordine jonico (550 a. C.) e colonne della pi tarda ricostruzione (IV secolo a. C.) con fregi di stile scopadeo. Importantissima anche la raccolta statuaria: ricordiamo l'"Anadomenos", copia da Fidia; la "Demetra di Cnido", originale attribuito a Scopa, e che comunque  della met del Quarto secolo a. C. Nella sala degli ori - micenei, fenici, greci, italici, etruschi, romani - e delle gemme incise, il celeberrimo vaso Portland di arte imperiale, in vetro turchino con figurazioni bianche e i due ricchissimi servizi romani da tavola, in argento, dei secoli secondo e terzo d. C., trovati in Francia a Chaourse e a Caubiac.
Il Museo del Louvre. - Contiene, oltre alle raccolte egizie, alle rarissime antichit asiatiche, in specie persiane, una sezione greco-romana arricchita dai marmi della famosa collezione Borghese che Napoleone I ebbe dal cognato Camillo Borghese. Alcune di queste sculture, ritrovate a Gabii, hanno il nome di marmi gabiniani. Capolavori del Louvre sono: alcune lastre del fregio della cella del Partenone(63), di Fidia, la "Venere di Milo", certamente di derivazione scopadea, ma ormai definitivamente ascritta all'et ellenistica, la "Vittoria di Samotracia", uscita dalla scuola di Lisippo alla fine del secolo Quarto a. C. Altre opere fondamentali per lo studio della statuaria greca: l'arcaica "Hera" da Samo (secolo sesto a. C.), l'"Athena di Velletri", supposta derivazione da Kresilas (440-400 a. C.), il "Marte Borghese", anch'esso della seconda met del secolo V, in cui si vuol da taluni riconoscere l'"Ares" di Alkamenes, gi nella piazza di Atene, l'"Afrodite del Frejus" che si ritiene copia di un'altra famosa statua di Alkamenes (430-400 a. C.), la "Artemide di Gabii" e l'"Afrodite di Arles" prassiteliche, l'"Artmide di Versailles", attribuita a Leochares, il ritratto di Alessandro Magno trovato a Tivoli, il "Gladiatore Borghese" notissima copia di Agasia di Efeso da un originale del secolo secondo a. C., l'allegoria, pure ellenistica, del Tevere(64).
Il museo di ceramica con larga parte della collezione del marchese Campana (cratere di Orvieto, capolavoro di transizione tra lo "stile severo" e lo "stile nobile", dopo il 480 a. C.) e il museo dei bronzi, ove  esposto il famoso Tesoro di Boscoreale di pi che cento pezzi di argenteria imperiale di arte greco-romana, completano le collezioni antiquarie classiche.
Altri bronzi e gemme e medaglie e oreficerie e vasi dipinti si trovano alla Biblioteca Nazionale nel Cabinet des mdailles ove sono anche esposte la Gemma di Francia (19-37 d. C.) con la rappresentazione della partenza di Germanico per l'Oriente, la patera d'oro di Rennes (210 d. C.) e il Tesoro argenteo di Berthouville (fine del I secolo d. C.).
I Musei di Berlino. - Sono il Vecchio Museo e il Nuovo Museo, che contengono l'Antiquarium, antichit egizie, greche e romane, fra le quali sono da ricordare: la "Dea in trono" e l'"Apollo di Nasso", di arte arcaica, la "Demetra" attribuita ad Alkamenes (secolo V a. C.), una probabile copia in marmo dell'Afrodite Urania gi in Elide, opera di Fidia, la "Dea ammantata" forse replica di una statua di Kalamis, la "Mnade" da un originale famoso di Scopa, l'"Adorante" bronzo derivante da un originale di Boedas, figlio di Lisippo, il Tesoro di Hildesheim, composto di suppellettili romane in argento dell'et Augustea, ecc.
Le oreficerie trovate dallo Schliemann nei celeberrimi scavi di Troia sono ospitate nel Museo etnografico (Museum fr Vlkerkunde).
La collezione di maggiore importanza  quella del Museo di Pergamo, sistemata di recente nel nuovo Museo Germanico annesso agli altri due Istituti di antichit: in una grandiosa ricostruzione di tutto l'insieme sono esposti i resti scultorei dell'altare dedicato da Eumene secondo a Zeus e ad Athena sulla rocca di Pergamo (180-160 a. C.); capolavoro, il fregio con la Gigantomachia, della scultura ellenistica (V. TAV. 6). Attorno sono esposti marmi provenienti dagli scavi di Magnesia, Priene, Mileto e altre citt della Jonia.
La Gliptoteca di Monaco. - Frutto del collezionismo archeologico di Re Luigi I di Baviera,  una raccolta insigne di statue greche, tra cui l'"Apollo" arcaico di Tenea (secolo settimo-VI a. C.), l'"Eirene con Ploutos" di Kephisodotos, padre di Prassitele, il "Fauno Barberini" (secolo terzo a. C.); sopra tutti i cimel sono preziosissimi i frontoni del tempio della Dea Aphaia in Egina, scoperti nel 1811, esemplari tra i pi significativi dell'arcaismo greco (primi decenn del secolo V a. C.). A pianterreno dell'Alte Pinacothek nel Museum Antiker Kleinkunst sono le preziose collezioni di vasi attici dal secolo sesto al Quarto a. C. e di vasi apuli in parte provenienti dalla collezione Bonaparte.
I Musei Vaticani. - I Musei archeologici Vaticani sono quattro: l'Egiziano e l'Etrusco fondati da Gregorio 16esimo (nel secondo, collezione superba di pittura vascolare greca e i bronzi e gli ori della tomba Regolini Galassi a Cerveteri), e i due musei greco-romani che prendono il nome dai Papi fondatori: il Museo Pio-Clementino (Pio VI e Clemente 14esimo) con la immensa rotonda decorata dal mosaico di Otricoli e i famosi "Gabinetti del Belvedere", e il Museo Chiaramonti, con l'annessa Galleria Lapidaria e il Braccio nuovo, dovuto a Pio VII Chiaramonti. Nella pleiade di capolavori di questi ultimi musei ricordiamo: la "Hera Barberini" (430-400 a. C.), l'"Amazone Mattei" forse derivata dal tipo creato da Fidia nella gara per l'Amazone Efesia, il ritratto di Pericle, erma derivata da un originale di Kresilas, il "Meleagro" da un originale in bronzo di Scopa, l'"Afrodite di Cnido" e l'"Apollo Sauroctono" (uccisore della lucertola) da originali di Prassitele; dall'originale in bronzo di Lisippo, la copia dell'"Apoxymenos" (l'atleta che si deterge il corpo con lo strigile), e forse da un suo "Satiro", ricordato da Plinio, il gruppo di Sileno col piccolo Diniso; ancora di scuola Lisippea, il busto di Giove da Otricoli; infine, attribuito a Leochares, il notissimo "Apollo del Belvedere" del secolo Quarto a. C. e la figurazione simbolica di Antiochia (la "Tyche di Antiochia") opera di un allievo di Lisippo, Eutychides. Tra le opere ellenistiche: il "Torso del Belvedere", firmato dall'ateniese Apollonios, il "Tritone che rapisce una Nereide", l'"Arianna addormentata", il gruppo di Laocoonte e dei suoi figli soffocati dai serpenti, opera dell'artista rodio Agesandro con i figli Polidoro e Atanodoro (met secolo I a. C.) e la pittoresca allegoria del Nilo, gemella del "Tevere" di Parigi. Inoltre insigni ritratti classici, ellenistici, romani - fra cui l'Augusto detto di Prima Porta - la biga del I-II secolo d. C., sarcofagi romani (tra cui quello del Console Cornelio Scipione Barbato - console nel 298 a. C. - con iscrizione arcaica in versi saturn), due, orientali, in porfido, di Elena e Costanza, madre e figlia di Costantino. Attiguo alla Biblioteca Vaticana, il Gabinetto delle pitture murali romane, ove primeggia il cimelio delle "Nozze Aldobrandini" raffigurante le Nozze di Alessandro Magno e di Rossane o una allegoria di Imeneo.
Un altro nucleo importante di antichit greco-romane  conservato a pianterreno del Museo Profano Lateranense, formato da materiali di spoglio dei Musei Vaticani e dai prodotti degli scavi eseguiti nel territorio laziale nella prima met del secolo 19esimo. Fra le opere maggiori: il "Marsia", copia da Mirone, la statua di Sofocle del secolo Quarto a. C., il "Poseidone in riposo" da Lisippo, i busti e le lastre figurate dalla tomba della famiglia degli Haterii sulla via Labicana (69-96 d. C.), i rilievi provenienti dal Foro Traiano, sarcofagi romani e il mosaico "degli atleti" del secolo Quarto d. C.
Il Museo Nazionale di Napoli. -  la pi importante collezione italiana di antichit classiche e comprende il nucleo antico della raccolta Farnese, le statue scoperte nella Villa dei Papiri ad Ercolano, la collezione Borgia di Velletri, ecc. Fra le opere pi note: il gruppo dei Tirannicidi Armodio e Aristogitone, copia romana dell'originale di Kritios e Nesiotes (477 a. C.), l'"Artemide di Pompei", scultura jonica dei primi decenn del secolo V a. C., la copia del "Doriforo" di Policleto, la stele con Orfeo ed Euridice di scuola fidiaca ascritta ad Agoracrito che fu con Alkamenes il maggiore collaboratore di Fidia; l'"Hera Farnese" anch'essa riecheggiante l'arte fidiaca (430-400 a. C.), l'"Athena Farnese" derivata forse da un tipo ideato da Pyrrhos, allievo di Fidia, l'"Eros", copia da Prassitele, l'"Afrodite" e la "Psiche di Capua", e stupendi esemplari di scultura ellenistica: l'"Ercole Farnese" firmato da Glykon ateniese, ma derivazione dalla statua bronzea del dio eseguita da Lisippo per Sicione; il grandioso gruppo del Toro Farnese, copia fatta nel secolo terzo d. C. di un gruppo in bronzo eseguito da Apollonio e Taurisco di Tralle per Rodi; l'"Amazone", il "Gigante" e il "Persiano" morti, di arte pergamena; il busto di Omero potentemente espressivo, attribuito a scuola rodia del secolo terzo-II a. C.; un'imponente serie di grandi bronzi tra cui l'"Hermes seduto", lisippeo, il "Satiro danzante" e il "Sileno ebro", ellenistici (secolo II-I a. C.).
Impossibile anche soltanto accennare, per la loro immensa ricchezza, alle collezioni antiche delle cosidette arti minori, i piccoli bronzi decorativi, gli arredi delle case e dei templi, le armi, le oreficerie, le gemme, ecc. Fra i pi preziosi cimel antichi della collezione glittica farnesiana, il sigillo di Nerone, corniola in cui  inciso l'episodio di Apollo e Marsia, e la Tazza Farnese in pietra dura, incisa a pi strati con un'apoteosi del Nilo, capolavoro della glittica alessandrina dell'epoca dei Tolomei. Fra le provenienze recenti del Museo, il Tesoro della casa del Menandro scoperto a Pompei nel 1930, che formava il servizio da tavola ("ministerium mensae") di quella casa pompeiana, di importanza capitale per la toreutica ellenistico-romana.
Vanto del Museo Nazionale di Napoli sono le vastissime raccolte di vasi dipinti greci e italo-greci e di pitture murali distaccate da Pompei e da Ercolano: queste ultime, documento preziosissimo dello stile greco-romano di decorazione. Fra i mosaici, il maggiore che si conosca al mondo: la "Battaglia di Alessandro ad Isso" (avvenuta nel 313 a. C.).
Il Museo Nazionale Romano. - Fondato subito dopo l'Unit d'Italia e sistemato nelle aule delle Terme di Diocleziano, e annessi, si  arricchito immensamente negli ultimi sessant'anni soprattutto merc copiosi acquisti: primo, in ordine d'importanza, quello della collezione Buoncompagni Ludovisi. Fra le opere pi insigni: il "Trono Ludovisi", squisita scultura jonica con la "Nascita di Venere" (primi decenn del secolo V a. C.), il "Discobolo", da Castel Porziano, copia dell'originale di Mirone, la colossale testa della Giunone Ludovisi, derivazione da un originale del secolo V a. C., la "Niobide morente" della met del secolo V a. C., l'"Apollo del Tevere", copia fedele di un grande bronzo attico, attribuito a Egia maestro di Fidia o a Fidia stesso; il "Marte Ludovisi" di stile lisippeo, la "Venere di Cirene", da un tipo anteriore a Prassitele, l'"Efebo di Subiaco" del secolo Quarto a. C., la cosidetta "Fanciulla di Anzio", originale ellenistico del secolo terzo a. C., la "Medusa Ludovisi" e il "Galata che si uccide", anch'esse notissime opere ellenistiche, il "Pugilista in riposo" dello stesso autore del Torso del Belvedere al Vaticano (secolo I a. C.)., l'"Oreste ed Elettra", gruppo di Menelaos della scuola di Pasitele (fine I secolo a. C.). Di arcaica arte umbra, una singolare figura di guerriero trovata di recente a Capestrano in Abruzzo. Di arte romana: la statua di Augusto Pontefice, l'Ara di Ostia perfetto esemplare di et traianea, i bronzi delle navi di Nemi, i dipinti e gli stucchi tolti dalle case romane (casa della Farnesina). Assai copiosa la collezione numismatica di cui fa parte il fondo Gnecchi acquisito nel primo ventennio del secolo e che comprende anche il famoso medaglione aureo di Teodorico. Nel ricchissimo antiquarium  conservata - restituita da Vienna dopo la Vittoria - la meravigliosa gemma firmata da Aspasios (II secolo a. C.), diaspro sanguigno in cui  incisa la pi pura rappresentazione in profilo dell'"Athena Parthenos" di Fidia nel Partenone(65).
I Musei Capitolini. - Il Museo Capitolino, propriamente detto, comprende la pi antica collezione archeologica di Roma fondata da Sisto Quarto e nota per opere insigni: le due "Amazoni Efesie" di Fidia e Kresilas, la "Leda col cigno" copia da Thimtheos (secolo Quarto a. C.), l'"Eros che tende l'arco", copia da Lisippo, il "Satiro in riposo" da Prassitele, il "Galata morente", espressiva opera pergamena, e altre creazioni ellenistiche: la celebre "Venere capitolina", i due "Centauri" di Aristeas e Papias (secolo II-I a. C.), la "Fanciulla con la colomba", la "Vecchia ubriaca", e rilievi paesistici con soggetti mitologici. Per l'arte romana, importanti sculture, fra cui lastre di sarcofagi e la collezione, assai nota, dei ritratti imperiali. Tra i cimel pittorici, specialmente pregevole il mosaico con le colombe proveniente da Villa Adriana.
Nel palazzo opposto sono gli altri due musei capitolini: il Museo dei Conservatori e il Museo gi chiamato Mussolini. Mentre quest'ultimo raccoglie il vecchio antiquarium comunale e il materiale dei recentissimi scavi, il primo e le Sale di Rappresentanza comprendono opere di fama tradizionale: la "Lupa", bronzo etrusco del secolo sesto a. C., i rilievi dell'arco onorario di Marco Aurelio, l'erma di Commodo, il busto gigantesco di Costantino. Di arte ellenistica, due saggi famosi: il marmo col "Marsia sospeso" e il bronzo con lo "Spinario" (il fanciullo che si cava la spina). Memorandi cimel storici ed epigrafici, i resti dei Fasti consolari e trionfali, un tempo sui muri della Regia al Foro, e i frammenti della "Forma urbis", pianta di Roma del tempo di Settimio Severo.
Il Museo romano di Valle Giulia. - Dedicato alle antichit italiche preromane (le preistoriche sono nel Museo Pigorini), contiene il ricco materiale proveniente dagli scavi nell'Agro Falisco, la collezione prenestina Barberini cui appartiene la Cista Ficoroni, eseguita, per dono nuziale, da Novios Plautios, imitatore in Preneste di modelli etruschi; inoltre, la collezione Castellani ricca di oreficerie etrusche, vasi attici a figure nere e a figure rosse provenienti dalle necropoli etrusche. Come capolavori della plastica fittile etrusca si segnalano, nel Museo, l'"Apollo di Vei", attribuito a Vulca, e le antefisse figurate dello stesso tempio d'Apollo (secolo sesto a. C.)(66), il sarcofago di Caere o Cerveteri, a forma di letto conviviale, con la coppia dei defunti (secolo sesto a. C.), l'"Apollo di Faleri" dell'inizio del secolo terzo a. C.
...
.
...

Altri musei importanti, per lo studio della classicit, sono:
In Grecia e in Oriente:
Il Museo di Delfi, con fondamentali opere arcaiche: il gruppo di Cleobi e Bitone (secolo sesto a. C.), la "Sfinge" dedicata dai Nass nel Santuario di Apollo, i fregi del Tesoro dei Sicioni (secolo sesto a. C.), ora definito piuttosto Tesoro dedicato da Siracusa, del Tesoro dei Sifni (capolavoro di scultura jonica del secolo sesto a. C.) e del Tesoro degli Ateniesi(67), il bronzo egineta conosciuto col nome di "Auriga di Delfi" (490-470 a. C.) (TAV. I); il Museo di Sparta ove  raccolto il materiale della regione laconica tra cui stele funerarie, numerosi rilievi con la rappresentazione dei Dioscuri e frammenti architettonico-plastici dei grandi templi della regione; il Museo di Corf ove figura il maggior frontone dorico arcaico (secolo sesto a. C.); il Museo di Candia con il materiale prezioso della prima fase della civilt Egea - la cretese o minoica - tra cui vasi incisi in steatite, ceramiche ed affreschi dai palazzi di Cnosso e di Haghia Triada. La caratteristica civilt cipriota, riflesso delle orientali fiorenti in Mesopotamia(68),  documentata dal materiale esposto nel Museo di Cipro. Musei d'Oriente che contengono importanti opere greche, e particolarmente ellenistiche, sono il Museo di Alessandria d'Egitto (il Museo del Cairo  dedicato alle antichit egiziane) e il Museo di Costantinopoli in cui si ammirano particolarmente i sarcofagi provenienti dalla necropoli reale di Sidone, quello detto "delle Afflitte" e l'altro pi famoso, detto di Alessandro, che rievoca la composizione lisippea di una battaglia e di una caccia del re Macedone, ed  tra i pi insigni monumenti greci anche per la conservatissima e raffinata policromia.
Negli altri Paesi d'Europa:
I musei tedeschi: l'Albertinum di Dresda (lo "Zeus" e l'"Athena Lemnia" derivati da Fidia, la "Demetra di Ercolano" prassitelica); il Museo di Francoforte (l'"Athena", creduta copia da Mirone); il Fridericianum di Cassel (l'"Apollo", supposta copia dell'"Apollo Parnopios" di Fidia); la Collezione Universitaria di Tubinga, nota per le ceramiche attiche. A Vienna, una raccolta di vasi greci e terrecotte nel Museum fr Kunst und Industrie, mentre nel Kunsthistorisches Museum (sezione antica) sono antichit egiziane, notevoli sculture greche e romane (rilievi, del tardo secolo V a. C., dello Heroon di Gilbaschi Trysa in Licia), ma soprattutto bronzi, oreficerie, terrecotte, gemme incise (la "Gemma Augustea", 12-37 d. C., sardonice a due strati col Trionfo di Tiberio) e un'importantissima collezione numismatica.
In Ungheria, il Museo Nazionale di Budapest (sezione con antichit romane scavate nell'antica Pannonia, miste a documenti d'arte barbarica e bizantina); in Bulgaria il Museo Nazionale di Sofia (materiale greco arcaico dalle tombe scoperte presso il lago di Ochrida); in Rumenia il Museo Nazionale di Bucarest (statue e rilievi del monumento commemorativo di Trajano ad Adamclisi e tesoro di oreficerie tardo-romane di Petrossa); in Iugoslavia, il Museo Nazionale croato di Zagabria (antichit prestoriche, egizie, classiche trovate in Dalmazia).
In Inghilterra raccolgono materiale archeologico il Fitzwilliam Museum di Cambridge e l'Ashmolean Museum di Oxford. Nell'Universit di Oxford sono conservati i marmi raccolti alla fine del Cinquecento da Tommaso Howard conte di Arundel (marmi arundeliani). In Scozia, il Museo di Edimburgo (il Tesoro romano di Traprain, di argenterie di varie epoche, alcune del secolo Quarto d. C., di uso domestico e sacro).
In Danimarca, la Gliptoteca Ny Carlsberg di Copenhagen (sezione antica) con una raccolta egiziana, antichit greco-romane (rilievi attici del secolo V a. C., due "Niobidi" ascritti al decennio 460-450 a. C., la testa di "Hermes" lisippea, il cosidetto "Anacreonte" del 460-440 a. C., l'"Apollo" scolpito da Apollonius, ritratti romani). Annesso  il piccolo Museo Helbig con preziose antichit etrusche.
In Russia la sezione archeologica del Museo dell'Ermitage a Leningrado raccoglie il maggior tesoro di oreficerie greche scoperte negli scavi di Crimea insieme con prodotti di arte scito-sarmatica e gran parte della collezione Campana, particolarmente notevole per i vasi e le decorazioni fittili policrome.
Ricca collezione di vasi greci, italo-greci ed etruschi figura nel Museo Archeologico di Madrid dedicato alle antichit iberiche; un gruppo di sculture greche  esposto al Prado nella galleria di scultura. (Lo "Hypnos" attribuito alla scuola prassitelica, il puteale con la "Nascita di Athena").
In America i grandi musei istituiti nel corso del secolo 19esimo si arricchiscono continuamente di materiale archeologico.
Ricordiamo al Metropolitan Museum di New York, oltre le antichit cipriote della collezione Cesnola(69), il grande carro di bronzo etrusco da Monteleone di Spoleto, le raccolte dei vasi attici, i ritratti imperiali romani (Agrippa, Treboniano Gallo), la notissima serie di pitture parietali distaccate dal cubicolo di una villa di Boscoreale.
Al Museo di Boston un monumento di scultura jonica arcaica parallelo al "Trono Ludovisi"(70): il "Trono di Boston", con la figurazione della "Pesatura delle anime", di cui si  a lungo discussa l'autenticit, oggi quasi universalmente riconosciuta.
In Italia:
Le collezioni romane: il Museo Barracco, con importanti antichit egizie, puniche, cipriote, greche, tra cui la testa di "Athena" della seconda met del secolo sesto a. C., la testa di "Apollo Licio" prassitelica, la testa del "Diadoumenos", replica dell'originale di Policleto, una statuetta che riprodurrebbe l'"Eracle di Corinto" dello stesso Maestro, il rilievo votivo del principio del secolo Quarto a. C. con Latona, Apollo e Diana che consultano l'oracolo; il Museo Torlonia, ben noto soprattutto per la statua attribuita a Kalamis (480-460 a. C.), detta la "Hestia Giustiniani", e per le pitture etrusche distaccate dalla tomba Franois di Vulci; la Villa Albani, con stele funeraria jonica della fine del secolo sesto a. C., tipica per la sua purezza stilistica, l'"Athena Albani" (440-400 a. C.), di schietto stile fidiaco, l'"Atleta" firmato da Stephanos (I secolo a. C.), importanti opere ellenistiche, busti di imperatori romani e il famoso rilievo adrianeo di Antinoo; infine le opere classiche del Museo e Galleria Borghese tra cui il "Fauno danzante" del secolo terzo a. C. da un bronzo lisippeo.
La raccolta classica della Galleria degli Uffiz a Firenze. - Nella Galleria, nella "Tribuna", nella sala della Niobe sono raccolte opere notissime: le statue del gruppo di Niobe e dei suoi figli, copia del gruppo originale esposto nel tempio di Apollo Sosiano di Roma, probabile opera ellenistica del secolo terzo a. C., il cosidetto "Apollino" di arte prassitelica, la "Venere dei Medici", derivazione ellenistica da Prassitele, e altre opere ellenistiche: il "Fauno danzante" (terzo secolo a. C.), i "Lottatori" e lo "Scita punitore di Marsia" (comunemente chiamato l'"Arrotino") del secolo secondo a. C. e squisiti rilievi neoattici.
Il Museo archeologico di Mantova, recentemente ordinato nelle sale del palazzo Ducale, comprende, oltre la raccolta Acerbi di antichit prevalentemente egizie, cimel greco-romani sopravvissuti dalle ricchissime collezioni dei Gonzaga (l'"Apollo citaredo" di arte attica 480-460 a. C., la "Cariatide" da un originale del secolo V a. C.; nella collezione dei busti, il ritratto di Euripide (secolo Quarto a. C.); infine importanti sarcofagi romani; tra tutti, caratteristico quello del secolo secondo d. C. che rappresenta la vita di un dignitario romano). Il Museo Marciano della scultura antica, recentemente ordinato nelle Procuratie nuove, a Venezia, risulta in gran parte delle collezioni Grimani (gruppo di originali greci dei secolo V-IV a. C.; tre statue pergamene di guerrieri Galati morti o feriti; statua colossale di Agrippa proveniente forse dal Pantheon; cammei preziosi tra cui quello di Giove Egioco; iscrizioni greche e latine). Il Museo di Brescia  noto soprattutto per i ritrovamenti del tempio romano, tra cui la celeberrima "Vittoria", trasformazione eroica, romana (secolo I d. C.), del tipo dell'"Afrodite di Arles" al Louvre.
Cenno a parte tra i maggiori musei meriterebbe il Museo di Antichit di Torino, noto in tutto il mondo per la collezione egizia. La sezione preistorica e quella classica, risultando di materiale scavato nel Piemonte e nella Liguria, hanno invece un carattere puramente regionale (tra i cimel maggiori di arte imperiale romana, i frammenti architettonici di un arco onorario in Torino, la coppa di vetro dipinto con pernici, il tesoro di argenterie recentemente ritrovato a Bosco Marengo, tra cui un busto a grandezza naturale di Lucio Vero).
Numerosi altri musei italiani raccolgono antichit regionali offrendo preziosissime documentazioni delle diverse civilt susseguitesi nella penisola. Nell'Italia settentrionale il Museo di Aquileia, formato con materiali di scavo che testimoniano la ricca vita della citt imperiale; da segnalare le raccolte di vetri, di gemme incise e quella di ambre scolpite, la maggiore che si conosca; inoltre, la serie dei mosaici pavimentali dall'et augustea alla cristiana, e la ricca galleria lapidaria. Altre raccolte di vetri, terrecotte, bronzi, monete e marmi provenienti dagli scavi locali sono nel Museo Civico di Trieste e nel Museo dell'Istria a Pola, mentre il Museo di S. Donato a Zara, ospitato nella interessantissima costruzione bizantina del secolo IX, conserva la pi importante raccolta conosciuta di vetri romani. Massima collezione regionale veneta  il Museo Nazionale di Este con antichit preistoriche, paleovenete (situle in bronzo) e romane, la "Medusa" del secolo I d. C., il medaglione d'oro di Augusto (20 a. C.) che  un "unicum", un frammento della "Lex Rubria" (49 a. C.) ordinamento della magistratura nella Gallia cisalpina - incisa su tavola di bronzo.
Nell'Emilia ha assai notevole importanza il Museo Civico di Bologna che al nucleo di antichit egizie e classiche (tra cui la creduta copia della testa dell'"Athena Lemnia" di Fidia) unisce la completa documentazione di antiche civilt italiane: ritrovamenti dei sepolcreti dell'et della pietra e del bronzo (grotta del Farneto), suppellettili delle tombe umbre che definiscono i caratteri della "civilt Villanoviana" anteriore all'etrusca, collezioni di vasi, di bronzi ("situla della Certosa", la maggiore che si conosca) provenienti dalle necropoli etrusche e galliche; inoltre le caratteristiche stele funerarie etrusche limitate alla regione felsinea ed una bella raccolta di ceramiche attiche ed etrusche. La maggior parte dei corredi delle tombe Villanoviane  raccolta nel Museo Gozzadini, annesso all'Archiginnasio bolognese. La necropoli etrusca di Spina, presso Comacchio, scavata negli anni dal 1922 al '35, ha dato una copiosa collezione di bronzi etruschi, terrecotte figurate e soprattutto ceramiche attiche con preziosi esemplari del secolo V a. C., che forma il Museo di Spina, recentemente aperto nel palazzo di Ludovico il Moro a Ferrara. Un minore museo  il Museo di Antichit di Parma con materiale della terramare emiliana e due cimel epigrafici romani: la "Lex Rubria" e la "Tabula alimentaria" di Traiano.
In Toscana, nel Lazio, in Umbria, e nelle Marche, il gruppo dei Musei etruschi a capo dei quali si trova il Museo Archeologico di Firenze. -  istituto fondamentale per lo studio dell'arte, della civilt, della vita dell'Etruria, di cui  ricostruita la topografia nel Museo topografico con il materiale di spoglio delle grandi necropoli(71). I cimel pi insigni sono: il bronzo arcaico della Chimera d'Arezzo (secolo Quinto a. C.), il ritratto, pure in bronzo, a tutta figura, di Aulo Metilio detto l'"Arringatore" (secolo terzo a. C.), il bronzetto greco detto, dal luogo del ritrovamento, l'"Idolino di Pesaro" in cui fondono le due correnti, attica e argiva, all'inizio del secolo Quarto a. C., l'Atliena di Arezzo, bronzo romano copia di un tipo prassitelico, il famoso Vaso Franiois cos chiamato dal nome dell'archeologo che lo scoperse in una tomba presso Chiusi, massimo monumento della ceramica attica per le sue proporzioni, decorato a figure nere su fondo rosso, firmato dal vasaio Ergotimos e dal pittore Klitias (secolo sesto a. C.). Da segnalare la Gipsoteca etrusca con i calchi di tutti i monumenti etruschi sparsi nei musei. Sezione importante, oltre l'Etrusca, quella Egiziana.
Seguono il Museo di Volterra, con le urne cinerarie in alabastro, marmo, terracotta (quarto-terzo secolo a. C.) e le famose monete di Volterra; il Museo di Chiusi (vasi antropomorfi o "Canopi"); il Museo di Cortona (lampadario di bronzo a cinque becchi del secolo V a. C.); il Museo dell'Opera del Duomo di Orvieto, col noto sarcofago di Torre S. Severo (terzo secolo a. C.); il Museo di Perugia, ove figura il cippo in marmo con l'iscrizione di Perugia, uno dei maggiori monumenti dell'epigrafia etrusca, oltre ai vasi in bucchero, le ceramiche attiche (cratere firmato da Eufronio), le urne cinerarie scolpite. Inoltre il Museo Nazionale di Tarquinia, ricco di sarcofagi in marmo col defunto recombente, di ceramiche protocorinzie, italo-corinzie, attiche (fra cui quattro insigni esemplari firmati), di buccheri etruschi e di notevolissime oreficerie; e il Museo di Arezzo che alle antichit etrusche unisce i preziosi vasi romani della fabbrica Perennia (secolo I a. C.) e delle pi tarde fabbriche imperiali, noti col nome di vasi aretini. Infine antichit etrusche, tra cui bronzi arcaici e stupende oreficerie, figurano nell'assai importante Museo Nazionale di Ancona, museo ricco di materiale preistorico e di suppellettili delle necropoli picene (prima et del ferro) e di quelle galliche (seconda et del ferro) nelle Marche, e di cimel appartenuti alla colonia siracusana di Ancona.
Nell'Italia meridionale domina il Museo Nazionale di Taranto, per la completezza delle sue collezioni dedicate alla preistoria, alle civilt indigene dell'Apulia e all'arte greca fiorente in Taranto, esemplata specialmente nelle magnifiche terrecotte figurate che svolgono la storia della plastica greca dall'arcaismo all'et ellenistica, fra le quali caratteristiche elegantissime statuine femminili, dette Tanagre dalla localit della Beozia dove questo genere d'arte si svilupp. Esso comprende una collezione di prim'ordine di pittura vascolare, che, oltre ad esemplari protocorinz, corinz, attici,  formata dalle note creazioni dei vasi apuli. Ancora nella Puglia il Museo Provinciale di Bari, il Museo Castromediano di Lecce, e la Collezione Iatta a Ruvo, celebre per i suoi vasi apuli; mentre nella Campania sono particolarmente importanti il Museo Campano di Capua, per raccolte di pittura vascolare attica, apula, lucana, nonch per le singolari statue votive di madri con bimbi in fasce, il Museo di Matera con antichit lucane e il Museo di Reggio Calabria, dedicato alle antichit della Magna Grecia e in cui figurano il grandioso gruppo equestre dell'efebo ignudo fittile da Locri del secolo V a. C. e squisite tavolette fittili figurate e policromate (pinakes), pure da Locri.
In Sicilia l'arte dorica delle colonie greche si ammira in specie nei marmi provenienti dai templi di Selinunte (secoli VI e V a. C.) raccolti nel Museo Nazionale di Palermo. Ancora da Selinunte provengono in gran parte le terrecotte votive esposte insieme con oreficerie, vasi e piccoli bronzi raccolti negli scavi di Imera, Agrigento, ecc. Quattro sale sono dedicate alla collezione etrusca Casuccini. Nella raccolta statuaria tre bronzi insigni: l'"Efebo" arcaico da Selinunte, l'"Eracle che lotta col cervo" derivato da un gruppo di Lisippo e l'"Ariete", superbo esemplare ellenistico.
Piuttosto che al Museo di Palermo, la massima collezione di antichit sicule, che  anche la massima raccolta regionale italiana,  conservata nel Museo Nazionale di Siracusa, organizzato sistematicamente con gli scavi degli ultimi quarant'anni i quali rivelarono tutte le fasi della civilt dell'isola: l'eneolitica, la civilt del bronzo, del ferro, quella siculo-greca. I pi interessanti prodotti artistici di quest'ultima sono le terrecotte figurate: un complesso mirabile che va dall'et arcaica greca alla ellenistica, e in cui s'incontrano anche esemplari di grandi dimensioni, quali la statua di Divinit seduta, del principio del secolo sesto a. C. Tra i marmi sono tipici esemplari arcaici, e inoltre la "Venere di Siracusa" del secolo terzo a. C., tarda derivazione dall'"Anadiomene" prassitelica, la statua colossale di "Hades Ploutos", ellenistica, e la testa, pure colossale, di Zeus di arte pergamena. Assai copiosa la collezione vascolare, di oreficerie, di bronzi, di vetri; la raccolta numismatica vanta rarissimi esemplari firmati della celeberrima monetazione greca dell'isola e monete della Magna Grecia.
In Sardegna offre un panorama delle varie civilt regionali il Museo Archeologico di Cagliari in cui sono d'importanza ragguardevole per la preistoria italica le statuette schematiche provenienti dai Nuraghi e dalle "Tombe dei Giganti", ciclopiche costruzioni succedutesi nell'isola dall'et della pietra all'et del ferro. Seguono le antichit puniche (stele funerarie con figurazioni di Astarte, iscrizioni, vasi dipinti, terrecotte figurate, maschere funerarie da Cartagine, amuleti egiziani a forma di scarabei e ricchissime oreficerie puniche). Per l'arte romana, oltre le gemme incise, una copiosa raccolta di vasi di vetro. A Sassari il Museo Archeologico Sanna, contiene esemplari dello stesso materiale e importanti documenti epigrafici (tavole in bronzo del 69 d. C.).
Un cenno meritano anche due musei di recente formazione: il Museo Archeologico di Rodi che conserva la celebre "Venere Rodia" (secolo secondo o I a. C.), con traccia della policromia originaria, il "Dioniso barbato" e la stele sepolcrale di Timarista, esemplare prezioso d'arte greca del secolo V a. C. scoperta di questi ultimi anni. Inoltre il materiale degli scavi di Jaliso tra cui, specialmente notevoli, le antichit micenee della necropoli e i bronzi, in parte fenici-orientalizzanti, del tempio di Athena; il Museo Archeologico di Tripoli che conserva la statua di Artmide Efesina e, in particolare, opere musive di et Flavia, quali il mosaico "delle stagioni" e quello con scene di anfiteatro, il Museo di Leptis Magna con i rilievi dell'arco Severiano, il Museo di Cirene con numeroso materiale epigrafico e opere ellenistiche insigni.
...
.
...
LE VESTIGIA MONUMENTALI.
...
.
...
LA GRECIA.
...
.
...
Dell'antichissima civilt preclassica, la civilt cretese-micenea, si hanno monumenti in Creta: il grandioso assieme di cortili, di gallerie, di camere, di magazzini dei palazzi di Cnosso e di Festo (scavati all'inizio del secolo 19esimo), l'arcaico tempietto di Prini che forma il passaggio tra il Mgaron dei palazzi Micenei e il vero e proprio tempio, il tempio a semplice cella di Gortina, le case private scoperte a Gourni, a Palecastro, ad Haghia Triada, le tombe circolari (a "tholos") scavate soprattutto nella pianura della Messar; nel Peloponneso, i resti delle due citt di Micene e di Tirinto conquistate all'inizio dell'Ottocento all'archeologia e compiutamente scoperte poi dallo Schliemann, lo stesso che sulla collina di Hissarlik in Asia minore ritrov la posizione e le rovine, a nove strati, di Troia. In Micene dominano i sepolcri a cupola, tra cui notissimo il cosidetto Tesoro di Atreo (1500-1300 a. C.), e nelle mura si ammira la non meno nota Porta dei leoni. Tirinto offre un esempio imponente di citt fortificata con mura ciclopiche e gallerie interne di difesa.
Sacrario della Grecia classica, della sua religione e della sua arte  l'Acropoli di Atene, rocca della citt, resa monumentale nell'et di Pericle con un insieme di costruzioni famose:
I Propilei, accesso nobile alla rocca, formato da porticati dorici e da un corpo centrale a cinque porte (437-433 a. C.).
Il tempio di Athena Nike, o della Vittoria Aptera, sorgente sopra uno sperone di roccia, al di fuori dei Propilei, capolavoro dell'ordine jonico (430-420 a. C.).
.
Il Partenone, eretto sul vertice nel 438 a. C., santuario di Athena Parthenos, in cui le Vergini ateniesi tessevano il peplo sacro, portato in processione all'Eretteo nelle grandi Panathenee.  il massimo tempio dorico greco che, pur squarciato da una bomba nell'assedio veneziano del 1687 e pur privato dei suoi marmi famosi da Lord Elgin(72), domina ancora oggi l'Acropoli con i suoi maestosi colonnati e sintetizza l'armoniosa architettura greca. Vi trionfava, il simulacro criselefantino di "Athena Parthenos", di Fidia(73).
.
Infine, in un avvallamento dell'Acropoli,  l'Eretteo, tempio jonico sacro ad Athena Polias e a Poseidone Eretteo, di pianta irregolare genialmente risolta, adorno della bellissima loggia delle Cariatidi (421-409 a. C.).
Dall'Acropoli si domina tutta Atene con i suoi monumenti greci, ellenistici e romani (famosi: il Theseion del 421 a. C.; il monumento coregico di Liscrate, primo esemplare di stile corinzio del 334 a. C., l'Olympieion, il teatro di Diniso, ecc.).
I veri e propri Santuar della Grecia sono:
Olimpia, sacra a Zeus, il pi venerando dei santuar greci in cui ogni quattro anni si celebravano i solenni giuochi. I templi maggiori, venuti in luce nelle campagne archeologiche del 1875-81, sono il tempio di Hera (Heraion) del secolo sesto a. C., che conserva oltre trenta colonne con gli esemplari pi antichi dell'ordine dorico, e il tempio di Zeus del secolo V, assai frammentario, da cui furono asportati i celebri marmi(74): esso ospitava nella cella una famosa statua di Fidia, perduta, lo Zeus criselefantino. Un edificio civile di grande importanza, il "Buleuterion" del secolo sesto a. C.
Delo. Vi si celebrava ogni quattro anni la nascita di Apollo; delle costruzioni originarie nel recinto sacro, tra cui l'Artemision (sagrato con due templi dei secoli V e terzo a. C. dedicati ad Artemide), il grande tempio di Apollo (secolo sesto a. C.?) e due templi minori, restano grandiose rovine ed enormi fondazioni. Sul monte Cinzio, la grotta di Apollo in gran parte artificiale, coperta da lastroni a doppio spiovente, ove la leggenda fissa la nascita del Dio, e il Santuario di Giove e Atena Cinz. A pie' del monte il Santuario dei Cabir, di culto orientale, e un vasto teatro con la scena conservata.
Delfi. Santuario di Apollo Pitio, contiene nel suo recinto sacro un insieme magnifico di monumenti e specialmente edific votivi: i "Tesori" che costeggiano la via sacra al tempio di Apollo di cui rimangono solo le fondazioni. Tra i "Tesori", insigni i due "degli Ateniesi" e "dei Sifni": il primo, d'ordine dorico, dedicato, dopo la vittoria di Maratona (490 a. C.), per conservarne i trofei, adorno di metope arcaiche con le imprese di Eracle e Teseo e recante, inciso sulle pareti, l'inno di Apollo la cui notazione musicale fu fondamentale scoperta. per la storia della musica greca; il secondo, jonico (secolo sesto a. C.), famoso nella storia artistica dell'arcaismo per la sua decorazione(75). Lo stadio  esemplare eccezionalmente conservato del secolo quinto a. C.
.
Eleusi. Del Santuario di Demetra, la divinit del luogo, restano, al di l dei Propilei, le fondazioni del Tempio dei Misteri col Telesterion, sala chiusa di forma quadrata, pi volte rimaneggiata, in cui si scorgono le gradinate che servivano agli iniziati spettatori dei "Misteri Eleusini".
Epidauro. Contiene il Santuario del Dio della medicina Asclepio e cio lo Hieron, la Tholos circolare di incerto uso, il grande ospizio, detto Katagogion (secolo IV-terzo a. C.), e le fondazioni del tempio di Esculapio dorico periptero del secolo quarto. Al di fuori del Santuario il bellissimo teatro del secolo Quarto costruito da Policleto il giovine.
...
.
...
LA MAGNA GRECIA.
...
.
...
Vestigia insigni di architettura greca nella Campania conserva Pesto (l'antica Poseidonia), che  uno dei complessi monumentali pi imponenti e pi suggestivi dell'Italia intera e comprende: la cosidetta Basilica, esemplare notissimo dello stile dorico arcaico nella seconda met del secolo sesto a. C., il tempio di Cerere, il tempio di Poseidone, particolarmente degno di nota perch conserva intatta la successione degli elementi dell'ordine, ed  il capolavoro dell'architettura dorica in Grecia e in Italia per la perfetta proporzione (secolo V a. C.).
Nel territorio di Pesto, alle foci del Sele, dal 1934 ad oggi si  andato scoprendo il Santuario di Hera Argiva che fu il maggior santuario dei Greci in Italia. Oltre al tempio dorico del 500 a. C. si sono ritrovati un "Tesoro" arcaico e altri cinque monumenti del santuario stesso, un ingente materiale ceramico, terrecotte votive, e soprattutto 32 metope con miti di Ercole, il ciclo di Troia ecc. appartenenti al "Tesoro" e 4 metope del tempio maggiore.  la pi ricca serie di sculture arcaiche pervenutaci (met del secolo sesto a. C.), fondamentale per la storia artistica della Magna Grecia e dell'intero Arcaismo.
...
.
...
LA SICILIA.
...
.
...
Siracusa, metropoli del mondo antico,  ricca di ruderi di edific classici e particolarmente del cosidetto Artemision e dell'Olympieion del principio del secolo sesto, oltre alle colonne del tempio di Athena murate nell'attuale Duomo. Conservati sono l'anfiteatro dell'et Augustea, di grandi dimensioni, il teatro (secolo V a. C.), scavato con vaste gradinate nel colle Temenite che con la sua parete rocciosa gli fa da sfondo pittoresco, e il castello Eurialo costruito da Dionigi il vecchio (402-397 a. C.) per difendere il colle Eurialo e la terrazza delle Epipole. Appare ancora oggi un prodigio di quasi favolosa architettura militare e uno dei pi stupendi ruderi lasciatici in retaggio dall'antichit classica, con i suoi fossati, le sue gallerie e il mastio a cinque torri nei quali si ha un'impressione di vita appena interrotta.
Agrigento  zona archeologica importantissima per il numero dei suoi templi. Se ne contano otto, tutti di ordine dorico seguentisi dal secolo sesto al terzo a. C.. Massimo  il tempio di Giove Olimpico per le sue dimensioni eccezionali e caratteristico per la mescolanza di elementi dorici e ionici (telamoni a sostegno della trabeazione); ma specialmente degno di nota, anche per l'ottima conservazione,  il Tempio della Concordia della fine del secolo V. Nel 1926 si scoperse, poi, il Santuario di Demetra, del secolo settimo a. C., scavato nella roccia, e poco dopo un Santuario dei secoli VII-VI a. C. con resti di altari, tempietti e recinti sacri.
Segesta e Selinunte testimoniano la loro origine greca, l'una con un severo tempio dorico rimasto incompiuto e con un teatro(76); l'altra, con la sua acropoli, su cui sorgevano quattro templi ora frammentar, e con un complesso di tre templi sulla collina orientale: superba serie di monumenti dorici dei secoli VI e V a. C. che hanno anche fornito importante materiale scultoreo al Museo di Palermo. Oltre il fiume Modione, il Santuario dedicato alla Malophoros (identificabile con Demetra) con avanzi del tempio della dea.
A Taormina resta un meraviglioso monumento dell'et ellenistica: il teatro ricostruito durante la dominazione romana. Uno degli elementi di maggiore interesse  la parete della scena, a nicchie, di rara conservazione.
...
.
...
L'ETRURIA.
...
.
...
Scarse le tracce della possente architettura etrusca, ma assai grandiose: le mura di Cortona; di Populonia; la porta dell'Arco di Volterra a massi incuneati (secolo Quarto a. C.) e i resti delle mura; il basamento del tempio di Apollo a Vei; a Perugia, la Porta Marzia incastonata nel muro e la parte inferiore dell'arco detto di Augusto; nel sobborgo della citt, l'Ipogeo dei Volumni (secolo terzo a. C.) che nella camera pi interna conserva un capolavoro della tarda scultura etrusca: il sarcofago di Arunte Volumnio sdraiato sul letto conviviale e vigilato dai gen funebri femminili ("Lase"); a Fiesole, il tempio rifatto romanamente nel I secolo a. C. e un lungo tratto di mura.
.
La civilt etrusca  testimoniata soprattutto dalle Necropoli che hanno dato ai musei, come si  visto, preziose collezioni di arte decorativa etrusca e di ceramica greca. Alcune - come l'antichissima Necropoli di Vetulonia con la sua tomba a tumulo della Pietrera, la Necropoli di Cerveteri con la "Tomba dei Rilievi dipinti" e la "Tomba delle Sedie e degli Scudi" scavate nella roccia (secolo IV-terzo a. C.) e la Necropoli di Orvieto (secolo sesto-IV a. C.), caratterizzata da una serie di tombe a camera, costruite con massi di tufo lungo le Vie dei Sepolcri - dnno saggio della plastica e dell'architettura etrusca. La maggior parte delle Necropoli, per,  insigne per la ricca decorazione pittorica degli ipogei, ove, a vivacissimi colori, sono rappresentate scene di banchetti, di giuochi funebri e pi tardi, dal secolo Quarto al terzo a. C., tragiche figurazioni d'oltretomba e di riti sacrificali. Da ricordare, i monumenti pi antichi: in Veio, la grotta Campana; nella Necropoli di Tarquinia, la rara scena mitica della "Tomba dei Tori" (secolo V a. C.); poi la "Tomba dei Leopardi" e la "Tomba del Triclinio", del secolo V a. C.; la "Tomba di Polifemo e dell'Orco" (secolo IV-terzo a. C.) - tutte di Tarquinia -; nella Necropoli di Chiusi, la "Tomba della Scimmia" (scene di lotta cui assiste una scimmia), la "Tomba Casuccini" con capolavori della pittura etrusca, la "Tomba della Pellegrina" (met del secolo terzo), recentemente scoperta e che conserva tutta la suppellettile originaria.
...
.
...
ROMA.
...
.
...
Il Fro Romano.
.
Centro della vita politica sociale religiosa di Roma, traversato dalla "Via Sacra" che continuava col "Clivus Capitolinus" sino al tempio della Triade sul Campidoglio, fu arricchito in ogni et, dalla Repubblica alla caduta dell'Impero, di monumenti sacri, civili e onorari, s che ancora oggi appare viva rievocazione della storia di Roma. Non  qui il luogo di descriverne il grandioso panorama di monumenti e di rovine solenni. Ricordiamo solo, tra i "Luoghi Sacri" della leggenda di Roma, il "Niger Lapis", presunta tomba di Romolo con la vicina stele arcaica che porta incisa la pi antica iscrizione legislativa latina; l'ara di Vulcano, o Vulcanal; la fonte di Giuturna connessa alla leggenda dei Dioscuri; il "Lacus Curtius". Tra i templi: le solenni colonne del tempio di Saturno, al di l del Portico degli Dei Consenti abbastanza conservato; le fondazioni del tempio di Vesta; i ruderi della Casa delle Vestali contigua alla Regia del Pontefice; il pittoresco e caratteristico gruppo delle colonne corinzie del tempio di Castore e Polluce; la fronte, ben conservata, del tempio di Antonino e Faustina; le absidi grandiose e l'alta piattaforma del tempio di Venere e Roma, capolavoro sacro dell'et di Adriano: Tra le basiliche: l'Emilia, la Julia, la basilica di Massenzio dalle superbe strutture a vlta. Tra i monumenti politici: la Curia preceduta dal Comitium, rifabbricata da Diocleziano, recentemente ricostruita; i Rostri, da Cesare trasportati presso il Vulcanale, ed i Rostri Imperiali ornati con speroni di navi, arricchiti di statue e di colonne onorarie, di cui oggi resta, spoglio, il muro della tribuna.
Dal Campidoglio prospetta nel Fro il tergo del Tabularium (archivio di Stato eretto nel 78 a. C.), primo esemplare della compiuta architettura romana ad archi, vlte e ordini sovrapposti.
La vita cristiana ha lasciato nel Fro un monumento insigne: la chiesa di S. Maria Antiqua, adattamento di edificio classico, ricca di serie di affreschi che sono preziosa testimonianza del corso della pittura dal secolo sesto al decimo d. C.
...
.
...
Il Palatino.
.
Nucleo antichissimo di Roma (la "Roma quadrata"), poi, nella tradizione, residenza dei Re, vide seguirsi nell'et imperiale la varie "Domus" di Augusto, di Tiberio, dei Flav, di Settimio Severo. Oggi i grandiosi ruderi emergono tra i giardini formando uno degli ambienti pi pittoreschi e austeramente suggestivi di Roma. Fra i segni pi antichi sono l'ara del Lupercale e le costruzioni in tufo che si pensa siano state basi della capanna-tempio, leggendaria casa di Romolo. Tra i monumenti imperiali, ben conservata la Casa di Livia, prezioso saggio di architettura civile e notissima per le sue pitture. Tra le rovine si identificano i palazzi di Augusto, di Tiberio, di Caligola, di Domiziano (con la basilica e lo stadio), di Settimio Severo, e le costruzioni del Settizonio, monumentale prospetto verso il circo, costruito da questo stesso imperatore.
...
.
...
I Fri imperiali.
.
Resosi insufficiente l'antico Fro alla vita di Roma imperiale, Cesare ne inizi uno nuovo che fu il primo dei diciassette Fri imperiali. Essi erano costituiti da piazze a porticati, circondate da edific pubblici, e contenevano un tempio centrale. Da ricordare: il Fro di Cesare che conserva ancora il podio e due colonne del tempio di Venere Genitrice, il Fro di Augusto col tempio di Marte Ultore, votato per la battaglia di Filippi (42 a. C.), in cui si celebravano i trionfi degli Imperatori (oggi in parte ricostruito) e con l'arco dei Pantani; ma specialmente il Fro di Traiano, che la sapiente costruzione dei Mercati Traianei aveva sgombrato dal traffico commerciale lasciando dominare gli edific sacri e culturali oggi ruine: le due biblioteche (greca e latina) divise dalla Colonna tutt'ora intatta con la sua magnifica figurazione scultorea delle guerre daciche, il tempio del Divo Traiano e la basilica Ulpia.
La sistemazione recentissima della zona archeologica dei Fri  stata completata col taglio della via dell'Impero che, attraverso i Fri imperiali, mette in valore la mole del Colosseo.
...
.
...
Gli Archi onorar.
.
Due nel Fro, il terzo all'ingresso della via che conduceva al Circo, segnano tre diversi tempi dell'architettura e della scultura romane. Per quest'ultima, particolarmente importante l'arco di Tito con i suoi due bassorilievi rappresentanti il trionfo nella guerra giudaica (70 d. C.). L'arco di Settimio Severo (200 d. C.), invaso da una ricchissima decorazione, mostra lo schema a tre fornici che si ripete nell'arco di Costantino ove, tra sculture finissime Traianee ed Adrianee, si discernono i rilievi, gi stilizzati, che illustrano le gesta dell'Imperatore e particolarmente la battaglia al ponte Milvio che prepar il trionfo del Cristianesimo (313 d. C.). Originale carattere ha l'arco di Giano Quadrifronte puramente architettonico, forse anch'esso dei tempi costantiniani e probabilmente passaggio di comunicazione fra il Velabro e il Fro boario.
...
.
...
Il Teatro di Marcello.
.
Esempio famoso di teatro romano con la "cavea" costruita, anzich scavata, e recinto da un muro di sostegno ad archi con mostre di colonne di ordini diversi in progressione, esempio a tutta l'architettura imperiale romana (II a. C.). Dal teatro si accede al portico di Ottavia, solenne colonnato repubblicano attorno ai templi di Giove e Giunone, ricostruito da Augusto (23 a. C.) in onore della sorella Ottavia.
...
.
...
Il Colosseo o Anfiteatro Flavio.
.
Capolavoro dell'architettura romana dell'Et Flavia (80 d. C.) , col Pantheon(77), l'edificio pi noto di Roma, quasi il simbolo della citt. Pare che il nome gli derivi da una statua colossale di Nerone sorgente l presso, e s'addice perfettamente alle sue proporzioni grandiose e alla solenne architettura composta con tre serie di arcate sovrapposte, ornate con gli ordini disposti in progressione secondo l'uso romano, e con un coronamento formato da una parete a finestre tramezzate da pilastri. Era adibito a ludi gladiatori e di belve.
...
.
...
Le Terme.
.
Quelle di Caracalla, costruite da questo imperatore (211-217 d. C.), e compiute da Alessandro Severo, non lontano dalla via Appia, formavano un grandioso quadrilatero (m. 337 x 328) che conteneva, oltre i tre impianti per il bagno, giardini con esedre e porticati, spogliatoi, palestre, sale di riunione adorne di famose opere d'arte (il "Toro Farnese"(78), ecc.). Oggi le grandiose rovine sono testimonianza superba dell'ardimento costruttivo romano.
Le Terme di Diocleziano superavano in grandezza quelle di Caracalla; l'esedra principale sussiste ancora all'ingresso di via Nazionale, il tepidarium  stato trasformato da Michelangelo nella chiesa di S. Maria degli Angeli con attiguo un convento, anche esso ricavato negli ambienti termali, che ora ospita il Museo Nazionale Romano(79). Dal riadattamento di altre esedre si sono ricavate la chiesa di S. Bernardo, la sala Minerva, ecc. I resti della cinta grandiosa si incuneano ne quartieri moderni delle vicinanze e sono difficilmente visibili.
...
.
...
L'"Ara Pacis Augustae".
.
Questo insigne capolavoro romano sorgeva nel Campo Marzio nel luogo dove trovasi attualmente il Palazzo Fiano al Corso Umberto I, e le sue sculture erano in parte perdute, in parte ancora conservate in situ, in parte disperse tra il Museo romano delle Terme, la Galleria degli Uffiz, il Vaticano, il Louvre, ecc. Caposaldo dell'arte imperiale romana,  di recente stato ricostruito sulla riva del Tevere presso le vestigia del Mausoleo di Augusto, collocando in luogo gli originali, tratti in questi ultimi anni di sotto il citato palazzo, e quelli in propriet dello Stato italiano, e sostituendo con calchi gli altri.
Consiste in un altare dedicato ad Augusto l'anno 9 a. C. per sciogliere il voto del Senato fatto nel 13 a. C. al suo ritorno dalle imprese della Gallia e della Spagna. L'altare era racchiuso in un recinto, con due porte nei lati maggiori, le cui pareti in basso erano decorate con magnifici festoni appesi a bucran, sopra i quali si seguivano rilievi storici: figurazione della cerimonia del voto dell'ara con il corteo dei Sacerdoti, della Famiglia imperiale, dei Magistrati e dei Senatori. Rilievi simbolici: la "Saturnia Tellus", il "Sacrificio di Enea ai Penati" e altre scene dell'origine di Roma (v. TAV. 7) fiancheggiavano le porte.
Altri monumenti insigni di Roma sono:
...
.
...
I Templi.
.
I quattro repubblicani, di cui esistono le rovine al Largo Argentina, importanti per la loro rarit di avanzi della Roma repubblicana; poi il tempio, ben conservato nella sua costruzione pseudoperiptera, detto della Fortuna Virile, e quello circolare, anch'esso tradizionalmente conosciuto con un erroneo nome (tempio di Vesta), entrambi rappresentativi dell'architettura romana alla met del secolo I a. C. Non giustamente definita come tempio di Minerva Medica,  l'importantissima costruzione, probabilmente d'origine termale, del secolo terzo d. C., sorgente fuori porta Maggiore, capolavoro dell'architettura centrata romana.
...
.
...
I Monumenti onorar.
.
Il Mausoleo di Augusto recentemente isolato e in corso di ripristino, quello di Adriano trasformato in Castel Sant'Angelo(80), la statua equestre di Marco Aurelio sul Campidoglio. Fra le colonne onorarie, oltre quelle di Traiano e di Foca nei Fri,  da ricordare la colonna di Marco Aurelio (in piazza Colonna), che  conosciuta anche col nome di Antonina per la tradizionale attribuzione a questo imperatore, e che celebra nei suoi rilievi la guerra germanica e quella sarmatica vinte da Marco Aurelio.
...
.
...
Le Tombe.
.
Sulla via Appia, innanzi alla porta di S. Sebastiano, il sepolcro degli Scipioni (secolo terzo a. C.) con i sarcofagi di membri della grande famiglia romana e, al di l della porta, gli avanzi dei numerosi sepolcri che affiancavano la via Appia antica. Fra tutti, il pi importante e il meglio conservato  quello, del periodo Augusteo, di Cecilia Metella, a forma di torrione rotondo ancora fornito del suo paramento di travertino. Meritano cenno particolare le tombe del periodo antoniniano tra cui, sulla via Appia, la tomba di Annia Regilla moglie di Erode Attico (101-178 d. C.), in mattoni gialli con ornati in mattoni rossi, a forma quadrilatera, con pilastri e semicolonne. A porta S. Paolo, la Piramide del tribuno Caio Cestio, rivestita di marmo (fine del I secolo a. C.). All'incrocio delle vie Labicana e Prenestina la tomba di Virgilio Eurisace, fornaio, singolare imitazione di un forno (met del secolo I a. C.).
...
.
...
La Villa Adriana.
.
Uno dei pi solenni gruppi monumentali nei dintorni di Roma  la villa costruita da Adriano negli ultimi anni della sua vita sulle pendici dei colli tiburtini, la villa Adriana di Tivoli, straordinario complesso di edific, palazzi, portici, terme, biblioteche, teatri, stadi e persino ricostruzioni di architetture greche (il "Pecile") ed orientali (il "Serapeo"), ammirate dall'imperatore nei suoi viaggi per tutto il mondo. Da villa Adriana provengono tesori di statuaria, di pittura musiva, di glittica (la Tazza Farnese) che arricchiscono i musei romani e quello di Napoli.
...
.
...
Pompei.
...
.
...
Sepolta dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d. C., e scoperta nel 1748, oggi costituisce, dopo due secoli di scavi e di restauri, la maggiore conquista dell'archeologia, perch in essa  risorta non soltanto una grande visione di arte ma anche una suggestiva testimonianza della vita di una citt antica, gaia citt marittima dalle vie luminose ("Via dell'Abbondanza") su cui si affacciano botteghe, vivaci insegne e prospetti di case, talora adorni di balconi e gi accennanti alla pittoresca bellezza che regna nell'interno, nei verdi peristil, sparsi di marmi, nei raccolti giardini. Non mancano in Pompei insigni esemp di costruzioni sociali e sacre: il fro con la basilica e il tempio di Giove ancora risalenti all'et di Silla, le terme Stabiane del secolo secondo a. C. restaurate nell'80 a. C. e quelle pi recenti nel fro, due teatri, l'anfiteatro, ecc. Ma il maggior interesse presenta il gruppo delle magnifiche case che con le ville della periferia hanno dato ai musei, come si  detto, tesori d'oreficeria, mosaici, statue famose, e offrono ancora sul luogo i massimi documenti della pittura greco-romana, dei suoi diversi stili di decorazione architettonica e del suo raffinato pittoricismo nelle figurazioni mitologiche entro i riquadri delle pareti. Ricordiamo la "Casa dei capitelli figurati", la "Casa del fauno", la "Casa del Labirinto", "di Pansa", "della Ballerina", "di Meleagro", "delle Nozze d'argento", "dei Vettii" (v. TAV. 8), la "Casa di Apollo", la "Casa del Menandro" e, nei dintorni, la "Villa dei Misteri" col suo ciclo di pitture parietali che illustrano l'iniziazione al culto di Diniso, capolavoro rarissimo di una pittura di stile severo, ancora permeata dell'epos classico (inizio del secolo Primo d. C.).
Ercolano.
.
Per quanto, scoperta prima di Pompei, nel 1711, avesse dato alla nascente archeologia la rivelazione dell'arte classica con un centinaio di statue rinvenute nella villa dei Papiri, fu sacrificata poi a Pompei che presentava maggiore facilit di scavo. Ma da dieci o quindici anni ferve una campagna archeologica che ha riportato alla luce monumenti preromani (la "Casa Sannita") e romani (fra le numerose case quella "dei Cervi" e quella "d'Argo"), e ha definito il carattere pi aristocratico della citt in confronto a Pompei. Interessante per l'archeologia cristiana il ritrovamento, nella "Casa del Bicentenario", di un elemento cruciforme che sarebbe stato forse il primo simbolo (anteriore al 79 d. C.) della Croce.
...
.
...
Ostia.
.
Emporio commerciale di Roma sviluppatosi specialmente dall'et di Adriano sino a Costantino, offre, oltre ai nobili edific: il fro, la basilica, le terme, i templi (interessante il tempio rotondo del secolo terzo d. C.), notevoli costruzioni commerciali: il portico con le "Scholae" o Corporazioni dei negozianti, gli "Horrea" e i magazzini tra cui caratteristico quello con dolii. Tipiche anche le case che in alcuni esemplari hanno facciate a quattro piani, in altri raggruppano numerosi appartamenti attorno ad un cortile centrale. Gli scavi sono proceduti con ritmo accelerato e dnno luogo a sempre interessanti ritrovamenti.
...
.
...

Fra le vestigia romane nel mondo, oltre gli avanzi dei numerosissimi "Castra", o accampamenti, in ogni regione dell'Europa, in Oriente, in Africa, sono da menzionare:
...
.
...
Templi.
.
A Cori  il pi antico esemplare di tempio italico in pietra, il tempio di Ercole, del principio del secolo I a. C. di severo ordine tuscanico. A Tivoli, alla met dello stesso secolo, il tempio detto di Vesta, primo esemplare italico della forma circolare che sar subito dopo adottata in Roma per il tempio gi citato, anch'esso detto di Vesta, vicino al Tevere. Altri insigni edific repubblicani, il santuario a tre piani della Fortuna Primigenia a Palestrina; il tempio di Giove Anxur sul monte Nettuno a Terracina. Alla seconda met del secolo I a. C. risale il tempio di Minerva in Assisi. Con la grandiosa colonizzazione imperiale iniziata nell'et di Augusto si moltiplicano i templi romani in ogni terra dell'Impero. Nell'et Augustea, da ricordare il tempio di Roma e Augusta a Pola, d'ordine corinzio, il tempio pseudoperiptero di Nmes, detto la "Maison Carre", i templi dell'Egitto, il tempio di Roma e Augusto ad Atene, eretto davanti alla fronte orientale del Partenone. Nell'et di Traiano, il tempio di File in Egitto; nell'et di Adriano, il tempio dedicato a Traiano sulla rocca di Pergamo; dell'et degli Antonini: il tempio di Termesso in Pisidia con colonne corinzie e timpano interrotto da un arco, il tempio di Bacco, o piuttosto della Dea Siria, e il caratteristico tempio rotondo in Baalbek; i templi di Tebessa, di Thugga (a Saturno e alla dea Tanit) e di Gemila, tutte costruzioni dovute a Settimio Severo in Africa.
...
.
...
Basiliche.
.
Con quella antichissima di Pompei, e col gruppo delle basiliche romane gi citate, la basilica di Otricoli, d'et Antoniniana, primo esempio di tribuna separata per mezzo di colonnato dalla navata; e la basilica Severiana di Leptis Magna in Tripolitania, stupenda resurrezione archeologica di questi ultimi anni(81).
...
.
...
Archi.
.
Oltre agli esemplari di Roma, l'arco di Augusto a Rimini, il pi antico dei diciassette costruiti nel periodo augusteo in Italia, e di cui si discute oggi se sia piuttosto una porta (27 a. C.) l'arco di Augusto ad Aosta (23 a. C.); l'arco di Augusto a Susa (8 a. C.); quello dei Sergi a Pola, costruito alla fine del secolo I con decorazione plastica della pi fine arte augustea; l'arco dei Gav a Verona recentemente ricostruito; l'arco di Orange e quello di Carpentras in Francia; l'arco di Traiano ad Ancona (115 d. C.) dalle ricche colonne corinzie; quelli dello stesso imperatore a Benevento (114 d. C.) con stupendi rilievi che celebrano le sue gesta di guerra e di pace, e a Timgad in Algeria; l'arco di Adriano ad Atene, quelli di Marco Aurelio a Besanon e a Tripoli; l'arco di Settimio Severo a Leptis Magna, di Caracalla a Tebessa e a Gemila in Algeria; l'arco di Galerio a Salonicco (297-305 d. C.), ecc.
...
.
...
Porte.
.
A Fano la parte centrale ad arco della porta augustea sulla via Consolare Flaminia, detta impropriamente arco di Augusto (9-10 d. C.). La struttura conservata di una porta augustea si ammira in Torino nella porta Palatina formata da un corpo centrale chiuso, ai lati, da due torrioni poligonali. A Spello tre porte dnno esempio delle differenti caratteristiche che questa forma architettonica ha nell'et repubblicana e nell'Impero: la porta Consolare a tre fornici, la porta di Venere con torri dodecagone, la porta di S. Ventura dall'intelaiatura quadrata. Augustee sono anche la porta di Nmes a quattro fornici e la porta d'Autun. Composizione greco-romana  la porta d'Adriano in Atene; opere tarde sono: la porta Nigra a Treviri (secolo terzo d. C.) e la porta Appia a Roma inserta nelle Mura Aureliane, la porta dei Borsari a Verona chiusa nella cinta delle Mura di Gallieno.
...
.
...
Ponti.
.
Augustei sono il ponte di Narni che raggiunge l'altezza di 30 metri sul livello dell'acqua, il basso e possente ponte di Rimini, l'ardito ponte a doppio passaggio presso Aosta. Traianeo il famoso ponte sul Tago, presso Alcantara, lungo 108 metri. Inoltre a Tivoli il ponte degli Arci, ed altri ancora a Bolzano, in Algeria (il ponte di Batria), in Spagna, in Portogallo, in Asia Minore (ponte di Kutaria), in Siria (il ponte sul Kiakta del 200 d. C.).
...
.
...
Acquedotti.
.
L'acquedotto Claudio nella campagna romana, una delle meraviglie del mondo antico, il maggiore dei nove condotti romani, fu compiuto sotto Claudio (38 d. C.); il suo prospetto monumentale  la cosidetta porta Maggiore di Roma con archi ed edicole timpanate. Altri acquedotti romani: in Nmes, quello detto ponte sul Gard, e, in Spagna, altri a Tarragona e a Segovia (quest'ultimo perfettamente costruito, nell'et traianea, in pietra da taglio e di una grandiosit ineguagliabile con l'ardita, imponente serie delle sue arcate a pi ordini) (v. TAV. 5). In Asia Minore ricordiamo ancora gli acquedotti, di et traianea (98-117 d. C.), di Mileto e Sinope, nonch quelli di Efeso e Aspendos; in Africa, quello di Cesarea.
Terme.
Oltre alle terme romane e pompeiane, sono degne di nota le terme di Mileto, quelle di Cirene e quelle di Leptis Magna compiute da Settimio Severo.
...
.
...
Teatri - Anfiteatri - Circhi.
.
A complemento negli esemplari gi citati, ricordiamo: gli anfiteatri dell'et di Silla - prototipi di tale specie di costruzioni romane - a Pozzuoli e a Pompei; gli anfiteatri augustei di Nmes, Pola, Siracusa; quelli di Luni e di Verona; l'anfiteatro di Capua che  il maggiore dopo il Colosseo. Inoltre, il teatro greco di Cirene trasformato, in et romana, in anfiteatro, e l'anfiteatro di Sabratha in Tripolitania. Teatri a Pompei, Fiesole, Ostia, Benevento, Minturno; a Taormina, il menzionato teatro greco, riadattato romanamente; il teatro di Sagunto in Spagna; quelli di Atene, di Bosra e Aspendos in Asia Minore; di Thugga in Tunisia, di Timgad in Algeria, e il magnifico teatro di Sabratha, in Tripolitania, di recente restaurato, dal proscenio a linea sinuosa con rilievi figurati e dalla scena a colonnati sovrapposti.
...
.
...
Monumenti commemorativi.
.
Una grandiosa colonna onoraria da ricordare, oltre alle romane,  la Colonna di Giove a Magonza, adorna di rilievi degli scultori Samo e Severo (secolo I d. C.).
Importanti mausolei furono edificati nelle terre dell'Impero in onore dei dominatori. Poco rimane del Mausoleo di Augusto eretto a La Turbie presso Nizza. Architettonicamente notevoli il Mausoleo dei Giul a Saint Remy, il "Tropaeum Traiani" ad Adamclisi in Romania(82), il Mausoleo di Diocleziano, oggi Duomo della citt, a Spalato. Con il Tempio di Giove, il Mausoleo era parte centrale del grandioso palazzo di Diocleziano in Salona (la Spalato attuale), recinto di mura con torri, di un'imponenza di pianta e di una originalit e ricchezza di forme architettoniche, tali da coronare trionfalmente il corso dell'architettura imperiale romana.
...
.
...
PARTE 2. LE COLLEZIONI PUBBLICHE E I PRINCIPALI MONUMENTI DELL'ARTE ITALIANA.
...
.
....
A) ALL'ESTERO.
...
.
...
Le condizioni storiche e politiche dell'Italia innanzi l'Unit e l'esistenza dei diversi Stati italiani che corrispondevano ad altrettanti centri di vita culturale e artistica, hanno prodotto e mantenuto, se si pu dire cos, un decentramento del patrimonio artistico pubblico del nostro Paese, talch oggi le pi importanti citt italiane posseggono Musei e Gallerie di sommo pregio, e che non solo rivaleggiano con quelli della Capitale politica, ma in qualche caso li superano (come avviene per es. per gli Uffiz o per Brera). All'estero, invece - se se ne eccettui la Germania per il fatto della persistenza fino alla guerra 1914-'18 dei diversi Stati tedeschi - la massima parte del pubblico patrimonio artistico mobile si accentra nelle grandi capitali e in immense raccolte sulle quali si sono adunate e si adunano tutte le cure, le provvidenze, gli sforzi, tutta l'attenzione e tutto l'orgoglio delle rispettive Nazioni: prodigiose collezioni quali il Louvre, o il Museo Britannico, o il Prado, che sono, da sole, testimonianza di secolare potente unit politica e del fscino sempre esercitato dall'arte sugli spiriti.
Quel fscino si chiama soprattutto Italia, e l'arte italiana domina da sovrana in quasi tutte quelle raccolte; studiata dai conoscitori, ammirata dalle folle. Un rapidissimo pellegrinaggio attraverso i massimi edific mondiali che l'accolgono - rapidissimo, perch alcuni di essi sono vere citt dell'arte, e anche soltanto un cenno di tutti i pi insigni capolavori non sarebbe possibile - servir a dare un'idea, anche se pallida, di questi immensi templi della cultura e una nozione di qualcuna delle opere pi famose ed eccelse che li compongono.
...
.
...
GRAN BRETAGNA.
...
.
...
Le grandi collezioni pubbliche di Londra e delle immediate vicinanze, in cui  rappresentata l'arte italiana, sono il British Museum, la National Gallery, il Vittoria and Albert Museum, la Wallace Collection, alle quali sono da aggiungere altre tre importantissime raccolte, quella del Palazzo Reale di Hampton Court, quella del Castello Reale di Windsor, quella di Bridgewater House, le quali, pur essendo di propriet privata (le prime due della Corona inglese, la terza del Duca di Ellesmere), sono tuttavia o aperte al pubblico (come Hampton Court) o non difficilmente accessibili. E pertanto anche di esse, come tali, si dar qui un cenno.
Il British Museum.
.
Alloggiato in un immenso palazzo dalla solenne facciata in stile greco-romano,  questo il grande museo archeologico inglese, e di esso fu gi dato un cenno nella prima parte della presente Sezione(83). Ma non possono essere passate in silenzio le raccolte medioevali e del Rinascimento anche se queste sono relativamente modeste, di fronte ai tesori archeologici di insuperabile copia e pregio che il Museo Britannico racchiude. Questa parte comprende, al pianterreno, presso la Biblioteca, una ricca collezione di antiche legature; fra il pianterreno e il primo piano, in una immensa galleria intitolata al re Edoardo VII, numerosi esemplari di maioliche, porcellane, vetri, argenterie, piccoli bronzi, smalti e armature; al primo piano la pregevolissima raccolta di medaglie e placchette e una sala destinata a oggetti di arte protocristiana, carolingia, bizantina (dittici e pissidi di avorio, frammenti di marmi, oreficerie, vetri dorati e incisi, "tesori" di stoviglie e arredi d'argento del Quarto secolo d. C. trovati a Roma sull'Esquilino, ecc.).
.
In un'ala a parte  conservato il Gabinetto dei disegni e delle stampe di eccezionale ricchezza e pregio di esemplari, e di cui a volta a volta, con mostre rotative che durano alcune settimane, sono esposti al pubblico saggi scelti in un determinato gruppo. Da menzionare, tra i disegni, un quaderno preziosissimo di Jacopo Bellini, del 1430, pi giovanile di altro, corrispondente, dello stesso artista, conservato al Louvre: quaderni che, pi ancora dei suoi rari dipinti, valgono a ricostruire la figura del fondatore della scuola pittorica veneziana.
La National Gallery(84).
.
Occupa un grande palazzo ad un sol piano, appositamente costruito, or  un secolo, per Galleria di pittura, ampliatosi a mano a mano con nuove ali, in Trafalgar Square, la notissima piazza cui sovrasta nel centro la colonna onoraria di Nelson.  una stupenda collezione di antica pittura che non ha origini pi remote dei primordi del secolo 19esimo, e divenuta, in tempo relativamente cos breve - per virt di acquisti e in specie di legati e di donazioni di singole opere e di intere collezioni come la Salting, la Mond, la Layard (non mantenute in particolari entit, ma, eccetto la Mond, fuse via via col resto) - forse la pi importante, perch la pi completa, collezione, esistente nel mondo, di antica pittura dell'Europa occidentale; la pi importante soprattutto se si consideri che l'arte francese, rappresentata meno adeguatamente delle altre, trova un larghissimo compenso, nella stessa Londra, nella Wallace Collection, di cui si dir appresso.
.
Nella Galleria Nazionale di Londra in cui, per il rigidissimo criterio di scelta seguito, ogni Maestro  presente con opere del pi alto valore e significato, la parte maggiore  destinata alla pittura italiana dei secoli 14esimo - 18esimo, che occupa da sola la met dell'intiero Istituto, anche senza considerare i depositi sotterranei visitabili, su richiesta, dal pubblico, che contengono numerosi dipinti italiani anche di notevole pregio.
.
Fra i cimel di rinomanza mondiale nel campo dell'arte nostra, sono da menzionare almeno i seguenti: due pannelli (la "Guarigione del cieco" e la "Trasfigurazione") della "maest" di Duccio a Siena(85); la "Battaglia di S. Egidio" di Paolo Uccello, la "Madonna col Bimbo in trono" tavola centrale del polittico di Masaccio nel Carmine di Pisa(86), la grande pala, recentemente ricomposta, con la Trinit e Santi, del Pesellino, gi nella chiesa della Santissima Trinit di Pistoia, il "Presepio" o l'"Adorazione dei Magi" di Botticelli, la pala col "Martirio di S. Sebastiano" del Pollaiuolo, quattro opere di Antonello da Messina: il "Salvator Mundi" (primo quadro datato: 1465), la "Crocefissione" (datata 1477), un ritratto, e il "S. Gerolamo nello studio" di miracolosa finezza, la tavola centrale dell'ancona Roverella di Cosm Tura(87) e quella, anch'essa centrale, del polittico di Francesco del Cossa, di cui altre parti sono in Italia(88), il "Miracolo di S. Eustachio" e gli "Eremiti" del Pisanello, il "Presepio" e il "Battesimo di Cristo" di Piero della Francesca, la grande "Annunciazione" di Carlo Crivelli, un tempo a Brera, il ritratto del Doge Loredan di Giovanni Bellini, quello di Maometto Secondo, del fratello Gentile, la "Vergine delle rocce" di Leonardo (replica certamente lombarda, con la collaborazione di Ambrogio de Predis, dell'esemplare di Parigi), la "Madonna degli Ansidei", la "Madonna della torre", il "Sogno del Cavaliere" e la "Santa Caterina" di Raffaello, nonch la sua grande "Crocefissione" (una delle quattro opere dipinte nel 1500-04 per Citt di Castello)(89), il "Cristo deposto" di Michelangelo, la "Madonna della cesta", l'"Educazione di Cupido" e il "Congedo di Cristo dalla Madre" del Correggio, il "Bacco e Arianna" di Tiziano (uno dei tre baccanali dipinti per la Corte di Ferrara)(90), il "Noli me tangere" e la "Famiglia Veridramin" pure di Tiziano, la colossale "Resurrezione di Lazzaro" capolavoro di Sebastiano del Piombo dipinto a gara con la "Trasfigurazione" di Raffaello, il ritratto del "Sarto" del Moroni e altri stupendi del Moretto e del Lotto, la "Visione di S. Elena" del Veronese, il "S. Giorgio" del Tintoretto, la "Cena in Emmaus" del Caravaggio, ecc.
Fra le innumerevoli preziosissime opere di pittura straniera bisogna citare il celeberrimo duplice ritratto del lucchese Giovanni Arnolfini e di sua moglie, di J. van Eyk (1434), rappresentati nel loro salotto, la "Venere allo specchio" di Velasquez, il ritratto di Cristina di Danimarca, di Holbein.
...
.
...
La pittura, la scultura e la grafica moderne hanno sede nella Tate Gallery ("National Gallery of the British Art") che  una imponente collezione d'arte, formata principalmente di legati, e dedicata quasi esclusivamente all'arte britannica dell'Ottocento. L'ltalia non vi  quasi per nulla rappresentata.
...
.
...
Il Victoria and Albert Museum.
.
 menzionato ancora spesso col nome di South Kensingten Museum, dovuto al fatto di essere ospitato in edific che sorgono nel quartiere meridionale di Kensirgton: edific, fino ad alcuni decenn or sono, angusti e tali che le collezioni vi erano disposte in modo poco meno che caotico, laddove oggi sono degnamente e organicamente sistemate in amplissime ali che ne consentono un'ordinata visione.
Il Museo contiene un numero limitato di antiche pitture, ricche collezioni di scultura, e raccolte addirittura sterminate di oggetti d'arte applicata. Si pu dire che non c' ramo delle cosidette "arti minori" che non sia rappresentato qui con una documentazione esaurientissima e perfetta, con esemplari tra i pi pregevoli, caratteristici e significativi. Non solo, ma istituito con criteri profondamente didattici, il Museo ha risposto e risponde al fine propostosi, merc un'esposizione tanto ricca di copie, di calchi, di plastici, di modelli, cos di oggetti d'arte come di monumenti, che fa del Museo stesso una istituzione ineguagliabile per lo studio pratico delle forme artistiche, a sussidio degli insegnamenti libreschi, e tanto pi ricca di preziosi insegnamenti in quanto di molte categorie di prodotti (rilegature, incisioni, tessuti, ricami, ecc.)  mostrato finanche il processo tecnico nei suoi mezzi e nelle sue fasi. Basterebbe citare, per il suo interesse, fra le riproduzioni, la raccolta formata presso quella dei cimel originali, dei calchi di grandissimo numero di avor medievali, consolari sacri e profani.
.
A parte le collezioni d'arte applicata che vanno dai mobili alle maioliche, dai ferri battuti alle armi, agli argenti, ai gioielli, alle stoffe, dai saggi pi antichi agli esemplari pi suntuosi del Rinascimento, alle gemme incise ai piccoli bronzi, ai vetri, alle vetrate, ai paramenti, merletti, cuoi, lacche, ai bellissimi cassoni intagliati, o dipinti o decorati a pastiglia, ci si limita a ricordare, nella ricca raccolta delle sculture, prevalentemente toscane del Rinascimento, alcune opere di Donatello o a lui attribuite: due grandi rilievi in marmo, uno con la "Piet", l'altro con la "Consegna delle chiavi a S. Pietro" e un "Cupido", in bronzo, che reca un pesce; assegnato un tempo a Bertoldo, ora a Francesco di Giorgio  un bassorilievo in stucco con la "Discordia"; di Michelangelo, un piccolo modello in cera per l'"Ercole e Caco", un modellino per uno dei "Prigioni", un "Cupido accosciato" in marmo; di Leonardo, o almeno a lui attribuite con fondamento, due terrecotte: un piccolo gruppo con la Madonna e il Bimbo, e un puttino porta-scudo; inoltre: il bozzetto della statua di Giona, di Raffaello, in S. Maria del Popolo a Roma; due tondi in bronzo dell'Antico con "Ercole fanciullo che strozza i serpenti" e "Ercole che porta il cinghiale di Erimanto"(91).
.
Fra gli oggetti di arte, il foglio del dittico nuziale delle famiglie dei Simmachi o Nicomachi degli ultimissimi anni del secolo sesto (l'altro foglio al Museo di Cluny), la cassetta eburnea di Veroli con scene mitologiche (Vterzo-X sec.), una coperta carolingia di evangeliario, un secchiello del X secolo con scene della Passione, avor consolari, le colonne e i capitelli istoriati provenienti da un ambone ligneo salernitano dei secoli 12esimo-13esimo, ecc. Ma a tutte le opere di questa imponente collezione una sovrasta di gran lunga, e che la rende famosissima: la serie di sette(92) giganteschi cartoni di Raffaello (di propriet della Corona britannica) eseguiti dal Maestro tra il 1514 e il 1516 su commissione di Leone X per gli arazzi brussellesi destinati alla Cappella Sistina. Raffigurano episod degli Atti degli Apostoli (La Morte di Anania, La Consegna delle chiavi, La Pesca miracolosa, Paolo risana lo zoppo di Listri, La Punizione di Elima, La Predicazione di Paolo, Pietro risana lo sciancato) in scene tumultuose svolgentisi tra edific o in esedre e logge di sapore classico e contrastanti con la silenziosa suggestiva poesia dell'autentico capolavoro: la "Pesca Miracolosa".
...
.
...
La Wallace Collection.
.
Fino ad alcuni decenn or sono era una collezione privata, e solo nel 1900 ebbe destinazione pubblica col legato di essa alla Nazione da parte di Lady Wallace, insieme col palazzotto che la ospita - Hertford House - col quale nome, anche, questo Museo  abitualmente chiamato.
A parte le grandi collezioni private fidecommissarie romane,  la raccolta di pitture, sculture e oggetti d'arte, di propriet privata, pi scelta e insigne che sia mai esistita, per quanto riguarda il Rinascimento e soprattutto l'arte francese e inglese del Settecento e della prima met dell'Ottocento.
.
Circondate da fastosi ritratti dei grandi Maestri inglesi del secolo 18esimo, da paesaggi, scene allegoriche, pitture di genere che sono fra le gemme dei maggiori artisti, oltre che francesi, fiamminghi e olandesi, sono in vista, fra rarissimi mobili francesi dei tre Luigi, magnifiche collezioni di maioliche e di armi, vetrine colme di smalti, bronzi, miniature, porcellane, oreficerie, ninnoli di ogni genere, preziosit eleganti, di un gusto raffinatissimo e di un lusso che stordisce, esposti in sale da cui esula ogni monotonia, e in cui par di sentirsi pi che nei locali di un museo, nei saloni d'un nababbo.
L'arte italiana non vi  rappresentata con grande copia di opere; tuttavia in specie fra le maioliche vi sono pezzi di prim'ordine, quali quelli eugubini e urbinati del principio del Cinquecento.
.
Fra le pitture, opere di Foppa ("Fanciullo leggente Cicerone", frammento del ciclo del Banco mediceo di Milano) e di Luini (un putto e un frammento della serie della Villa Pelucca a Brera), di Crivelli e di Bartolomeo Veneto, di Bronzino (un bel ritratto di Eleonora di Toledo) e di Andrea Del Sarto valgono a dare un posto nelle collezioni alla pittura italiana, e soprattutto vi figurano un capolavoro di Tiziano: il "Perseo e Andromeda" della serie mitologica dipinta per Filippo secondo (della quale altre tele vedremo nella stessa Londra e in America)(93),e quattro grandi marine veneziane di Guardi, che sono fra le opere di pi alta qualit lasciateci dal Maestro.
...
.
...
La Galleria di Hampton Court.
.
Il Palazzo Reale, circondato da un magnifico parco sulle rive del Tamigi, comprende una ragguardevole collezione di pitture, in gran parte italiane, dei secoli 15esimo-16esimo, di recente riordinate dopo essere state esposte per lungo tempo con una sistemazione assai meno curata di quanto siano normalmente le raccolte inglesi.
.
Fra le pitture principali sono da ricordare: due opere del Correggio (la "Sacra Famiglia" e la "S. Caterina leggente"); il "Battesimo di Cristo", con reminiscenze ancora di orafo, di Francesco Francia (che vi si firma "aurifex"), la "Nativit" del Savoldo, tele di Tintoretto, Sebastiano Ricci, Canaletto; altre di Jacopo Bassano che sono fra le pi notevoli dell'artista; e soprattutto il gruppo dei ritratti di Lorenzo Costa, del Pontormo, del Parmigianino, di Tiziano, di Dosso, di Bernardino Licinio (il pi bello dei suoi gruppi familiari), di Tintoretto, ai quali sovrasta, per il suo pregio, quello dello scultore Andrea Odoni, di Lorenzo Lotto, del 1527, del periodo cio della sua attivit bergamasca e che mostra, come alcune delle opere contemporanee, misteriose affinit col Correggio.
.
Ma la fama mondiale di questa raccolta  dovuta non tanto alle citate pitture quanto alle nove grandi tele del Mantegna conservate nell'"Orangerie" del giardino e nelle quali l'artista figur il "Trionfo di Cesare", dipinte per il teatro di corte di Mantova tra il 1484 e il 1492, e pervenute in possesso della Corona inglese fino dal principio del secolo 17esimo. Le tele, dipinte con una fluida tempera, rappresentano un immenso corteggio di armati, elefanti, prigionieri, musici, popolo, con insegne, trofei, macchine da guerra, vittime, bottino, che precedono il dittatore:  il trionfo della romanit espresso nella forma stilisticamente pi nobile e iconograficamente pi clamorosa. Purtroppo gi da lungo tempo esse erano in precarie condizioni per restauri subti, ma una recente manipolazione le ha ora oscurate e annerite; e ancor pi torbide le rende l'infelice loro esposizione sul biancore candido della parete.
Le collezioni del Castello Reale di Windsor.
.
La Biblioteca del Castello Reale di Windsor, il quale sorge a pochi chilometri da Londra,  famosa per la raccolta di antichi disegni italiani e particolarmente per quella dei disegni di Leonardo da Vinci, che forma un nucleo di importanza fondamentale per lo studio del Maestro. Sembra accertato che il gruppo maggiore dei disegni lasciati da Leonardo componesse un grosso codice, un po' simile all'"Atlantico" dell'Ambrosiana(94), pervenuto nelle mani dello scultore Pompeo Leoni e, dopo la morte di questo artista (1610), passato al principe Carlo di Galles, poi re Carlo I d'Inghilterra. Sono appunti e disegni di anatomia dell'uomo e del cavallo, note sulle proporzioni del corpo umano, carte geografiche e topografiche; e sono soprattutto copiosissimi disegni di figure, piante, animali di ogni genere, e stud per le opere del Maestro (pregevolissimi quelli per il "Cenacolo" delle Grazie)(95).
.
Ma il nome di Windsor che si illumina di quello immenso di Leonardo, d risonanza alla fama di un geniale vedutista del Settecento: Antonio Canaletto, di cui molte decine di vedute veneziane, inglesi e di fantasia, e fra le pi belle, sono conservate negli appartamenti di rappresentanza del Castello fra alcuni quadri di antichi pittori italiani: vedute entrate in possesso della Corte inglese durante i lunghi soggiorni dell'artista in Inghilterra e attraverso il Console britannico a Venezia, grande ammiratore di lui.
...
.
...
La Galleria di Bridgewater House.
.
Il grande nome di questa raccolta, che pur contiene pi opere italiane di pregio (una "Madonna e Santi" di Lorenzo Lotto, una "Deposizione" e ritratti del Tintoretto, ecc.),  dovuto a due astri della nostra pittura: Tiziano e Raffaello. Di Tiziano, oltre ad una "Sacra Famiglia",  un gruppo di quattro quadri tra i pi famosi: le "Tre et dell'Uomo" del suo periodo giovanile giorgionesco (una ottima copia, di mano del Sassoferrato, pu essere veduta nella Galleria Borghese di Roma); la "Venere" che esce rorida dalle acque del mare, della sua maturit; due scene mitologiche ("Diana e Atteone" e "Diana e Calisto") della sua tarda et che fanno gruppo con il "Perseo e Andromeda" della Wallace, sopra citato, e con altre(96); e sono quattro opere che valgono a descrivere la luminosa traiettoria dello stile del Maestro e il fiorire del suo temperamento artistico nelle forme pi varie.
.
Di Raffaello sono due opere, entrambe provenienti dalla storica Galleria di Casa d'Orleans, e appartenenti al suo maturo periodo fiorentino: la prima, il tondo con la "Sacra Famiglia sotto la palma", di tipo schiettamente suo; la seconda, la "Madonna col Bambino" (detta la "Madonna Bridgewater"), dipinta circa il 1507-08, con segni gi di un influsso michelangiolesco. Accanto a queste due tele (erano in origine due tavole, di cui il colore fu "trasportato"),  una terza opera legata al nome di Raffaello: la "Madonna del passeggio", con i due Putti e S. Giuseppe che passa nel fondo di paese, concepita dal Maestro nel suo periodo romano ed eseguita - come si ritiene generalmente - da F. Penni.
...
.
...
E poich abbiamo compiuto una corsa attraverso le collezioni londinesi, fermiamoci ancora un istante ad ammirare due opere di altissimo pregio conservate nella cosidetta Diploma Gallery in Burlington House (cio nella R. Accademia di Belle Arti): un tondo di Michelangelo e un cartone di Leonardo. Il rilievo in marmo del Buonarroti con la Madonna e il Bimbo che le sfugge dal grembo, spaventato da un uccello prtogli da S. Giovannino,  il primo di due tondi, ricordati dal Vasari come "abbozzati e non finiti" dal Maestro e scolpiti, l'uno (questo di Londra) per Taddeo Taddei, l'altro (quello del Bargello a Firenze) per Bartolomeo Pitti. Entrambi risalgono al 1504-05, secondo periodo fiorentino della giovent dell'artista. Il cartone di Leonardo (TAV. 49) rappresenta la Madonna seduta sulle ginocchia di S. Anna e il Putto che benedice S. Giovannino: stesso soggetto della tavola del Maestro al Louvre, con la differenza che nel quadro il S. Giovannino  assente e il Putto giuoca con un agnello. Il cartone  di tempo alquanto anteriore al capolavoro di Parigi (1501), e serv, invece, al Luini per il suo quadro all'Ambrosiana di Milano.
...
.
...
Delle collezioni britanniche di provincia le pi notevoli sono quelle di Oxford (l'Ashmolean Museum e il Christ Church College), il Fitzwilliam Museum di Cambridge, la Walker Art Gallery di Liverpool che contengono gruppi di pitture e disegni italiani e anche bronzi e oggetti d'arte applicata del nostro Paese. Alcune notevoli pitture italiane conservano le due pi importanti Gallerie Scozzesi (la Galleria Nazionale di Edimburgo e le Corporation Galleries di Glasgow). Menzioniamo qualche opera assai nota o che presenta un particolare interesse: all'Ashmolean Museum una raccolta di magnifici disegni dei nostri maggiori Maestri (Raffaello, Michelangelo, Leonardo, Correggio, ecc.), una scena di caccia di Paolo Uccello. Nel Christ Church College una "Madonna col Bambino e angeli", quadro assai discusso in cui si  veduta la mano di Piero della Francesca, di Fra Carnevale, recentemente di Signorelli.
.
A Cambridge una "Annunciazione" di Simone Martini e due tavolette di Domenico Veneziano (l'"Annunciazione" e un "Miracolo di S. Zenobi") della predella della pala famosa gi in S. Lucia dei Magnoli, agli Uffiz, della quale altre tavolette sono disperse in differenti raccolte (Museo di Berlino, America, ecc.). A Liverpool: un rarissimo quadretto firmato e datato 1342 di Simone Martini con S. Giuseppe che riconduce alla Vergine il Cristo dopo la disputa con i dottori; una "Piet" di Ercole de' Roberti - attualmente depositata nella Galleria Nazionale di Londra - parte di una predella per una pala d'altare di S. Giovanni in Monte (altre parti a Dresda); la "Predica di S. Bernardino" del Vecchietta. A Edimburgo: un capolavoro del Tiepolo col "Ritrovamento di Mos" proveniente da casa Barbarigo a Venezia, e una delle migliori tele di Jacopo Bassano con l'"Adorazione dei Magi". A Glasgow, la piccola "Annunciazione" di Botticelli, una "Nativit" giovanile del Francia, parte della predella dell'ancona Felicini nella Pinacoteca di Bologna, inoltre uno dei dipinti italiani pi discussi dalla critica: la grande tela con l'"Adultera dinanzi a Cristo" ritenuto dai pi opera di Giorgione e che studiosi autorevoli hanno a volta a volta attribuito a Cariani, a Romanino, al periodo giovanile di Tiziano.
...
.
...
Sempre nelle Isole Britanniche menzioniamo, nello Stato Libero d'Irlanda, a Dublino: un monocromato del Mantegna con "Giuditta dinanzi alla tenda di Oloferne ucciso"; un singolare ritratto di giovane musicista (fabbricatore di istrumenti musicali) attribuito tradizionalmente a Scuola ferrarese (Cosm Tura?) e ora a Scuola fiorentina, un ritratto di Moroni (il "Vedovo con due figli"). bellissimi Pannini, ecc.
...
.
...
FRANCIA.
...
.
...
Parigi accoglie le pi grandi collezioni pubbliche della Francia; e, di quelle che contengono arte italiana, l'istituto principe  il Louvre; seguono il Museo di Cluny, la collezione Jacquemart-Andr, il Museo del Petit Palais, il Museo delle arti decorative e, alle porte della citt, a Chantilly, il Museo Cond. Inoltre la Biblioteca Nazionale che, a parte cimel della miniatura, contiene il Gabinetto delle incisioni, ricco di milioni di esemplari, il Gabinetto delle medaglie, dei cammei, avor, vetri, dall'antichit ai nostri giorni, piccoli bronzi, due codici contenenti manoscritti e disegni di Leonardo e una pregevolissima collezione di rilegature antiche e moderne; infine la Biblioteca dell'Istituto, ricca di dodici manoscritti con disegni di Leonardo, da cui furono avulsi fogli che formarono i due codici sopra citati della Biblioteca Nazionale.
...
.
...
Il Louvre.
.
Il Museo del Louvre situato in quel palazzo del Louvre che - iniziato da Francesco I - fu la sede parigina dei Re di Francia, comprendo in una unica immensa collezione, divisa in sezioni, raccolte d'arte di ogni luogo e di ogni et, dalla pi remota antichit alla fine dell'Ottocento: sculture egizie, greche, romane, medioevali e del Rinascimento, capolavori pittorici di ogni tempo e paese, disegni e stampe, maioliche e avor, oreficerie e smalti, stoffe, gemme, esemplari storici - e tra i pi celebrati - della mobilia e dell'arazzeria francese del settecento (delle fabbriche dei Gobelins, di Beauvais, di Aubusson, ecc.). Nel suo insieme, il Museo, anche per lo splendore dell'antica sede trionfante, nel cuore di Parigi, fra la rue de Rivoli, la Senna e i giardini delle Tuileries,  da considerare fra i pi insigni del mondo. La "Galerie d'Apollon", dove sono conservati oreficerie e smalti, la "Salle des sept mtres", dedicata ai dipinti italiani del primo Rinascimento, il "Salon carr" dove erano un tempo le pi fulgide pitture del Museo. Sono nomi familiari a tutti coloro che si occupano di arte antica. Importanti collezioni donate allo Stato vi sono conservate come entit a s; tra questo la raccolta Arconati Visconti e quella Nathaniel de Rothschild, ricche di opere italiane di pittura, scultura e oggetti d'arte.
.
Fra le sculture italiane sono vanto del Museo i due "Prigioni" di Michelangelo, eseguiti per il progettato mausoleo di Giulio II(97), il busto di donna di Francesco Laurana, il busto di Filippo Strozzi di Benedetto da Maiano, la ornatissima porta del palazzo Stanga di Cremona ritenuta di Pietro da Rho, seguace dell'Amadeo, il lunettone in bronzo con la cosidetta "Ninfa di Fontainebleau" del Cellini. Fra le pitture, in primo luogo il gruppo pi cospicuo esistente nel mondo di opere di Leonardo da Vinci col ritratto di Monna Lisa del Giocondo, detto "La Gioconda", con la "Madonna, il Bimbo e S. Anna", con la "Vergine delle Rocce" del 1483(98), col ritratto femminile detto la "Belle Ferronire", col "S. Giovanni fanciullo"; poi il gruppo delle opere di Raffaello: la "Belle Jardinire" (1507), l'"Arcangelo Michele", il "S. Giorgio", il ritratto di Baldassare Castiglione (1515), tutte di sua mano, nonch le altre compiute in collaborazione con scolari (la "Vergine del Diadema", la "Sacra Famiglia" di Francesco Primo, ecc.).
.
Sono poi da ricordare: la grande "Madonna" di Cimabue, la "Madonna della Vittoria" (a celebrazione della battaglia di Fornovo) del Mantegna, il "Condottiero" di Antonello da Messina, il lunettone con la "Piet" dell'ancona Roverella di Cosm Tura(99), le cinque scene allegoriche del Mantegna, del Perugino e del Costa, gi nel Gabinetto d'Isabella d'Este nel palazzo Ducale di Mantova(100), l'"Apollo e Marsia" del Perugino, la "Predicazione di S. Stefano", del Carpaccio, della serie delle storie di S. Stefano(101), il "Giove e Antiope" del Correggio, il "Concerto" di Giorgione (?): fra i numerosi Tiziano: la "Vergine del coniglio", l'Allegoria in onore di Alfonso d'Avalos, il ritratto di Francesco I e quello dell'"Uomo dal guanto", la "Deposizione" e l'"Incoronazione di spine" ch'era alle Grazie di Milano; la colossale tela delle "Nozze di Cana", del Veronese, con ritratti di sovrani e artisti del tempo; la "Morte della Madonna" del Caravaggio e, dello stesso, il ritratto di Alof de Wignancourt; la stupenda serie dei Guardi con le feste in onore dei Conti del Nord.
Fra le pitture straniere non pu non essere menzionata la seria delle ventuno colossali tele di Rubens con i fasti della vita di Maria de Medici che occupano una grande sala appositamente costruita nel 1889.
...
.
...

La grande Galleria d'arte moderna della Francia  quella del Museo del Lussemburgo che rappresenta la continuazione, nel tempo, del Louvre. Vi ha posto quasi esclusivamente la pittura francese dalla met del secolo 19esimo ai primi decenn del XX, sebbene parecchi dei pi insigni Maestri dell'Ottocento figurino gi al Louvre nelle raccolte di particolari donazioni. L'arte moderna italiana insieme con quella delle altre nazioni ha posto nel Museo del Jeu de Paume alle Tuileries.
...
.
...
Il Museo di Cluny.
.
Sistemato nell'antica residenza, della fine del secolo 15esimo, degli Abati di Cluny, comprende una raccolta ricchissima e assai scelta soprattutto di oggetti d'arte applicata di ogni regione dell'Europa occidentale, dall'alto Medioevo al Rinascimento e al Settecento: stupende e preziose oreficerie (tra le quali le famose corone d'oro votive, visigotiche, del VII sec.), smalti, avor, arazzi, ceramiche, mobili, rilegature, vetrate, sculture, legni, ecc.
.
Numerose, ma non in maggioranza, le cose italiane, in particolare fra le maioliche e gli oggetti d'arte, sebbene non manchino anche alcune pitture del Tre e del Quattrocento. Ma la collezione  di grande importanza soprattutto per la documentazione dell'arte dei secoli dell'alto e del basso Medioevo, e quindi per lo svolgimento dell'arte italiana e dei contatti di questa con quella d'oltralpe e d'oltremare.
Il Museo Jaequemart-Andr.
.
Appartiene all'Istituto di Francia e fu legato a questo nel 1912 da Madame Jaequemart-Andr che l'aveva formato insieme con suo marito, e poi da sola, durante un trentennio. Era dunque una raccolta privata che ha mantenuto questo aspetto nel palazzo in cui fu costituita, e che se non pu eguagliare in suntuosit la Wallace Collection di Londra, forma, con questa e con la collezione Poldi Pezzoli di Milano, il gruppo delle grandi raccolte private europee divenute completamente di propriet pubblica per mecenatismo di coloro che le fondarono.
.
Son qui collezioni di pitture, sculture e oggetti artistici di ogni genere, nelle quali il nucleo principale  formato dall'arte francese; ma numerose e importanti sono le pitture italiane, accompagnate da un cospicuo gruppo di sculture del Rinascimento, fra cui la grande placchetta in bronzo di Donatello col "Martirio di S. Sebastiano", un bassorilievo con storie di S. Emiliano, parte dell'arca di S. Terenzio di Pietro Lombardo, nel duomo di Faenza, le "Quattro virt" del sepolcro di Francesca Tornabuoni del Verrocchio, destinato a S. Maria sopra Minerva a Roma e che non fu mai messo in opera(102), un busto femminile di Francesco Laurana, e opere di Andrea Riccio, Vincenzo Danti, Antonio Pollaiuolo, Benedetto da Rovezzano, ecc.
.
Fra le pitture: la "Vergine con due Santi" attribuita al Mantegna, una rara Madonna detta la "Madonna della piazza" di Domenico Morone, un tondo con la Sacra Famiglia del Signorelli, la "Vergine col Bimbo tra Santi" di Bramantino, il piccolo "S. Giorgio che uccide il drago" di Paolo Uccello, l'"Ambasciata di Ippolita a Teseo" del Carpaccio, una vetrata di Francesco del Cossa, una singolare pala con la Madonna tra Santi, firmata da un Bernardino da Milano, 1507, che da alcuni critici si  voluto identificare con Bernardino Luini giovane, da altri con un ignoto pittore veneteggiante influenzato dal Luini. Del Settecento: una bella veduta di un campiello veneziano del Guardi e il grandioso affresco del Tiepolo col "Ricevimento di Enrico terzo alla villa Contarini della Mira".
...
.
...
Il Museo del Petit Palais.
.
Ha sede nel pi piccolo dei due palazzi costruiti sull'Avenue Nicolas secondo di Russia, in occasione dell'Esposizione Universale del 1900. Mentre il Grand Palais  destinato alle grandi mostre d'arte contemporanea, il Petit Palais conserva principalmente le collezioni d'arte della citt di Parigi, cio pitture, sculture e stampe, soprattutto francesi, dell'Ottocento e una collezione di medaglie e placchette, pure francesi, dei secoli 16esimo-19esimo. Non se ne sarebbe fatto cenno qui se un'ala del Museo non contenesse la nota collezione Dutuit, formata, in parte a Roma, negli ultimi anni del secolo scorso e comprendente una raccolta di antichit, pitture francesi e olandesi, sculture e oggetti d'arte, tra i quali non mancano maioliche, vetri e oreficerie italiane. Un gustoso abbozzo del Tiepolo con "Alessandro e Bucefalo".
Il Museo delle arti decorative.
.
 una collezione disposta in oltre cento sale del padiglione di Marsan dell'ala ricostruita dell'antico palazzo delle Tuileries e in prosecuzione di quello del Louvre. Comprende alcune pitture e sculture, e in specie oggetti d'arte applicata, principalmente francesi, ma anche di altri Paesi d'Europa e dell'Oriente. Alcune sale sono dedicate all'Italia, ma contengono cose di non rilevantissima importanza.
...
.
...
Il Museo Cond.
.
Gi dei Principi di Cond e conservato nel Castello di Chantilly,  anch'esso oggi - come quello Jaequemart-Andr - propriet dell'istituto di Francia per donazione fattagli dal Duca d'Aumale, erede dei Cond. Contiene in primo luogo pitture francesi, italiane, e fra queste ultime alcune opere assai ragguardevoli: un capolavoro del primissimo periodo di Raffaello (le "Tre Grazie") e la "Madonna Orleans" del seguente periodo fiorentino, la "Dormitio Virginis", ritenuta di Giotto e da alcuni attribuita a Maso di Banco; il ritratto di Simonetta Vespucci di Piero di Cosimo; lo "Sposalizio di S. Francesco con la Povert", frammento del quadro del Sassetta per Borgo Sansepolcro; un fronte di cassone con la storia di Ester e Assuero di Filippino Lippi, una "Annunciazione" del Francia, ecc.
...
.
...
Il Palazzo di Fontainebleau.
.
 dopo Versailles (in cui peraltro l'arte italiana non ha lasciato se non pochissime tracce dirette) la pi solenne e fastosa dimora dei Re di Francia.
Fatto costruire nel Cinquecento da Francesco I, continu ad essere decorato ed arricchito sotto i suoi successori: Enrico Secondo, Enrico Quarto, Luigi 13esimo; ed anche il Settecento vi ha lasciato saggi numerosi delle sue raffinatezza, come anche la sua impronta l'Impero.
A parte la collaborazione data all'edificio dal Serlio e dal Vignola, parecchi pittori italiani del maturo Cinquecento attesero, con a fianco alcuni artisti francesi, alla decorazioni costituendo con essi quel gruppo di "manieristi" che per il particolare carattere dell'opera loro, restata modello, fu detto la "Scuola di Fontainebleau". Sono stucchi fantasiosi e riquadri con pitture mitologiche ed allegoriche, del Rosso fiorentino, che decorano la cosidetta "Galleria di Francesco I"; sono grandi composizioni mitologiche e una serie di pi piccole, pure di soggetto pagano, del Primaticcio e di Niccol dell'Abate ad adornare la Sala delle Feste detta anche di Enrico II. Altre pitture del Primaticcio e di Niccol sulla Scalinata del Re (gi Camera di Madame d'tampes) con episod della vita di Alessandro il Grande; come altre ancora ne erano qua e l nelle sale del palazzo e in parte sono andate distrutte.
...
.
...
Parecchie citt francesi di provincia posseggono Musei con nuclei, pi o meno ricchi, di opere d'arte italiana. Fra questi, quelli di maggiore importanza sono: il Museo di Aix in Provenza, il Museo Calvet di Avignone con un bellissimo putto di Desiderio da Settignano, quello Bonnart di Bajona, e di Besanon (col ritratto di Nicola Perrenot, Cardinale Granvella, del 1548, di Tiziano), quello di Caen (con la "Sacra Conversazione" dinanzi ad un ampio e fantasioso paesaggio, opera firmata del Carpaccio, con il "S. Giacomo" del Tura e con lo "Sposalizio della Madonna", gi attribuito al Perugino e ritenuto prototipo di quello di Raffaello a Brera, ma da tempo restituito dalla critica allo Spagna), quelli di Amiens, di Digione, di Nantes, di Strasburgo (con una notevole raccolta, di recente formazione, di trecentisti e quattrocentisti toscani e veneziani), di Lione, di Marsiglia (con una pala del Perugino: la "Famiglia della Vergine"), di Tours (con due capolavori del Mantegna: due tavole - "Cristo nell'Orto" e la "Resurrezione" - della predella della pala di S. Zeno di Verona; la terza tavola con la "Crocefissione" al Louvre), il Museo di Lilla (che contiene, oltre un bassorilievo di Donatello col "Convito di Erode", una notevole raccolta di oltre mille disegni italiani legati dal pittore G. B. Wicar, fra cui molti importantissimi di Raffaello).
Per alcune delle Gallerie francesi di provincia si possono consultare gli articoli di Umberto Gnoli nella "Rassegna d'Arte" del 1908.
...
.
...
GERMANIA.
...
.
...
A parte i musei archeologici, la Germania ha in quelle che furono le tre capitali: della Prussia, della Baviera e della Sassonia, cio Berlino, Monaco e Dresda, tre grandi Gallerie che sono le maggiori della nazione e nelle quali l'arte italiana  rappresentata - a fianco di cospicui gruppi di dipinti stranieri - con numerosissime opere degne in alcuni casi del nome di capolavori.
...
.
...
Il Kaiser-Friedrich-Museum di Berlino.
.
 il museo berlinese di arte dal Medioevo al Settecento ed  tipico di quella categoria di collezioni (specialmente di quelle ex private) in cui dipinti, sculture, oggetti d'arte sono esposti non gi, come al Louvre o a Vienna, in sezioni separate dello stesso fabbricato, bens in comunioni dalle quali escono "ambienti" caratteristici: il salotto, la cappella, ecc. Tale commistione se giova a collocare l'opera d'arte in un mezzo simile a quello nel quale un giorno si trov, e a creare nel visitatore l'"atmosfera" del tempo,  meno giovevole alla pura contemplazione dell'opera artistica da parte del conoscitore, il quale pu essere infastidito dalla promiscuit, non originale ma voluta, di cose estranee, e deve compiere uno sforzo per isolare l'opera stessa e assurgere alla comprensione del suo intimo e superiore valore di stile.
.
Il Museo Federico  alloggiato in un vastissimo palazzo di maniera barocca costruito, al principio del secolo presente, alla punta dell'isola dei musei sulla Sprea, ed  dovuto, per quanto riguarda la nuova sistemazione e gli imponenti accrescimenti del periodo corso tra l'Unit tedesca e la prima guerra. mondiale, al lavoro infaticabile di un valentissimo studioso dell'arte italiana: Guglielmo Bode, che lo arricch di una superba collezione di sculture in marmo e in bronzo.
Il suo carattere misto si rivela dall'ingresso con la grande "Basilica", salone costruito ad imitazione di un tempio fiorentino del Rinascimento e adorno di pale dipinte, di terrecotte Robbiane, di opere in legno intagliato, tratte da chiese italiane. In gran numero di sale tutt'intorno alla "Basilica", e al piano di sopra, sono le collezioni che abbracciano cose d'arte di tutta l'Europa occidentale, e dell'Oriente.
.
Fra le opere principali di scultura sono: i frammenti del pergamo di Giovanni Pisano (il leggio con la "Piet" e le "Sibille") del duomo di Pisa, due bassorilievi in marmo, di Donatello, uno con la "Flagellazione", l'altro con la Madonna e il Putto (la "Madonna di casa Pazzi") e pi opere della sua bottega, il busto di Beatrice d'Aragona di Francesco Laurana, due delicatissimi busti muliebri di Desiderio da Settignano (uno, quello di Marietta Strozzi, ricordato dal Vasari), Madonne di Luca della Robbia, l'altare di Vazzamista (Pisa) di Andrea della Robbia, la classica "Sacra Conversazione" del Sansovino.
.
Nella collezione delle pitture - e ricchissimo  in essa il gruppo dei Primitivi - si possono menzionare: la "Dormitio Virginis" predella di Giotto, una tavoletta con la "Nativit" e due Profeti, frammenti della famosa maest di Duccio a Siena; molte parti del polittico di Masaccio per il Carmine di Pisa(103). l'"Assunzione della Vergine" (1449) di Andrea del Castagno; il "Ritratto del Cardinal Mezzarota" (1459) del Mantegna; la "Madonna con due Santi e un donatore", gi in S. Nicol di Fabriano, di Gentile da Fabriano; la "Venere" di Botticelli e la sua "Madonna in trono tra due Santi" (1485), gi in S. Spirito di Firenze; il profilo di giovane donna tradizionalmente dato a Domenico Veneziano ed ora accostato all'arte dei fratelli Pollaiuolo; il plastico "David vittorioso" di Antonio Pollaiuolo; la colossale ancona gi in San Lazzaro di Ferrara, di Cosm Tura, recentemente attribuita ad Ercole de' Roberti; due ritratti di giovane, entrambi firmati, di Antonello da Messina, e di cui uno datato 1474; il ritratto di cavaliere di Giorgione, il "Seppellimento di Cristo" del Carpaccio, e una tavola con la "Consacrazione dei Sette Diaconi" (1511), della serie delle Storie di S. Stefano(104); "Pan e gli Dei" del Signorelli, la "Leda" del Correggio, il "Comiato di Cristo dalla Madre" (1521) di Lorenzo Lotto, il ciclo di affreschi col Mito d'Europa del Luini, gi in casa Rabia a Milano, l'"Annunciazione" del Tintoretto, pi dipinti del Caravaggio tra cui l'"Amore Vittorioso", e il "S. Matteo con l'angelo" (prima versione della pala di S. Luigi de' Francesi a Roma); il monumentale ritratto di Pompeo Borro, ritenuto ora capolavoro di Andrea Sacchi e un tempo attribuito al Velasquez; numerose opere dell'Angelico, del Crivelli, di Giambellino (la "Resurrezione", gi in casa Roncalli a Bergamo), di Tiziano (il ritratto della piccola Strozzi), di Tiepolo (un'opera superba, il "Martirio di S. Agata", gi pala nella Basilica del Santo a Padova). Coronano il Cinquecento italiano, cinque Madonne giovanili di Raffaello tra cui le Madonne Diotallevi, Terranova e Colonna.
.
Annesso al Museo Federico  un copiosissimo gabinetto di medaglie dall'antichit ai giorni nostri, come nel nuovo Museo Germanico  conservato quello di disegni e stampe, che  uno tra i pi copiosi d'Europa.
...
.
...

All'arte moderna, principalmente tedesca, sono dedicate a Berlino due collezioni, quella della Galleria Nazionale (con dipinti dal 1780 al 1880) e, quella (di arte contemporanea) ora conservata nell'ex palazzo del Kronprinz: poco posto  fatto, nell'una e nell'altra, all'arte italiana. A Monaco l'arte contemporanea  ospitata nella Neue Staatsgalerie.
...
.
...
L'Alte Pinacothek di Monaco(105).
.
Monaco di Baviera ha un museo e due pinacoteche: il Museo Nazionale bavarese che comprende oggetti d'arte applicata, dall'antichit ai nostri giorni; la Pinacoteca antica dedicata alla pittura del Rinascimento; la Pinacoteca moderna che conserva, invece, opere tedesche rappresentative dell'Ottocento. La prima conta dipinti delle scuole tedesche - in primo luogo una serie cospicua di opere di Drer - fiamminghe, olandesi, spagnole e francesi, e in specie italiane, fra le quali sono da segnalare: quattro dipinti di Raffaello (la giovanile "Madonna di casa Tempi" del 1505,1a "Sacra Famiglia di casa Canigiani", firmata ed eseguita intorno al 1507, la "Madonna della tenda" e il ritratto di Bindo Altoviti, entrambi del periodo romano); la notissima "Vergine del garofano" in cui la maggior parte dei critici riconosce un'opera giovanile di Leonardo, la "Madonna con i Ss. Idelfonso e Girolamo" del Correggio, la "Deposizione" di Botticelli, una rarissima "Madonna Annunciata" di Antonello da Messina, l'"Annunciazione" e la "Madonna col Bimbo" su fondo di paese di Fra Filippo Lippi, la "Madonna col Bambino e angeli" di Masolino da Panicale, lo "Sposalizio di S. Caterina" del Lotto. Di Tiziano: la "Vanit", il ritratto di Carlo V seduto, firmato e datato 1548, l'"Incoronazione di spine" posteriore a quella del Louvre, la "Madonna col Bambino" a figura intiera su paesaggio; inoltre le otto tele del Tintoretto, con le gesta dei Gonzaga gi nel Palazzo Ducale di Mantova, l'"Adorazione dei Magi" e due storie di Rinaldo e Armida del Tiepolo, il "Concerto di gala nella Filarmonica di Venezia del 1782" del Guardi, ecc.
...
.
...
La Galleria di Dresda.
.
Occupa un'ala pi recente di un complesso assai pittoresco di edific chiamati lo Zwinger che sorgono in vista dell'Elba, e che constano di padiglioni collegati da una lunga galleria, costruiti al principio del Settecento con una architettura capricciosa di effetto festoso e destinati a far parte di un immenso Castello reale restato interrotto.
.
La Galleria, composta specialmente di opere dei secoli 15esimo-16esimo e in gran parte italiane,  da considerare fra le pi importanti del mondo per i capolavori di altissimo nome che ne formano il vanto. Basti considerare che essa contiene, di Raffaello, la cosidetta "Madonna Sistina", di cui la fama, se non il merito, sovrasta quella degli altri quadri del Maestro, eseguita fra il 1515 e il 1519 per la chiesa di S. Sisto a Piacenza, donde fu asportata nel 1754; di Giorgione, la "Venere dormiente" in un paesaggio terminato da Tiziano, apoteosi della bellezza femminile e canto di colore, mai superati dall'arte d'ogni tempo e d'ogni luogo; del Correggio, quattro grandi pale: la Madonna giovanile detta di S. Francesco (firmata, datata 1514, dal convento dei Frati Minori di Correggio), la "Madonna del S. Sebastiano" (1525, dal duomo di Modena), la "Madonna del S. Giorgio" (fra il 1530 e il 1532, dalla chiesa di S. Pietro Martire a Modena), infine il celeberrimo "Presepe" chiamato "La Notte", dipinto per la chiesa di S. Prospero a Reggio Emilia, che, col "Sogno di Costantino" di Piero della Francesca ad Arezzo, e con la "Liberazione di S. Pietro" delle Stanze Vaticane di Raffaello,  uno dei grandi "Notturni" dell'arte italiana, e che con il violento contrasto di luci irraggiartisi dal centro della composizione prelude alle esperienze luministiche del Seicento.
.
Accanto a questi capolavori possono essere menzionati: il "S. Sebastiano" di Antonello, l'"Annunciazione" di Francesco del Cossa, la "Presentazione al tempio" di Cima da Conegliano, la "Sacra Famiglia" del Mantegna, le "Tre sorelle" di Palma Vecchio. Di Tiziano: il "Cristo della Moneta", la "Madonna con quattro Santi" del periodo giovanile e due ritratti della figlia Lavinia; del Tintoretto: la "Liberazione di Arsinoe"; del Veronese: la "Famiglia Cuccina presentata alla Vergine" e le altre tre tele anch'esse eseguite per casa Cuccina: "l'Adorazione dei Magi", le "Nozze di Cana" e la "Salita al Calvario"; infine le "Parabole" di Feti, le scene dei "Sette Sacramenti" di Giuseppe Maria Crespi e il gruppo numeroso di vedute di Dresda, Pirna e Varsavia di Bernardo Bellotto.
.
Dresda possiede anche nello Johanneum un Museo che consta principalmente di due sezioni: una di armi e armature, l'altra di maioliche e porcellane europee e orientali, e specialmente delle fabbriche sassoni, che, per copia e bellezza di esemplari, forse non ha rivali. E questa sezione comprende anche maioliche italiane.
...
.
...
L'Istituto Staedel di Francoforte.
.
Subito dopo le grandi collezioni di Berlino, Monaco e Dresda,  da citare in primo luogo quella sceltissima dell'Istituto Staedel di Francoforte sul Meno, fondata al principio del secolo scorso da un cittadino di questo nome, come scuola di belle arti e annessa Galleria di pittura. Questa contiene, oltre un cospicuo gruppo di disegni e stampe, una raccolta di dipinti fiamminghi, olandesi, tedeschi e delle scuole italiane dei diversi secoli; raccolta che, per quanto riguarda l'Italia,  di un livello assai elevato, ma non comprende opere di eccezionale valore. Tra le pi importanti si citano una "Madonna col Bambino" del Correggio, di circa il 1515, due tavole romboidali con l'"Annunciazione" di C. Crivelli, gi fastigi del grande trittico del 1482 conservato a Milano a Brera, la "Madonna col Bimbo e S. Giovannino" firmata, del Carpaccio, una pala, di venezianissimo sapore, del Moretto da Brescia, un ritratto di prim'ordine del Pontormo: la "Dama dal cagnolino", un'opera solenne di G. B. Tiepolo con i Santi della famiglia Calbo Crotta (S. Grata, con i Ss. Fermo e Rustico, mostra il capo reciso e fiorito di S. Alessandro ai Ss. Lupo e Adelaide, suoi genitori). Attribuito al Botticelli  il celeberrimo ritratto della presunta Simonetta Vespucci, amante di Giuliano de' Medici, ma la critica concorde oggi ritiene questa un'opera di scuola.
...
.
...

Altre notevoli collezioni di citt di provincia in cui  presente l'arte italiana con opere talora pregevoli sono: il Museo Wallraf-Richartz di Colonia (Bramantino: "Giove che visita Filemone e Bauci"), la Kunsthalle di Brema (Masolino: "Madonna col Bambino" datata 1423), la Galleria di Cassel (ritratti di Tiziano e di Lotto), il Museo Lindenau di Altenburg (con una bella raccolta di Primitivi e quattrocentisti in prevalenza toscani), la Galleria di Stoccarda (col "Martirio di S. Stefano", del Carpaccio, della serie delle Storie di S. Stefano(106), e la pala di S. Tomaso d'Aquino e donatore, firmata e datata 1507, dello stesso, e con parecchi quadretti del Tiepolo fra cui il bozzetto di un affresco di Wrzburg(107) e quello del "Ritrovamento di Mos" di Edimburgo non privo della grande figura dell'alabardiere a destra, asportata poi dal capolavoro)(108), il Museo Kestner di Hannover (con una raccolta di minori quattrocentisti) e il Museo Provinciale della stessa citt con due superbe vedute del Pannini, firmate e datate 1755 e 1756, raffiguranti l'Interno di S. Pietro e la Festa in Piazza Navona allagata (TAV. 67), il Museo Provinciale di Bonn, le Gallerie di Gottinga, Darmstadt, Dsseldorf, Karlsruhe, ecc.
...
.
...
Wrzburg.
.
Il Palazzo della Residenza, vastissimo e suntuoso palazzo gi dei Principi Vescovi di Wrzburg, non contiene un museo, ma conserva uno dei pi solenni monumenti pittorici della tarda arte italiana: gli affreschi che Giambattista Tiepolo, assistito dai due figli Giandomenico e Lorenzo, vi condusse dal 1751 al 1753, chiamatovi dal Principe Vescovo Carlo Filippo di Greiffenklau, costruttore della magnifica residenza. Nel salone detto dell'Imperatore dipinse l'artista in un grande medaglione della volta, fra una ridda di stucchi, una composizione allegorica rappresentante "Apollo che conduce a Federico Barbarossa la sua sposa Beatrice di Borgogna" (il bozzetto nella Galleria di Stoccarda), mentre nei due spicchi sono rappresentati, come visti nel fondo di una scena a sipario levato, due episod della vita dell'Imperatore: la "Cerimonia nuziale di Federico e Beatrice" e l'"Investitura data da Federico al Vescovo Aroldo del ducato di Franconia".
Ma l'apogeo dell'arte raggiunge il Maestro nella decorazione dell'immensa vlta dello scalone dove, al disopra della cornice d'imposta, sono simboleggiate, una per lato, e tra figurazioni storiche, allegoriche, cristiane e pagane, le quattro parti del mondo che si accentrano verso l'alto ove domina Apollo con tutte le divinit dell'Olimpo.
Tele del Maestro si conservano anche nella chiesa della Residenza (la "Caduta degli Angeli ribelli" e l'"Assunzione"), in un'altra sala ("Gli amori di Rinaldo e Armida") e nel Museo della vecchia Universit ("Muzio Scevola" e la "Famiglia di Dario ai piedi di Alessandro").
...
.
...
AUSTRIA.
...
.
...
Secoli di unit politica avevano accentrato in quella che fu Capitale del Sacro Romano Impero, poi dell'Impero austriaco, tesori d'arte che fanno dei musei di Vienna istituti da rivaleggiare, anche per l'organizzazione con i pi famosi delle grandi capitali estere: citiamo tra i pi insigni il Kunsthistorisches Museum e l'annessa Gemldegalerie, il Museo Estense, quello artistico industriale, la Galleria dell'Accademia di Belle Arti, la collezione di disegni e stampe dell'Albertina.
...
.
...
Il Kunsthistorisches Museum di Vienna.
.
Il principale di tali musei (chiamato, fino al termine della prima guerra mondiale, Hofmuseum, cio Museo di Corte e, dopo, Kunsthistorisches Staatsmuseum),  conservato in un grandioso edificio sul Ring, che fa riscontro ad altro identico contenente il Museo di Storia naturale, entrambi costruiti e fastosamente decorati - imperante Francesco Giuseppe - nell'ultimo trentennio dell'Ottocento. Al piano terreno, il museo arricchitosi recentemente anche con l'apporto di collezioni private (Figdor, Benda, ecc.); al primo piano, la Galleria di pittura.
Il museo contiene antichit egiziane, greche e romane e oggetti d'arte, dal Medioevo all'Ottocento, che comprendono esemplari preziosi di bronzo (il "Bellerofonte e Pegaso" di Bertoldo, il quinto medaglione dell'Antico con le "Fatiche d'Ercole"(109)), stoffe, gemme, avor, vetri e oreficerie stupende, tra cui due tesori barbarici e la famosissima saliera di Benvenuto Cellini eseguita per Francesco I di Francia; la Gemldegalerie, una raccolta di quadri, nella quale, tra opere di inestimabile pregio fiamminghe (Bruegel il Vecchio, Rubens col ritratto della Forment in pelliccia e spettacolose pale d'altare), tedesche, olandesi e spagnole (Velasquez: ritratto di Filippo Quarto e quelli dell'Infanta Margherita Teresa in bianco, rosa e turchino), primeggiano dipinti di scuole italiane.
.
Nell'immensa dovizia sono da segnalare: i cosidetti "Tre filosofi" ("Evandro che mostra a Enea il luogo dove sorger Roma") di Giorgione, finiti da Sebastiano del Piombo; una parte della pala di S. Cassiano, del 1476, di Antonello da Messina (la "Madonna col Bambino in trono e quattro Santi" frammentar), la giorgionesca "Donna allo specchio" (la "Vanit"), di Giovanni Bellini, la "Piet" di Cosm Tura, le due tele con Giove e Io e con Ganimede, capolavori dell'ultimo tempo del Correggio, il "S. Sebastiano" giovanile del Mantegna che prelude a quello pi monumentale e tardo della Ca' d'oro a Venezia, la "Madonna del prato" del periodo fiorentino di Raffaello, il "Cupido che tende l'arco" e il ritratto di Malatesta Baglioni del Parmigianino, la "Sacra Conversazione" e i due ritratti - di giovanetto su fondo bianco, e di gentiluomo ammantellato, sorreggente uno zampino d'oro - di Lorenzo Lotto, la "S. Giustina col donatore" (1532) del Moretto; serie ricchissime di Tiziano, Tintoretto e Veronese tra cui, di Tiziano, la "Zingarella", la "Madonna delle ciliege", la "Ninfa e il Pastore), e i ritratti del medico Parma, d'Isabella d'Este e di Jacopo Strada; del Tintoretto, "Susanna e i Vecchioni", il ritratto del "Vecchio e del Giovane" e di Sebastiano Venier; del Veronese, "Cristo in casa di Jairo" e la "Giuditta". Ancora - nella bella raccolta di pitture del Sei e Settecento - la "Madonna del Rosario" e il "David con la testa di Golia" del Caravaggio, l'"Educazione di Achille" ed "Enea, la Sibilla e Caronte", di Giuseppe Maria Crespi, i due pannelli verticali del ciclo, con scene di guerre romane, del Tiepolo, provenienti da casa Dolfin a Venezia (le tre immense tele quadre, in una collezione privata viennese), e la magnifica serie delle grandi vedute di Vienna di Bernardo Bellotto, che rivaleggiano con quelle della Galleria di Dresda.
...
.
...
Il Museo Estense.
.
 stato sistemato dopo la guerra 1914-'18 in un palazzo di moderna costruzione (la "Nuova Burg") a forma di emiciclo, di fronte al Museo Statale sul lato opposto del Ring, e contiene notevoli sculture italiane, specialmente il gruppo di quelle venete provenienti dalla villa Estense del Cattaio e numerosissimi oggetti di arte applicata, fra cui pregevoli arazzi, numerosi piccoli bronzi del Rinascimento e una rara collezione di istrumenti musicali. Ma in questi ultimi anni si  arricchito della imponente raccolta di armi e armature che formava vanto del Museo Statale, trasferita qui principalmente per ragioni di spazio: collezione che, con quella del Palazzo Reale di Madrid,  la pi importante d'Europa e comprende alcuni cimel fra i pi insigni per la loro bellezza e per la fama delle figure storiche cui appartennero. Basta citare una delle tre armature, giunte fino a noi, di Tomaso Missaglia: quella del conte Federico il vittorioso (circa 1440), e quella, ricca di cesellature, eseguita per Alessandro Farnese, circa il 1560, da un altro grande armaiuolo milanese: Lucio Piccinino.
...
.
...
Il Museo artistico industriale.
.
Altro museo di arte applicata, ma non comprendente collezioni storiche, come l'Estense, bens raccolte di oggetti d'arte antica e moderna, anche italiani, formate con intenti didattici. Contiene, fra numerosissime serie, e riproduzioni galvanoplastiche, di oggetti di metallo, collezioni di mobili, di oggetti in bronzo, ferro, piombo, smalti, arazzi, tappeti, oreficerie e soprattutto raccolte di maioliche, porcellane e vetri che consentono di seguire lo sviluppo di queste arti, in ogni Paese, dall'antichit ai nostri giorni.
La Galleria dell'Accademia di belle arti.
.
Vasta collezione di pitture antiche e moderne, in specie olandesi e tedesche. Non molto numerosa e notevole la sezione italiana, anche a cagione delle perdite subite per le restituzioni all'Italia in seguito alla Vittoria. Sono da menzionare: una "Madonna" del Botticelli; una "Madonna con Santi" del Francia, una pala d'altare attribuita al Parmigianino, un bozzetto del Tiepolo con l'"Aurora" (pel palazzo Archinto a Milano?), infine un piccolo quadro interessante per la storia di un capolavoro: un "Cupido" su fondo di paesaggio, riconosciuto copia di una figura di mano di Tiziano, che appariva un tempo a destra della Venere dormiente di Giorgione(110), dinanzi alla collina sovrastata da case, e che fu in antico ricoperto.
...
.
...
L'Albertina.
.
La grande collezione statale di disegni e stampe (a parte quella di stampe conservata nella Biblioteca Nazionale) non  annessa al Museo di Stato, come in altre capitali europee, ma forma un Istituto a s: l'Albertina, che per le sue raccolte d'incisioni, ma soprattutto di disegni di antichi Maestri (rappresentati, anche i pi grandi, con numerosi esemplari e della pi alta qualit), gode di rinomanza mondiale.
...
.
...

Infine non possono non essere menzionate due raccolte di pitture antiche che, per quanto siano di propriet privata, il pubblico  ammesso con grande facilit a visitare: la Harrach e la Liechtenstein. La prima comprende pochi dipinti del Rinascimento, ed  invece notissima per le sue copiose e belle opere di pittura barocca e specialmente di pittori dell'Italia meridionale da Luca Giordano a Cavallino, da Ribera a Mattia Preti, da Solimena a Salvator Rosa, ecc., e per le gustose vedute di Vienna del Canaletto; la seconda  invece assai ricca, fra superbi quadri fiamminghi e olandesi, di opere italiane dei secoli 15esimo-16esimo, soprattutto venete e toscane. Tra queste, parecchi dipinti celebri che hanno dato filo da torcere alla critica pi autorevole: primo, un notissimo ritratto di donna a mezza figura che si ritiene rappresenti Ginevra de' Benci, attribuito a Leonardo, al Verrocchio, a Lorenzo di Credi, e che ora  ritenuto concordemente opera giovanile del maestro dei maestri: Leonardo; poi, un minuscolo dittico con due ritrattini attribuiti a Giambellino o ad Antonello, ed ora riconosciuto un gioiello del messinese; inoltre la notissima "Suonatrice di liuto" data prima al Caravaggio, ora al Gentileschi. Infine due figure di francescani e due storie di Ester, assegnate rispettivamente a Piero della Francesca e a Filippino Lippi, un ritratto di giovane di Lorenzo Costa, ecc. Nobilitano la collezione anche alcune sculture del Quattrocento toscano.
...
.
...
SPAGNA.
...
.
...

Il Museo del Prado a Madrid.
.
La Spagna ha nel Museo del Prado la sua massima collezione nazionale di pittura, formatasi da prima per opera dell'Imperatore Carlo V, poi enormemente accresciutasi durante i regni di Filippo Secondo, Filippo Quarto, Filippo Quinto e Carlo terzo di Borbone, ed  oggi, uno degli istituti che suscitano quasi un senso di stupore per i tesori onde sono ricchi.
Pur tra capolavori di altre regioni, e specialmente delle Fiandre, la trionfatrice del Museo del Prado , con la scuola spagnuola, quella italiana, meno per la compiutezza dei suoi cicli - quale si riscontra, per esempio, nella Galleria Nazionale di Londra - e pi per l'altezza e la fama dei capolavori da cui  rappresentata. E due sono soprattutto le glorie italiane del Prado: Raffaello e Tiziano.
.
Di Raffaello, oltre ad un numeroso gruppo di dipinti notissimi la cui esecuzione  da considerare opera pi o meno di collaborazione (la "Madonna del pesce" dal convento di S. Domenico di Napoli, la "Salita al Calvario", detta lo "Spasimo di Sicilia", dipinta nel 1517 per la chiesa dello Spasimo a Palermo, la "Sacra Famiglia" detta da Filippo Quarto la "Perla", e la "Visitazione"), la "Madonna dell'agnello" firmata e datata 1507 e il ritratto di giovane Cardinale. Il gruppo delle opere di Tiziano  spettacoloso e comprende una quarantina di dipinti tra cui la "Festa di Venere" e il "Baccanale" opere giovanili che, col "Bacco e Arianna" di Londra, furono eseguite per Alfonso I d'Este a Ferrara(111); la "Venere giacente col cane e il suonatore d'organo", la "Danae", il "Peccato originale", la "Venere e Adone" probabilmente del gruppo delle pitture mitologiche compiute per Filippo Secondo (112), il grande ritratto di Carlo Quinto a cavallo alla battaglia di Mhlberg (1548), l'altro ritratto di Carlo Quinto in piedi col cane (1532), quelli di Federigo Gonzaga (1531), di Filippo secondo (1550), di Isabella di Portogallo (1548), l'autoritratto, ecc.
.
Del Mantegna il Prado ha la "Morte della Vergine" con una veduta lacustre mantovana; di Giorgione, la "Madonna col Bambino, S. Rocco e S. Antonio da Padova"; del Correggio, la piccola "Madonna col Bimbo e S. Giovannino" e un capolavoro: il "Noli me tangere"; di Andrea del Sarto, il ritratto ritenuto di sua moglie, Lucrezia del Fede; numerose e belle opere del Veronese, del Tintoretto, di pittori delle diverse scuole del Seicento e del Settecento, le quali culminano con la "Concezione" e l'"Eucaristia" del Tiepolo, entrambe dell'ultimo tempo del Maestro e dipinte, col "S. Giacomo" di Budapest e col "S. Pietro d'Alcantara" del Palazzo Reale di Madrid, per il convento spagnuolo di Aranjuez nel 1769.
.
Delle meravigliose opere spagnuole baster accennare a quelle del Greco, del Murillo, di Goya e soprattutto a quelle del Velasquez dominatore del Prado con pi decine di superbe creazioni tra cui i "Bevitori", la "Resa di Breda" (detta anche le "Lance"), le "Meninas" ("L'Infanta Margherita Teresa e le sue damigelle nello studio del pittore"), le "Filatrici", e i ritratti equestri del Duca di Olivares e del Principe Baldassare Carlo, figlio di Filippo Quarto.
.
In aggiunta alle raccolte del Museo archeologico Nazionale, il Prado contiene anche una sezione di scultura che comprende opere di antichit greche e romane e alcune del Rinascimento, tra le quali statue e busti di Reali di Spagna di Leone e Pompeo Leoni e frammenti della tomba di Gastone di Foix di Agostino Bambaja(113).
...
.
...
Il Palazzo Reale di Madrid.
.
Solennissimo edificio che sorge alla periferia della citt verso la riva del Manzanares,  opera di italiani nella costruzione (disegnato e iniziato da Filippo Juvarra, poi continuato dopo la morte di lui nel 1735, e terminato - 1764 - da G. B. Sacchetti) e in gran parte nella decorazione.
Chiamato da Carlo terzo di Borbone, Corrado Giaquinto vi ornava la vlta dello scalone con un affresco raffigurante l'"Omaggio della Monarchia spagnuola alla religione", e quella della cupola della cappella, con "la Vergine, la Trinit e Santi"; mentre il napoletano Mattia Girardini, chiamato anch'egli da Carlo terzo, e aiutato da membri della sua famiglia, copriva la vlta d'un salone, che da lui ha preso il nome, di magnifici stucchi con fiori, frutta, volute e scene di gusto chinese.
.
Nello stesso palazzo, in cui anche il Mengs aveva gi tanto lavorato, Giambattista Tiepolo, giunto in Spagna nel 1762 al colmo della fama, stendeva sulle vlte tre superbe composizioni che coronano la sua prodigiosa attivit. In quella della Sala degli alabardieri dipingeva "Enea sollevato sulle nubi al tempio dell'immortalit" con le figure delle Virt, dei Ciclopi che forgiano le sue armi, ecc. Sulla vlta dell'Anticamera Reale (la cosidetta Saletta) glorifica la Monarchia Spagnuola simboleggiata nel centro da una matrona tra due leoni presso un castello, alla quale sovrastano Giove, Apollo, Mercurio che scende a incoronarla, e altre divinit dell'Olimpo. Nella stessa sala sono attorno all'affresco quattro medaglioni a chiaroscuro con scene di sacrific pagani.
.
Infine sulla vlta, a copertura della immensa sala del trono (o degli Ambasciatori), rappresenta la "Monarchia Spagnuola e la Gloria di Carlo terzo" trionfanti in uno sterminato scenario di nubi gremito di divinit e di figure allegoriche cui fanno corona i simboli delle provincie e delle colonie spagnuole. Alle pareti due sopraporte ovali a chiaroscuro con simboli della Potenza del regno e del Merito presso la Virt.
Annessa al Palazzo Reale  la grande armeria, iniziata da Carlo Quinto e che, pur attraverso perdite per saccheggi e catastrofi, conserva tesori da farla considerare di importanza fondamentale per lo studio delle armi e delle armature dal secolo 16esimo in poi. Numerosissimi sono i cimel italiani e, tra questi, opere dei pi reputati armaiuoli milanesi: L. Piccinino (armature di Filippo terzo), di Negroli (Carlo V), di Mondrone (Carlo Quinto), di Bartolomeo Campi (armatura di Guidobaldo II, duca di Urbino), ecc. Infiniti i pezzi di importanza storica per i personaggi cui appartennero. Nell'armeria erano conservate anche le corone d'oro votive visigotiche trovate a Guarrazar presso Toledo che, insieme con quelle del Museo di Cluny, forniscono un punto di riferimento per l'et della Corona Ferrea di Monza(114).
L'Escorial. (TAV. 36).
.
Grandioso monastero dedicato a S. Lorenzo, fatto costruire da Filippo terzo (e terminato dai suoi successori) presso il villaggio dell'Escorial a poche decine di chilometri da Madrid, e che comprende il vero e proprio convento, i chiostri, la grande chiesa con due cori sovrapposti nella parete di fronte all'altar maggiore, il vecchio tempio, il Palazzo Reale, le biblioteche, il Pantheon dei Reali e quello degli Infanti.
.
Pi artisti italiani ebbero parte nella decorazione del monumento; primo, fra i pittori, Luca Giordano che sulle otto vlte delle tre navate della grande chiesa a croce greca affresc scene bibliche, storie della Vergine, storie di S. Gerolamo, il "Giudizio Universale", ecc.
Nella cappella dell'altar maggiore ("Capilla mayor") della chiesa,  uno dei pi notevoli complessi scultorei del Cinquecento italiano. Sono infatti, ai lati dell'altare, due palchi sopraelevati sui quali Pompeo Leoni rappresent in bronzo, in parte dorato, a grandezza naturale, le figure inginocchiate e in preghiera dei sovrani spagnuoli: a sinistra, Carlo V, l'Imperatrice Isabella, la figlia Infanta Maria e le sorelle Infanti Eleonora e Maria; a destra, Filippo secondo con la Regina Anna (quarta moglie, madre di Filippo terzo), la Regina Isabella (terza moglie), la Regina Maria, prima moglie, e il figlio di questa Don Carlos: immagini vive e significative della grande Spagna regale, fastosa, onnipotente e bigotta, dalle quali si sprigiona per virt del magistero dell'arte una profonda, intensa suggestione di grandezza e di mistero.
.
Altre statue di Pompeo Leoni e di suo padre Leone Leoni si conservano nella chiesa, come altri dipinti di Luca Giordano, Luca Cambiaso, Pellegrino Tibaldi e Federico Zuccari, sono un po' per tutto nel monumento: agli altari; nello scalone, opera di G. B. Castello bergamasco (fregio di Luca Giordano con la "Battaglia di S. Quintino e la fondazione dell'Escorial" e vlta con la "Gloria di S. Lorenzo"); nella Biblioteca degli Stampati (affresco del Tibaldi con le Arti Liberali).
Dipinti di Tiziano e del Tintoretto nella sacristia e nelle sale capitolari (Tiziano: il "Cenacolo" del 1564, e "S. Girolamo"; Tintoretto: la "Lavanda dei piedi", "Ester e Assuero", la "Nativit", la "Maddalena").
Un capolavoro del Cellini  in una cappella presso il coro superiore: un grande Crocefisso in marmo, firmato e datato 1562.
...
.
...
BELGIO.
...
.
...
Il Museo di Brusselle.
.
A parte alcuni oggetti italiani di arte applicata che si conservano nel Museo delle arti decorative nel palazzo del Cinquantenario a Brusselle, il Museo di pittura antica nel palazzo delle Belle Arti  la sola collezione brussellese - e una delle due del Belgio - che comprenda opere di arte italiana; l'altra essendo il Museo di Anversa: entrambe enormemente ricche di pitture fiamminghe dal 15esimo al 17esimo sec.
Pochi sono, invero, i dipinti italiani che il Museo di Brusselle possiede e, al di fuori di una "Madonna" del Crivelli e di alcuni ritratti del Tintoretto, sono di non notevole pregio.
...
.
...
Il Museo di Anversa.
.
Pi importante, anche per quanto concerne le pitture italiane, ma soprattutto per i capolavori di Ruggero van der Weyden, di Jean Fouquet e di Rubens (il "Colpo di lancia" cio la "Crocefissione", la "Deposizione", la "Comunione di S. Francesco", il "Figliuol Prodigo", il "Cristo della paglia", ecc.),  il Museo di Anversa il quale contiene dipinti assai conosciuti di tre grandi artisti italiani: Simone Martini, Antonello da Messina, Tiziano. Del primo, tre minuscole gemme: la "Crocefissione", la "Discesa dalla Croce" e un dittico con l'"Annunciazione" (parti di un polittico di cui la "Salita al Calvario"  al Louvre e la "Deposizione" al Kaiser-Friedrich-Museum di Berlino); del secondo, una rarissima "Crocefissione" firmata e datata 1475; del terzo, uno dei quadri del suo primo tempo (risale al 1502-03) il quale ha anche interesse storico poich raffigura il Pontefice Alessandro terzo che presenta a S. Pietro Giacomo Pesaro, nominato capo della flotta veneziana nella guerra contro il Turco, inginocchiato con una grande bandiera.
...
.
...
OLANDA.
...
.
...
Come i musei del Belgio non hanno carattere eclettico, ma sono collezioni dedicate quasi esclusivamente alla pittura fiamminga, cos quelli dell'Olanda comprendono soprattutto arte olandese. Se l trionfano i Van Eyck e Ruggero van der Weyden, Memling e Matsys, Rubens e Van Dyck, qui sono i dominatori Rembrandt e Franz Hals (rappresentato, quest'ultimo, specialmente ad Haarlem con le dieci colossali tele raffiguranti gruppi di Ufficiali e di Reggenti delle istituzioni cittadine), Van der Helst e Vermeer, Jan Steen e Terborch, con tali opere insigni e con tale plejade di artisti loro contemporanei che - non ostante la pittura fiamminga e olandese sia splendidamente rappresentata nelle grandi Gallerie europee - soltanto nelle Fiandre e in Olanda si pu avere compiuta conoscenza del suo sviluppo e delle altezze che essa attinse con i suoi maggiori Maestri.
.
I tre pi importanti musei olandesi sono lo stupendo, e recentemente riordinato, Rijksmuseum di Amsterdam, il Mauritshuis de L'Aja, il Museo Boymans di Rotterdam, da poco ricostruito. E tutti e tre posseggono solo un piccolo gruppo di pitture italiane, sebbene il primo si sia arricchito dopo la guerra mondiale di pi opere della collezione Granducale di Oldenburg (Angelico, De Predis, Moroni, ecc.). Tuttavia sono da citare, in modo particolare, a L'Aia, i due bellissimi ritratti a mezzo busto, di Piero di Cosimo, rappresentanti l'architetto Giuliano da Sangallo e suo padre Francesco Giamberti.
Dei grandi capolavori di Rembrandt Amsterdam e l'Aja contengono i tre certamente pi celebri: la "Sortita del Capitano Franz Cocq" detto la "Ronda di notte" e il gruppo dei ritratti dei "Sindaci della corporazione dei drappieri" (Amsterdam) e la "Lezione di anatomia" (L'Aja).
...
.
...
UNGHERIA.
...
.
...
La Galleria di Budapest.
.
Fra i musei di Budapest - il Museo Storico ungherese, il Museo delle Belle Arti che comprende pitture antiche e moderne delle diverse scuole a tutto l'Ottocento, la Galleria d'arte moderna, destinata alle opere d'arte contemporanea e il Museo delle Arti decorative che contiene anche alcune cose italiane - il pi ricco, e assai ricco, di opere d'arte del nostro Paese  il secondo con la sua ragguardevolissima Galleria di pitture, comprendente anche alcune sculture del Quattrocento toscano (tra cui una assai nota per le grandi discussioni suscitate: il guerriero a cavallo, in bronzo, ritenuto studio di Leonardo per il monumento, mai eseguito, al maresciallo G. Giacomo Trivulzio).
Di gran pregio sono i dipinti italiani di questo nobile Istituto, ma per accennare alle opere di pi alto valore si citeranno: di Giorgione, il ritratto a mezza figura di Antonio Brocardo; di Gentile Bellini, il ritratto di Caterina Cornaro, regina di Cipro; del Correggio, la "Madonna del latte"; di Raffaello, la "Madonnina Esterhazy", gi in possesso di Clemente 11esimo e non finita; del Boltraffio, la stupenda "Madonna col Bambino" in cui qualche critico autorevole ha intravisto la collaborazione di Leonardo, e la grande pala del 1508 con la Madonna cui S. Sebastiano e il Battista raccomandano il donatore Bassano da Ponte (la "Madonna di Lodi"); del Tiepolo, un capolavoro: S. Giacomo da Compostella raffigurato a cavallo, dipinto dal Maestro in Spagna per il convento di Aranjuez; inoltre una "Madonna in trono", firmata, di Carlo Crivelli, la "Deposizione" del Bergognone, due ritratti virili efficacissimi di Sebastiano del Piombo e di Gerolamo Romanino; la nota "Fanciulla dormiente" di Domenico Feti, la "Piazza della Signoria" del Bellotto, e l'Allegoria dell'Estate ("Cerere"), unica opera firmata di Michele Pannonio che, insieme con altra allegoria (la "Primavera" di Cosm Tura, nella Galleria Nazionale di Londra), ornava lo studiolo di Borso d'Este a Belfiore.
...
.
...
La Galleria di Esztergom (Strigonia).
.
Nell'antico palazzo del Principe Primate d'Ungheria (in cui recentemente sono venuti alla luce resti di antichi affreschi fiorentini del Trecento e del Quattrocento di un pittore orcagnesco, Niccol di Tommaso, e di un seguace di Filippino Lippi) si conserva una notevole raccolta principalmente di Primitivi italiani, tra cui il "S. Ansano che battezza" di Giovanni di Paolo, l'"Assunzione della Madonna" del Sassetta, due opere del Pesellino: la "Madonna" e la "Crocefissione".
In una cappella del Seminario, tra le oreficerie donate da Re Mattia Corvino, il famoso "Calvario" del Quattrocento italiano, ricco di smalti e pietre preziose.
...
.
...
RUSSIA.
...
.
...
L'Ermitage di Leningrado.
.
In Russia, Mosca possiede un Museo delle Belle Arti appartenente all'Universit e contenente calchi e copie in marmo delle pi importanti opere d'arte di tutti i Paesi ed epoche nonch alcune poche pitture italiane dei secoli 14esimo-16esimo. Ma il grande museo russo, uno dei maggiori del mondo,  l'Ermitage di Leningrado.
.
L'Ermitage  un padiglione, sulla Neva, riunito al Palazzo d'Inverno, edificato da Caterina secondo (vi lavor anche Giacomo Quarenghi, bergamasco, nell'ultimo ventennio del Settecento), e ricostruito in gran parte verso la met del secolo scorso. Conteneva una famosissima e mirabilissima raccolta composta di sculture egiziane, assire, classiche, di disegni e incisioni, di monete e medaglie (200 mila pezzi), gemme incise, cimel paleocristiani e bizantini, miniature, stoffe, fronti di cassoni, maioliche e argenterie italiane, armi e armature (molti pezzi di valore storico e artistico di armaiuoli milanesi) e una superba collezione di antiche pitture italiane, spagnuole, fiamminghe e olandesi (qualche decina di magnifici Rembrandt), iniziata nella seconda met del Settecento dalla grande Caterina e accresciutasi durante il regno degli ultimi Tsar.
.
Abbiamo scritto "conteneva", perch con l'avvento del bolscevismo in Russia le collezioni se, da un lato, sembrano essersi arricchite con le provenienze di raccolte private, dall'altro, hanno subto menomazioni per vendite compiute all'estero e specialmente in America, e non  noto quale estensione tali vendite abbiano avuto, oltre la "Madonna Benois" di Leonardo da Vinci, il tondo con la "Madonna di Casa d'Alba" e il "S. Giorgio", entrambi di Raffaello, e l'"Adorazione dei Magi" di Botticelli, tutte, sembra, passate a Washington(115), e il "Banchetto di Cleopatra" del Tiepolo entrato nella Galleria di Montreal, nel Canad.
.
Comunque, dovrebbero trovarsi ancora all'Ermitage: la figura intiera di "Giuditta appoggiata allo spadone", dipinto primitivo, ancor Belliniano, di Giorgione, e uno, fra quelli del Maestro, meno posti in dubbio; la minuscola "Madonna" di casa Conestabile della Staffa, di Raffaello giovanissimo; la "Madonna di casa Litta" attribuita dubitativamente a Leonardo; la pala del Francia gi in S. Petronio di Bologna e l'"Annunciazione" di Cima da Conegliano; la "Deposizione", firmata e datata 1516, di Sebastiano del Piombo; un raro quadro di Francesco Melzi: il ritratto muliebre, detto la "Colombina"; la "Nativit della Vergine" del Tintoretto; la "Suonatrice" del Caravaggio; pi opere di Paolo Veronese e dell'ultimo tempo di Tiziano tra cui la "Maddalena penitente" e il "S. Sebastiano" su un tragico tempestoso fondo di paese; "Mecenate che conduce le arti ad Augusto" del Tiepolo; le belle vedute di Canaletto e Bellotto (il "Ricevimento a Venezia dell'Ambasciatore di Luigi 15esimo"), ecc.
...
.
...
Il Museo d'arte moderna a Mosca.
.
Ove se ne eccettui il grande quadro dell'ultimo periodo del Segantini: "L'Amore alla sorgente della vita", gi all'Ermitage di Leningrado,  fatto posto, in questo Museo, solo all'arte italiana dei nostri giorni, ma essa vi  rappresentata con una sala intiera di pitture, sculture e bianco e nero che vale a darne una idea abbastanza adeguata. Parecchi dei pi noti tra gli artisti che tengono il campo in Italia da un ventennio vi figurano con opere notevoli: Tosi, Carena, Carr, Salietti, De Chirico, Morandi, Ferrazzi, ecc. Non certo ultimo, Adolfo Wildt.
...
.
...

Nell'una o nell'altra regione di Europa si conservano anche, nelle collezioni pubbliche, gruppi di opere di arte italiana. In Svizzera: i Musei di Ginevra, Zurigo, Basilea (ricchissimo di quadri di Holbein) ecc. comprendono poche pitture e di minore importanza, eccetto quello di Berna il quale vanta un dipinto di Duccio e un ritratto del Boltraffio, mentre nel Canton Ticino, a Lugano, esiste nella chiesa di S. Maria degli angeli una pittura di notevole pregio: il grandissimo affresco - sulla parete divisoria tra la chiesa e il presbiterio - del Luini, una imponente "Crocefissione", da considerarsi capolavoro del Maestro, ultima sua opera innanzi la morte avvenuta nel 1531-32.
.
In condizioni simili, per quanto riguarda l'arte italiana, si trovano in Boemia il Rudolphinum di Praga, in Jugoslavia la Galleria Strossmayer di Zagabria, in Danimarca il Museo di Stato di Copenhagen, in Svezia l'elegante Museo Nazionale di Stoccolma, dei quali, per altro, il terzo conserva una nota opera di Andrea Mantegna: il "Cristo sul sarcofago, sorretto da angeli", che appartiene alla sua tarda et.
Di grande rinomanza, in Polonia, il Museo Czartoryski, di Cracovia, poich nel numeroso gruppo di pitture italiane spiccano due quadri famosi: la mezza figura di donna (Cecilia Gallerani?) con in braccio un ermellino o una faina, gi attribuita ad Ambrogio De Predis e pi al Boltraffio, e che oggi la critica non esita a riconoscere di Leonardo; il pomposo ritratto a mezza figura di giovane gentiluomo (Federico Gonzaga?) dipinto da Raffaello nel suo periodo romano.
...
.
...
AMERICA DEL NORD.
...
.
...
Il collezionismo artistico cos pubblico che privato ha avuto negli Stati Uniti, in specie negli ultimi trent'anni, uno sviluppo cos considerevole da non trovare riscontro in nessun'altra nazione del mondo. Grandi musei statali, fondazioni pubbliche e raccolte private si sono venute formando e arricchendo in modo addirittura prodigioso per virt di mezzi di straordinaria larghezza posti a servizio, da un lato, del profondo desiderio di sapere ond'era animato quel popolo giovane, dall'altro di un certo qual snobismo frutto di ammirazione per la cultura europea, infine di uno spirito mecenatistico che pu servire di esempio al vecchio mondo. Non pu tacersi che buona parte degli acquisti sono andati a detrimento della propriet privata italiana, ma conviene anche riconoscere come il motivo di rammarico sia temperato dalla considerazione che anche al di l dei mari i pi puri segni della nobilt della nostra stirpe stanno a testimoniare l'altezza del genio italiano.
.
Le collezioni americane - a parte quelle di carattere pi strettamente privato in cui pur si conservano opere importantissime - si possono raggruppare in due categorie: quelle pubbliche (cio Musei degli Stati, dei Municip o di enti morali) e collezioni semi-publiche, cio private, ma nelle quali il pubblico  ammesso merc un lieve diritto d'ingresso o un lasciapassare.
.
I grandi musei pubblici, la cui fondazione risale circa a mezzo secolo fa, sono di carattere generale, e composti di raccolte di antichit europee, asiatiche, americane, di collezioni di dipinti di ogni regione, e particolarmente italiani, di disegni, arazzi, oggetti d'arte i pi var. Al primo posto, fra questi grandi istituti  da citare il Metropolitan Museum di New York. Fondato nel 1870 con poche pitture e con la collezione Cesnola, di antichit cipriote, illustrante la diffusione delle arti dell'Egitto e della Siria nel bacino del Mediterraneo,  divenuto negli ultimi decenn, per copia di acquisti e di doni (fra cui quelli delle raccolte di pittura Altman, Davis, Friedsam, ecc.), una delle pi imponenti fra le collezioni mondiali e nella quale l'arte di ogni periodo dell'Oriente e dell'Occidente  largamente rappresentata. Notevolissima, anche per i suoi intenti didattici, espressi con riproduzioni e calchi di opere conservate in Europa.
.
Fra le pitture italiane di pi singolare pregio sono: la pala di S. Antonio (detta anche "Madonna Colonna"), 1505, e l'"Orazione nell'Orto", 1505, di Raffaello, il ritratto d'uomo di Giorgione, il ritratto di giovane della famiglia Sassetti del Ghirlandaio, l'"Adorazione dei pastori" del Mantegna, la "Crocefissione" di Domenico Veneziano, il "Miracolo di S. Zenobi" di Botticelli, due "Madonne" di Giambellino, il "Cristo morto tra Santi" del Carpaccio, la "Piet" di Carlo Crivelli, la "Nativit della Vergine" di Fra Carnevale (?) gi nella collezione Barberini di Roma, il ritratto di Federico Gonzaga del Francia, i "Quattro Santi" del Correggio, ritratti di Moroni (Bartolomeo Bongo, Lucrezia Vertuada), di Tiziano (l'Arcivescovo Filippo Archinto, Alfonso d'Este), il "Marte e Venere" di Paolo Veronese, della serie mitologica dipinta per Rodolfo II(116), ecc.
.
Altri Musei pubblici di ragguardevole importanza, di carattere generale e sempre con completamento di materiale didattico, sono: il Museum of Fine Arts di Boston, il Pennsylvania Museum of Art di Filadelfia (comprendente anche la notissima collezione Johnson, lasciata nel 1817 alla citt, e ricca di antiche pitture di tutte le scuole, compresa l'italiana), l'Art Institute di Chicago (che comprende, fra gli altri fondi, quello di antichi dipinti italiani della collezione Ryerson), i Musei di Detroit, Cleveland, Worcester, Cincinnati, St. Louis: Minneapolis, Kansas City; inoltre la Galleria Nazionale d'arte di Washington, presso l'Istituto Smithson fondato alla met dell'Ottocento per contribuire alla diffusione della cultura, e che  stata recentemente arricchita del dono, fattole da Mr. Andrew Mellon, del superbo gruppo delle sue pitture italiane, e la Nazional Gallery of Canada di Ottawa fondata nel 1880. Per citare qualche opera tra le pi note in tali raccolte si possono menzionare: nella Collezione Johnson di Filadelfia una Madonna di Pietro Lorenzetti, un ritratto di Antonello da Messina, "Quattro Santi" di Masolino, una "Madonna e Santi" del Correggio, "Cristo sul sarcofago" del Crivelli, la bella Madonna mantegnesca di Giovanni Bellini, il gruppo di un vecchio e di una giovane del rarissimo Jacopo dei Barbari, storie della Maddalena della pala di Botticelli per S. Elisabetta delle Convertite a Firenze, una "Festa in Canal Grande" del Guardi, ecc.
.
Inoltre: Scene della vita di S. Silvestro del Pesellino, riscontro delle due di casa Doria a Roma, la "Madonna delle rose" di Stefano da Zevio e un ritratto di Capitano bergamasco del Moroni (Worcester); sei pannelli con la vita del Battista di Giovanni di Paolo, il ritratto di Ludovico Madruzzo del Moroni e le quattro stupende tele con gli amori di Rinaldo e Armida, di G. B. Tiepolo (Chicago); la "Piet" di Carlo Crivelli firmata e datata 1485 e la "Presentazione della Vergine al tempio" di Fra Carnevale (?), che fa riscontro alla "Nativit" del Metropolitan Museum di New York, e ritratti di Gentile Bellini e di Andrea Solario, la "Madonna col Bimbo sul fondo di un castello", del Bramantino (Boston); il ritratto di Agostino Barbarigo di Paolo Veronese (Cleveland); il ritratto di Antonio Perrenot di Tiziano (Kansas City); lo "Sposalizio di S. Caterina", gi nella raccolta Reissinger, del Correggio, e una "Madonna" del periodo tardissimo di Giambellino firmata e datata 1509 (Detroit), ecc. Fra i quadri Mellon (Washington) la "Madonna di casa d'Alba" e il "S. Giorgio" di Raffaello gi all'Ermitage di Leningrado; la grande Madonna Cowper pure di Raffaello; l'"Adorazione dei Magi" di Botticelli e la "Madonna Benois" di Leonardo, anche queste gi a Leningrado, il ritratto di Ginevra dei Benci di Lorenzo di Credi e tre ritratti di Tiziano. A Ottawa due superbi ritratti: di Tintoretto (il cosidetto "Servo del Tintoretto") e di Cariani (vecchio gentiluomo su un suggestivo paesaggio - firmato), ecc.
.
Due raccolte di propriet pubblica ma formate da collezionisti privati, e assai importanti in specie per pitture italiane, sono: la Collezione Jarves messa insieme da Mr. Jarves e comprata nel 1871 dall'Universit di Yale a New Haven, e la Collezione Fogg dovuta ad un lascito (1895) di M.rs Fogg e appartenente all'Universit di Harward, a Cambridge, Mass., la pi famosa delle Universit americane, collezione composta specialmente di pitture italiane, e in particolare primitive, di disegni, di oggetti d'arte e di un bel gruppo di sculture romaniche. Dei pezzi pi ragguardevoli sono da ricordare: per la Collezione Jarves: il "Ratto di Dejanira" di Antonio Pollaiuolo, una "Madonna" firmata da Gentile da Fabriano, "S. Martino e il mendico" di Simone Martini, l'"Annunciazione" di Neroccio di Bartolomeo, quattro cassoni istoriati di un ignoto quattrocentista affine a Domenico Veneziano, chiamato appunto il "Maestro dei cassoni Jarves". Per la Collezione Fogg: un trittico di Niccol da Foligno, due Madonne e angeli di Spinello, una Madonna di Giambellino, un tondo con l'"Adorazione dei Magi" di Cosm Tura, ecc.
.
Fra le pi notevoli collezioni pubbliche rappresentanti fondazioni autonome sono: la Walters Gallery di Baltimora, fondata nel 1931 da Mr. Henry Walters col dono alla citt delle sue propriet artistiche che comprendono varie raccolte d'arte dei pi importanti periodi e scuole e la Collezione Frick, formata da Mr. Clay Frick che, morendo, lasci alla citt di New York la sua casa e le sue pregevoli raccolte italiane, specialmente di dipinti - non molti, ma di primissimo ordine - bronzi, ecc., divenute pubbliche alla morte di sua moglie nel 1931, e le accompagn con la dotazione (che citiamo tanto per dare idea del mecenatismo americano) di una somma che pu essere equiparata a circa mezzo miliardo di lire italiane, del valore che la lira aveva innanzi la seconda guerra mondiale. Prossimamente avr destinazione pubblica anche la Collezione Bache, lasciata anch'essa alla citt di New York.
.
Ricordiamo, nella Galleria Walters: la "Madonna dei candelabri" di Raffaello, una "Madonna col Bambino due Santi e donatore" del Crivelli, un polittico di Giovanni di Paolo, il ritratto di gentildonna con la bimba (Contessa di Porto?) di Paolo Veronese. Nella Collezione Frick: la "Tentazione di Cristo" di Duccio (pannello della "maest" di Siena), il ritratto del Doge Vendramin di Gentile Bellini, "S. Francesco che riceve le stigmate" in un vastissimo paesaggio, di Giovanni Bellini, l'"Annunciazione" di Fra Filippo Lippi, il ritratto di Pietro Aretino di Tiziano. Nella Collezione Bache: l'"Incoronazione della Vergine con quattro Santi" di Botticelli, un profilo di giovane donna di Paolo Uccello o Domenico Veneziano; un tondo con la "Fuga in Egitto" di Cosm Tura, riscontro del tondo del Museo Fogg; il ritratto di Francesco Sassetti col nipote, del Ghirlandaio; "Madonne" del Crivelli, del Signorelli e di Filippino Lippi.
.
Istituti di carattere privato da considerarsi oggi semi-pubblici sono - limitandosi sempre ai pi importanti - in primo luogo la Collezione di M.rs Isabella Stuart Gardner di Boston, una delle pi scelte e tipiche raccolte private di pittura italiana degli Stati Uniti, formata per la massima parte col consiglio del Berenson, al quale l'America deve viva gratitudine per il contributo di dottrina dato a parecchie delle sue grandi istituzioni d'arte, la Collezione Widener di Filadelfia, altro bell'insieme di pittura italiana, le collezioni Lehman, Griggs, Kress di New York, la Collezione Platt di Englewood, la Biblioteca Pierpont Morgan di New York, ragguardevole raccolta di manoscritti e incunaboli (tra cui cimel della miniatura italiana) accompagnata anche da un insieme di dipinti, che si afferma oggi disperso e del quale , o era, vanto il ritratto di Giovanna Tornabuoni di D. Ghirlandaio.
.
Capolavori di tali raccolte sono: nella Collezione Gardner: la cosidetta "Madonna dell'Eucaristia", gi di propriet Chigi, del Botticelli e la "Tragedia di Lucrezia" del medesimo; il ritratto del Cardinale Inghirami (originale di quello di Pitti), di Raffaello; un ritratto in miniatura di ragazzo turco di Gentile Bellini; un polittico di Simone Martini, una "Madonna e Santi", unica opera firmata e datata (1307) di Giuliano da Rimini; un profilo maschile di Masaccio; un affresco con Ercole, di Piero della Francesca; un profilo di donna di Domenico Veneziano; un tondo con la "Circoncisione", di Cosm Tura della stessa serie degli altri due della collezione Fogg e della collezione Bache, il "S. Giorgio con la principessa" di Carlo Crivelli, il "Ratto di Europa" di Tiziano, firmato, della serie mitologica di Bridgewater House, della Wallace(117), ecc. Nella Collezione Widener: il "Festino degli Dei" di Giambellino firmato e datato 1514; il "David" di Andrea del Castagno; la "Giuditta" del Mantegna; la "Piccola Madonna Cowper" di Raffaello; i ritratti di Irene e di Emilio Spilimbergo di Tiziano; il ritratto di Bianca Maria Sforza di Ambrogio de Predis, ecc. Inoltre, nella Collezione Kress, gi donata alla Galleria di Washington: la "Chiamata dei figli di Zebedeo" di Duccio, altro frammento della "maest" di Siena, una "Madonna" di Giotto, parte di un polittico smembrato(118), e un noto dipinto pregevolissimo e misterioso, di carattere spiccatamente giorgionesco (il Maestro dell'"Adorazione Allendale") rappresentante l'"Adorazione dei pastori", gi di propriet di Lord Allendale a Londra.
.
Per le collezioni americane si possono consultare le seguenti pubblicazioni: BERNARDO BERENSON, Dipinti veneziani in America, trad. di Guido Cagnola, Milano, 1919; L. VENTURI, Pitture italiane in America, Milano, 1931; e la Rivista: Art in America, che si pubblica da circa trent'anni.
.
TAVOLA 82. BONIFACIO BEMBO: Ritratti di Francesco e Biancamaria Sforza. Milano. Pinacoteca di Brera.
TAVOLA 83.  PIERO DELLA FRANCESCA: Ritratti di Federico da Montefeltro e di Battista Sforza. Firenze. Galleria degli Uffiz.
...
.
...
B) IN ITALIA. (119)
...
.
...
ALESSANDRIA.
...
.
...
Il Museo Civico.
.
Oltre a materiale archeologico e numismatico contiene pregevoli paramenti sacri e corali miniati del Rinascimento. Nell'annessa piccola Pinacoteca, alcuni dipinti di scuola piemontese, e soprattutto un gruppo di quadri dell'ottocentesco Giovanni Migliara scenografo e vedutista di paesaggi, interni, prospettive cittadine animate da spigliate figurette.
 AMALFI
Il Museo.
 conservato nel celebre "Chiostro del paradiso" annesso al Duomo e che, eretto nel 1266-68,  uno dei pi fantasiosi monumenti della Campania per le sue slanciate arcate acute che s'intrecciano secondo l'uso arabosiculo.
Il Museo comprende due pregevolissimi sarcofagi classici provenienti da Pesto, sarcofagi medioevali, frammenti architettonici e sculturali decorati di mosaici, ecc. (Il Duomo, quasi completamente rifatto, conserva un cimelio assai importante: la porta di bronzo con avanzi di scene sacre incrostate in argento, eseguita a Costantinopoli nella prima met del Mille).
 ANAGNI
Il Duomo.
Costruzione, quale  giunta a noi, della seconda met del secolo 11esimo, in cui si sposano a elementi romanici lombardi echi dell'arte romana e gi qualche accenno gotico.
A tre navate sfocianti in tre absidi semicircolari, essa  di notevole importanza in specie per le sculture cosmatesche, gli affreschi e il suo Tesoro. Sono, le prime, il sepolcro di Pietro, Goffredo e Jacopo della famiglia Caetani, cui appartenne Bonifacio Ottavo nativo di Anagni, opera di Cosma, con i figli Luca e Jacopo, autore del bel pavimento, anch'esso cosmatesco; la sedia episcopale affiancata da due leoni di sapore classico, del 1263, lavoro forse del figlio di quel Pietro Vassalletto che si firm nel candelabro di S. Paolo fuori le mura; e il portacero firmato, di altro artista dello stesso nome.
Gli affreschi decorano le vlte e le pareti della cripta con un ciclo iconografico assai complesso in cui appaiono Ippocrate e Galeno, scene bibliche, leggende di Santi, scene dell'Apocalisse, Profeti, ecc., eseguiti verosimilmente nel terzo-sesto decennio del 1200 e raggruppantisi attorno a tre differenti artisti: uno rappresentante pi diretto della tradizione romana, il secondo e il terzo pi legati a diverse correnti dell'arte bizantina.
Il Tesoro  ricco di oreficerie, avor e paramenti a "opera ciprense" e a "opera inglese", preziosi anche sotto il rispetto storico per essere stati donati, alcuni, alla cattedrale, dallo stesso Bonifacio Ottavo (il piviale del grande papa, decorato con grifi, aquile e colombe entro tondi ornatissimi, il piviale ricamato con le figurazioni della vita di Cristo, il paliotto con angeli, Santi, la "Crocefissione" e altre scene sacre).
 ANCONA
La Pinacoteca Nazionale.
Insieme con il Museo Archeologico delle Marche  situata nell'ex convento annesso alla chiesa di S. Francesco delle Scale, tempio gotico, da lungo tempo chiuso al culto, fornito nel 1459 di uno dei due bei portali lasciati in Ancona da Giorgio Dalmata (l'altro  a S. Agostino). Contiene alcune sculture romaniche e del Rinascimento e un gruppo non numeroso di quadri, fra i quali, per altro, due o tre opere di singolare importanza: una piccola "Madonna col Bambino" con fondo di paese di Carlo Crivelli, del primo periodo della sua dimora nelle Marche, una grande pala degli ultimi anni di Lorenzo Lotto con l'"Assunzione della Madonna" (firmata e datata 1550) e una delle pi solenni ancone di Tiziano (firmata e datata 1520) con S. Francesco e S. Biagio il quale addita la Madonna sulle nubi fra angeli al committente Luigi Gozio ragusino, mentre nel fondo s'apre in lontananza una veduta di Venezia. Numerosi quadri e disegni del pittore ottocentista anconetano Francesco Podesti.
Il Duomo di S. Ciriaco.
Questo monumento eretto sulla vetta del monte Guasco sulle cui pendici  adagiata la citt  frutto di ricostruzioni e rimaneggiamenti, avvenuti dal secolo 12esimo al 13esimo, di una precedente basilica paleocristiana o preromanica. Oggi appare quale edificio romanico con echi bizantini e influssi gi gotici. Ha facciata munita di un grande protiro gotico timpanato, e interno a pianta centrale con tre navi per ogni braccio e cupola a dodici lati, di carattere bizantineggiante.
Contiene i frammenti di due plutei marmorei con tarsie gi policromiche, appartenuti all'edificio del secolo 12esimo, e un monumento del Beato Giannelli eretto nel 1509 da Giovanni Dalmata.
Nel museo, disposto in una delle cripte, sono conservati frammenti delle primitive costruzioni, un sarcofago paleocristiano col Prefetto Gorgonico e sua moglie, il Cristo, gli Apostoli e scene sacre, un'urna quattrocentesca, statue, lapidi e un graffito con la riproduzione di una miniatura dell'ottavo secolo raffigurante il Rabbino Giuda (S. Ciriaco) alla ricerca della S. Croce. Nel Tesoro conservato in sagrestia, tra oreficerie e codici, un paliotto di velluto persiano con storie di S. Ciriaco, del secolo 15esimo.
 ANDRIA
Castel del Monte.
Solido e massiccio come se fosse una cosa sola con la roccia sottostante si erge questo insigne monumento dell'architettura sveva in Italia su una montagna isolata delle Murge.
Costruito come castello di caccia (?) da Federigo secondo verso il 1240,  un singolare prodotto di transizione fra il Romanico e il Gotico con una accentuata imitazione di forme classiche, nella decorazione scultorea, che precorrono il Rinascimento. Ha forma di un perfetto ottagono con torrioni, pure ottagonali, agli spigoli, e due piani con otto sale per piano attorno a una corte centrale.
Restato per secoli in abbandono (fu carcere anche ai figli di Manfredi) e spogliato quasi totalmente delle sue decorazioni,  oggi, questa mole, di una profonda armonia architettonica, soltanto uno stupendo rudere di ci che fu; ma basterebbero le sue belle finestre monofore e bifore, romaniche e archiacute, l'elegantissimo portale, le colonne, i capitelli, le mensole, le classiche serraglie di vlta a suscitare il ricordo dell'antica magnificenza dell'edificio d'onde sembra gi sprigionarsi la voce possente di Nicola Pisano.
 AOSTA
La Cattedrale.
La citt alpestre, che vanta a ricordo della sua civilt romana l'arco di Augusto,  ricca di edific monumentali di particolare interesse per la storia dell'architettura valdostana: la chiesa, il campanile, il chiostro di S. Orso e l'abitazione del Priore Giorgio di Challant, o Priorato, tutte costruzioni del Rinascimento. Memorie pi antiche e assai notevoli conserva per la cattedrale originariamente romanica, trasformata nel Quattrocento e nel Cinquecento e dotata di una facciata moderna. Sono esse, particolarmente, il mosaico pavimentale con figurazioni dei mesi, del secolo 12esimo e, nel Tesoro, il dittico consolare di Anicio Probo del 406, il cammeo romano legato con filigrane e perle da un orafo del secolo 13esimo, forse veneto. Ancora nel Tesoro: la magnifica cassa-reliquiario di S. Grato compiuta da Giovanni di Mlines nel 1458, il reliquiario, pi tardo, di S. Giocondo (inizio del secolo 18esimo), calici, busti e bracci reliquiar, pianete di broccato, di velluto, ecc.
Opere del Rinascimento sono, nella chiesa, il coro ligneo di Giovanni Vion, le ricche vetrate, i pittoreschi armad valdostani conservati nella sacristia.
 AQUILA
I Musei Comunale e Diocesano.
Gi male alloggiato in alcune povere stanze a pianterreno del Palazzo Comunale, il primo  stato da qualche anno trasferito, ma con una sistemazione forse soltanto provvisoria, nella ex chiesa detta dei Nobili, e comprende numerose iscrizioni e frammenti architettonici, alcune statue in legno, tra cui un "S. Sebastiano" attribuito con fondamento a Silvestro dell'Aquila, una piccola raccolta di maioliche, suppellettili sacre, qualche bel codice miniato e un gruppo di dipinti quattrocenteschi dell'Italia centrale (due pentastici di Nicola dell'Amatrice con Madonna e Santi, tavole di Sebastiano di Cola, pitture attribuite a Saturnino de' Gatti).
Una notevole raccolta di oggetti d'arte applicata, quasi completamente di carattere sacro,  quella che ha costituito negli ultimi anni il Museo Diocesano nell'ex chiesa di S. Caterina e che consta soprattutto di paramenti, statue lignee, ricami, bolle, diplomi e di parecchi dipinti ma di scarso pregio. Fra le numerose argenterie  una gemma: la croce astile d'argento e smalti di Nicola Gallucci detto Nicola da Guardiagrele, firmata e datata 1434, proveniente dal duomo di Aquila; croce che, con quelle di Guardiagrele (1431) e di Lanciano (1422), con l'ostensorio di Francavilla (1413) e in specie con il grande e suntuoso paliotto del Duomo di Teramo (1448),  fra le opere nelle quali pi alta si espresse l'arte del celeberrimo orafo.
La Chiesa di S. Bernardino.
Aquila che, non ostante la devastazione dei terremoti,  ricca di chiese del periodo romanico-gotico, a cominciare da quella notissima di S. Maria di Collemaggio dalla facciata di vivace policromia, conserva anche la pi alta manifestazione del Rinascimento in Abruzzo nel tempio di S. Bernardino: edificio quattrocentesco, non privo di elementi gotici e fronteggiato da una magnifica facciata eseguita, su disegno di Cola dell'Amatrice, dal 1525 in poi. A tre ordini, segnati, ciascuno, da un diverso ordine classico, e ognuno scompartito da colonne binate; munita di un fregio a formelle scolpite, di tre eleganti portali, e, nel secondo ordine, di una svelta trifora di sapore veneziano che ingentiliscono il robusto organismo architettonico,  monumento pregevole soprattutto per le proporzioni e il ritmo delle masse, la ricchezza del chiaroscuro.
Notevoli opere d'arte all'interno: il fastoso soffitto settecentesco, intagliato e dorato, di Bernardo Mosca, una pala in terracotta invetriata di Andrea della Robbia con la "Incoronazione" e la "Resurrezione", e due sepolcri di Silvestro dell'Aquila: la grandiosa arca di S. Bernardino (1500) condotta con collaboratori, e la tomba, assai pi fine, di Maria Pereyra (1488), che, pur manchevole di originalit per la piena imitazione toscana e romana,  da considerare il capolavoro dell'artista.
 AQUILEJA
La Basilica.
Numerose e varie le fasi di questo monumento-principe del Patriarcato di Aquileja: un oratorio, poi una chiesa paleocristiana, una ricostruzione nel periodo carolingio, radicali trasformazioni e ampliamenti due decenn dopo il Mille, rimaneggiamenti di carattere gotico nella seconda met del Trecento, i quali, con le opere del periodo precedente, hanno dato l'aspetto attuale all'edificio; infine le orme lasciatevi dal Rinascimento.
 a croce latina, a tre navate divise da colonne sorreggenti archi acuti: ha facciata con protiro del IX secolo e, nel lato sinistro, campanile dall'alta mole, romanico nella parte inferiore, trecentesco nella superiore.
Le opere pi ragguardevoli, in ordine di tempo, sono:
Il grande e importantissimo mosaico pavimentale, originario della chiesa del vescovo Teodoro dei primi del Quarto sec., con scene sacre simboliche tra ricche ornamentazioni; nell'abside: affreschi, danneggiati, del tempo della trasformazione del Patriarca Popone (principio del Mille), databili per il fatto che il Patriarca  rappresentato col nimbo quadrato, e perci ancora vivente; nella navata sinistra: il singolare tempietto circolare romanico (il "Santo Sepolcro") a copertura conica sorretta da colonnine, destinato a sacre rappresentazioni; nella cripta, probabilmente del secolo XI: affreschi dei secoli 12esimo e 13esimo con episod tratti dalla Vita della Vergine, di Ges e dei Ss. Marco ed Ermagora, affreschi che, in specie nella "Passione di Cristo" ("Deposizione"), sono saggi fra i pi significativi dell'esasperato stile del bizantinismo patetico. Dinanzi all'altare maggiore, la tribuna, opera assai elegante, del principio del Cinquecento, del ticinese Bernardino da Bissone; l'altare stesso  scolpito da Sebastiano da Osteno.
Nella cosidetta cripta degli scavi, avanzi di murature e mosaici del primitivo oratorio Teodoriano e delle costruzioni seguenti.
Nel cimitero a tergo del campanile  il sepolcro degli Eroi con la tomba, dell'arch. Cirilli, dei dieci Militi Ignoti, fra i quali fu scelto il corpo di Colui che dorme al Vittoriano a Roma.
 AREZZO
Il Museo Civico.
Notevole raccolta di antichit etrusche e romane, vasi, urne e suppellettile varia, provenienti dal territorio, maioliche, armi, sculture medioevali, monete, medaglie, oggetti d'arte, e un gruppo di pitture toscane tra cui una grande pala (1519) di Luca Signorelli con la Vergine, David, Santi, angeli e il donatore Nicola Gramurrini.
La Chiesa di S. Francesco.
(TAV. 23).
Questa chiesa trecentesca gi nobilitata dagli affreschi di Spinello Aretino, in specie nella cappella Guasconi, diveniva celeberrima nella storia dell'arte italiana per il ciclo di affreschi eseguitovi nel coro, dal 1454 in poi, da Piero della Francesca, l'artista che, come gi si accenn,  da considerare una delle pietre angolari nella pittura del Quattrocento.
Gli affreschi rappresentano la leggenda della Santa Croce secondo il racconto tramandatoci da Jacopo da Varagine: la morte di Adamo e l'albero piantato sulla sua tomba, la positura dell'albero nel ponte, la regina di Saba e l'adorazione del ponte, l'intervento di Salomone, poi l'azione di S. Elena fino al sogno di Costantino e alla battaglia di Massenzio. Giovandosi, da un lato, delle esperienze dei predecessori e, dall'altro, precorrendo i tempi, Piero crea qui un poema in cui luce, prospettiva e scienza dei volumi appaiono conquiste nuove a servizio di alata poesia. Su i pittori dell'Italia centrale e settentrionale, e fino al Cinquecento inoltrato, profondo fu l'influsso del grandissimo Maestro e in specie di questa sua opera capitale, in cui l'arte sembra aprire un nuovo mondo con la plasticit delle sue figure salde come rocce e assorte in un ermetismo che le eroizza. Di profonda novit la scena del "Sogno di Costantino" nella tenda illuminata da luci radenti e rossastre: il primo e originalissimo "Notturno" dell'arte italiana.
 ASCIANO
Il Monastero di Monteoliveto Maggiore.
A solo qualche decina di chilometri da Siena si eleva questo antico convento benedettino, gi eremo di Giov. Tolomei che divenne poi il Beato Bernardo. E alla vita e ai miracoli di S. Benedetto sono dedicati affreschi dipinti sulle pareti dei quattro lati del chiostro grande, i quali costituiscono uno dei cicli pi preziosi del periodo del maggior fiore del Rinascimento. Trentasei sono le rappresentazioni di cui nove di Luca Signorelli, condotte tra il 1497 e il '98, e le altre del Sodoma, le quali, iniziate a partire dal 1505, mostrano il Maestro a volte ancora sotto l'influsso della sua educazione piemontese e del suo periodo lombardo, ma pi spesso incline a seguire schemi e caratteristiche di artisti le cui opere si vedeva attorno: il Signorelli nello stesso chiostro, il Pinturicchio nella libreria Piccolomini. Del Sodoma sono pure altri due affreschi con "Ges portacroce" e "Ges alla colonna". Nel complesso monumentale sono conservate anche terrecotte robbiane e numerosi intagli e tarsie di Fra Giovanni da Verona cui appartiene anche il pregevolissimo coro intagliato della chiesa.
 ASCOLI PICENO
La Pinacoteca Comunale.
Situata nell'antico palazzo comunale, comprende, oltre a numerose opere moderne, una raccolta abbastanza ricca, ma inorganica, di dipinti antichi tra cui due gruppi di quadri di Nicola dell'Amatrice e di Carlo Maratta, pitture di Vittore Crivelli, di Pietro Alamanni e di altri scolari di Carlo Crivelli (del Maestro un grandioso polittico, datato 1473, conserva il duomo di S. Emidio), un "S. Francesco che riceve le stimmate" di Tiziano (1561), la "Morte di S. Giuseppe" di Luca Giordano, un bel Paese del Magnasco.
Famoso  il "piviale di Ascoli", non solo per la sua bellezza ma anche per il gran parlare che se ne fece per anni dopo il 1902, quando scomparve misteriosamente dal duomo per riapparire poi in America nel 1905 nella collezione di Mr. Pierpont Morgan che si affrett a farne dono al Comune di Ascoli. Eseguito fra il 1265 e il 1288 nel caratteristico ricamo inglese dal nome di "Opus anglicanum", fu regalato al duomo da Papa Nicola IV, e reca in due zone pi figure di papi con vescovi e arcivescovi, mentre in una terza sono rappresentate sei storie con scene di martirio di Pontefici santi: Giovanni, Marcello, Pietro, Cornelio, Clemente e Fabiano.
Nel Palazzo del Popolo si conserva un museo archeologico comunale con una piccola sezione medioevale e del Rinascimento, con oggetti barbarici della necropoli di Cartel Trosino(120), con qualche pezzo di oreficeria, corali miniati e maioliche.
 ASSISI
La Pinacoteca Civica e il Museo Francescano.
La prima  nel Palazzo Comunale e comprende marmi, disegni, ceramiche, nonch alcune pitture di artisti assisiati (Tiberio d'Assisi, Dono Doni, ecc.); il secondo  nel convento dei Cappuccini e consta di pitture, sculture, disegni, antichi e moderni, di soggetto francescano e che si riferiscono a Santi e a personaggi dei diversi Ordini Francescani, giovando alla conoscenza e all'iconografia degli Ordini stessi.
La Basilica di S. Francesco.
Arte e fede hanno fatto di questo duplice tempio uno dei santuari insigni e famosi della cristianit. Duplice perch consta di due chiese sovrapposte e indipendenti: l'una, inferiore, iniziata nel 1228 quando Francesco fu proclamato Santo, come suo sepolcro; l'altra, seguta alla prima e di stile gotico come questa, ma di un gusto pi puro e riecheggiante pi caratteristiche forme d'oltr'alpe, che nella chiesa inferiore sembrano attutite da elementi romanici e dalla stessa robustezza delle strutture. L'una e l'altra sono coperte di affreschi che costituiscono il pi cospicuo tesoro della pittura toscana (fiorentina e senese) e romana dei secoli 13esimo e 14esimo.
La chiesa inferiore. -  a una navata absidata, munita di transetto, divisa in cinque campate con, ai fianchi, cappelle aperte in un secondo tempo, come  forse di un periodo alquanto posteriore l'allargamento della prima campata la quale viene per esso ad assumere la forma di nartece. Fra i cicli pittorici e i dipinti principali sono:
Nella cappella della Maddalena, la serie di scene del Vecchio Testamento, storie di Maria Maddalena e figure di Santi, di Giotto e suoi seguaci.
Nella cappella di S. Nicola, affreschi di un seguace di Giotto con storie di S. Nicola.
Nel transetto sinistro, pitture di Pietro Lorenzetti e seguaci con scene della Passione (stupenda di drammaticit la "Deposizione", di una serrata composizione unitaria) e una "Madonna col Bambino tra S. Francesco e S. Giovanni Evangelista"; e quella raffinatissima, con i Ss. Francesco e Giovanni Battista, pure di mano di Pietro, nel capocroce sinistro.
Nel transetto destro, la Madonna col Bambino, angeli e S. Francesco" di Cimabue, e affreschi con soggetti var (storie della giovinezza di Cristo, scene francescane) di ignoti seguaci di Giotto.
Nella cappella di S. Martino, gli affreschi di Simone Martini con figure di Santi e Sante entro nicchie, e storie di S. Martino, dal prezioso, musicale colorismo.
Infine, nella vlta della crociera, sopra l'altare maggiore, le famosissime "vele" cui la tradizione ha legato il nome di Giotto, ma che oggi la critica  incline a ritenere opera di un discepolo del Grande. Sono le allegorie dei tre voti dell'Ordine Francescano: Obbedienza, Povert e Castit, e l'"Apoteosi del Santo".
Sotto la chiesa inferiore in un'urna di pietra conservata nel luogo originale, entro una cripta moderna, giace il corpo del Santo.
Nel Tesoro, ordinato in alcune stanze del chiostro grande di Baccio Pontelli (1476), sono, tra alcune pitture, pezzi pregevoli di oreficerie.
La chiesa superiore. - Ha forma di croce latina, transetto e abside senza cappelle, con pilieri addossati alle pareti in cui si aprono, sotto le slanciate ogive, alti finestroni istoriati. La grande navata  decorata in basso di un ciclo di 28 affreschi con scene della vita del Santo, stupenda figurazione giottesca (Giotto e scolari) in cui resta fissata nell'arte, per i secoli, l'iconografia francescana. Nella parte superiore, 34 affreschi con le storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, ritenuti in antico di Cimabue, e oggi piuttosto prodotto dell'arte monumentale della scuola romana che fa capo a Pietro Cavallini, al Torriti e al Rusuti. Nel transetto e nell'abside, capolavori di Cimabue: i due affreschi con la "Crocefissione" e quelli con storie di Maria, scene dell'Apocalisse, figure di arcangeli, ecc. Coro con stalli intarsiati di Domenico Indivini, della fine del Quattrocento.
 BARI
La Basilica di S. Nicola.
Con le magnifiche cattedrali di Ruvo, di Bitonto, di Trani  esempio tipico dell'architettura romanico-pugliese, anzi , di queste cattedrali, il prototipo. Eretta fra gli ultimi anni del secolo XI e il principio del secolo 12esimo,  a tre navate scompartite da colonne e pilastri e ha quattro campanili, di cui due absidali, due ai lati della facciata. Sulla vlta delle navate laterali si svolgono i matronei collegati da un ballatoio che corre lungo la facciata stessa. Per la bellezza dei capitelli e di alcuni dei portali, per il giuoco degli archi e delle logge, per la sua caratteristica di trovarsi circondato da quattro corti (le corti del Palazzo del Catapano) che un tempo formavano come un anello cintato attorno all'edificio,  uno dei templi pi  singolari dell'Italia meridionale.
Il ciborio che sovrasta l'altare maggiore  del secolo 12esimo; degli ultimi anni del secolo XI la cattedra marmorea del vescovo Elia (sorretta da figure di saraceni) che mostra l'influsso potente degli scultori coevi dell'Italia settentrionale.
 BASSANO DEL GRAPPA
Il Museo Civico.
Contiene, oltre disegni, bronzi, una raccolta numismatica e materiale vario, per la storia della regione, numerose e ottime tele dei Bassano - Jacopo, Francesco e Leandro - che qui possono essere assai bene studiati nelle differenti loro fasi (di Jacopo, opere di prim'ordine quali la "Madonna con Santi e i donatori della famiglia Soranzo", quadro giovanile datato 1536, e il tardo "Battesimo di Santa Lucilla", tutto sprazzi di luce). Inoltre un bel "Presepio" di G. B. Tiepolo e altre opere di veneti (Guariento, Vivarini, ecc.), una "Deposizione" del Perugino datata 1517, due tipici "Interni" del Magnasco.
Inoltre parecchi gessi (dell'"Ebe", della "Venere Italica", della statua di Carlo terzo di Borbone, ecc.) e disegni del Canova, l'epistolario del grande scultore e una raccolta copiosissima d'incisioni antiche, fondata dallo stampatore Antonio Remondini (secolo 18esimo) che ebbe la pi nota officina, continuata e sviluppata dai discendenti, per la produzione di stampe popolari(121).
 BELLUNO
Il Museo Civico.
Ha sede nel Palazzo dei Notai e contiene una piccola raccolta di sculture medioevali e moderne, oggetti di scavo della regione, pochi quadri e soprattutto un bel gruppo di medaglie, placchette e piccoli bronzi del Rinascimento.
 BENEVENTO
Il Museo Provinciale.
 allogato nel Castello (secolo 14esimo) ed  composto prevalentemente di materiale archeologico, ma vi si conservano anche frammenti architettonici, iscrizioni e altri elementi medioevali provenienti dalla citt e dal territorio.
Il Duomo.
Nella forma attuale  ricostruzione dei secoli 12esimo-13esimo di un precedente tempio antichissimo.
A conferirgli grande pregio sono soprattutto:
la porta di bronzo della prima met del Duecento con 36 riquadri comprendenti rilievi con scene della vita del Cristo, l'arcivescovo in cattedra, e ritratti di 24 vescovi: capolavoro di scultura romanica di uno sconosciuto artista meridionale emulo di Bonanno da Pisa, ma pi profondo di lui nell'espressione drammatica;
i due pergami (in origine uno solo, del secolo 13esimo) rielaborati al principio del Trecento da due artisti toscani: Nicola da Monteforte e un seguace di Arnolfo di Cambio;
il Tesoro, ricco di importanti arredi sacri, di oggetti profani e di una copiosa e superba raccolta dei pi var paramenti.
 BERGAMO
La Galleria dell'Accademia Carrara.
Il primo nucleo di questa preziosissima Galleria, composta in gran parte di opere di piccole dimensioni,  formato dalle raccolte del Conte Giacomo Carrara che leg il suo nome alla fondazione dell'Accademia di belle arti, e che all'Istituto, nel 1795, destin le sue opere di arte antica. A tale nucleo vennero aggiungendosi altri due fondi: quello della Galleria Lochis e l'altro del critico d'arte senatore Giovanni Morelli(122); in seguito molte altre donazioni, ma di assai minore importanza e che non hanno alterato la primitiva fisionomia della Galleria; come nelle sue linee generali l'ordinamento  restato quello datole da Corrado Ricci nel 1912.
Altissima  la qualit delle opere specialmente del secolo 15esimo, venete, lombarde e toscane, conservate in questo eletto istituto: fra le sue gemme si possono ricordare: una "Madonna" di Cosm Tura e una del Mantegna, il profilo di Lionello d'Este del Pisanello, tre "Madonne" di differenti periodi di Giovanni Bellini, la "Storia di Griselda" del Pesellino, la tavola con i "Tre Crocefissi" del Foppa, firmata e datata 1456, una Madonna col Putto, firmata, di Carlo Crivelli, la "Storia di Virginia romana" e il profilo di Giuliano de' Medici di Botticelli, "S. Girolamo e S. Alessio" di Gregorio Schiavone, la "Nascita della Vergine" del Carpaccio - una delle sei pitture della serie della scuola degli Albanesi a Venezia(123) - lo "Sposalizio di Santa Caterina" e il ritratto di Lucina Brembati di Lorenzo Lotto, nonch le tre predelle della sua pala nella chiesa di S. Bartolomeo, il "S. Sebastiano" di Raffaello, e poi tutta una serie di ritratti di G. B. Moroni tra cui i due famosi, a figura intera, di Bernardo e Pace Spini, pi figure di Santi del Bergognone, parecchie e pregevoli opere del Cariani, numerosi piccoli quadri di G. B. Tiepolo, delicatissime vedute del Guardi, scene veneziane di Longhi, ecc. Infine due gruppi cospicui di opere di due bergamaschi del periodo barocco: ritratti i Fra Vittore Ghislandi e Nature morte di Evaristo Baschenis.
La Cappella Colleoni.
Sorge nella zona di Bergamo alta che  il centro monumentale della citt: presso l'antico Broletto, presso il duomo, nobilitato da capolavori del Tiepolo e di Sebastiano Ricci, presso la basilica di S. Maria Maggiore (secolo 12esimo) ricca di stupendi arazzi, di sculture, d'intagli.
Commessa dal condottiero bergamasco Bartolomeo Colleoni, quale propria cappella sepolcrale, a Giovanni Antonio Amadeo, ha una facciata ornatissima che  tutta un trionfo di marmi scolpiti e policromi nel portale, nelle finestre, nel rosone, nelle edicole, nella galleria che la corona: esempio tipico della fiorita architettura lombarda del Rinascimento.
Appartengono all'Amadeo anche i due monumenti funebri dell'interno: quello del Condottiero, sormontato dalla statua equestre eseguita dal tedesco Sisto Siry, e l'altro, della figlia di lui, Medea: una delle pi squisite opere del Rinascimento lombardo; entrambi decorati di intagli marmorei e vivaci di colore.
Sono prodotto insigne di Giambattista Tiepolo trentacinquenne le pitture della vlta: le quattro figure delle Virt frescate nei peducci e le tre grandi composizioni nei nicchioni delle pareti, in alto, con episod della vita del Battista cui la cappella fu dedicata: la "Predicazione alle turbe", il "Battesimo di Ges" e la famosa "Decollazione", di un quasi profano effetto scenografico.
 BOLOGNA
La Pinacoteca Nazionale.
Formatasi nel periodo napoleonico principalmente con il ritorno da Parigi di tante opere insigni di cui il Bonaparte aveva spogliata la citt, si  poi arricchita durante l'Ottocento con acquisti e legati importantissimi tra cui il dono della Galleria Zambeccari nel 1881.  restata dall'inizio nella sede attuale che fu gi collegio dei Gesuiti, notevolmente ampliata, dopo la prima guerra mondiale, con tutta un'ala destinata soprattutto alle grandi pale d'altare dei pittori bolognesi del tardo Cinquecento e dei due secoli successivi.
L'opera cui  affidata la fama mondiale dell'Istituto  l'"Estasi di S. Cecilia" di Raffaello, finita nel 1515 per la chiesa di S. Giovanni in Monte, e che segn una data nella storia della pittura emiliana e romagnola per avere introdotto in questa regione il "Raffaellismo" a tutto scapito della sincera arte locale.
Nonostante che ragguardevoli opere di altre regioni italiane possegga la Galleria (il grandioso polittico, firmato, di Antonio e Bartolomeo Vivarini, la "Madonna in gloria" del Perugino, la "Madonna con S. Margherita" del Parmigianino", la sculturale tempera con la Madonna e Santi (la "pala del Fro dei Mercanti") di Francesco del Cossa, la "Deposizione" di Ercole de' Roberti, ecc.),  soprattutto l'arte bolognese a trovarsi qui rappresentata con numerosi esemplari e cos significativi che in nessun altro Istituto sia possibile, come qui, uno studio completo di essa. In primo luogo  da citare il gruppo delle opere di Francesco Francia (tra cui l'ancona Felicini del 1494 e le due Paci che testimoniano la sua attivit di orafo), e, con esso, la "Madonna degli Scalzi" e quella Bargellini di Ludovico Carracci, il "S. Guglielmo d'Aquitania" e la "Madonna con S. Bruno" del Guercino, la "Comunione di S. Girolamo" di Agostino Carracci (che ispir quella del Domenichino nella Galleria Vaticana) e tutta la serie delle pitture del Tiarini e di Guido Reni che ha lasciato nella Pinacoteca bolognese un capolavoro: il ritratto della madre.
Fra i dipinti moderni sono importanti i disegni, abbozzi e stud di Luigi Serra.
Il Museo Civico(124).
(TAV. 44).
Contiene una ricca sezione medioevale e moderna che comprende armi, avor, smalti, pregevolissimi vetri, numerose e magnifiche majoliche (tra cui un piatto di Mastro Giorgio, datato 1535), medaglie dei pi insigni medaglisti italiani, sculture del Rinascimento tra cui frammenti di un altare di Jacopo della Quercia, e il modello originale in bronzo del "Nettuno" di Giambologna, corali miniati della scuola Bolognese, oggetti var, ecc.
Il Museo d'arte industriale.
Ha sede nel palazzo Davia Bargellini ed  composto, oltre che di una raccoltina di quadri (fra cui la "Madonna dei denti" del 1345, firmata da Vitale da Bologna) che formavano un tempo la Galleria Davia Bargellini, di gruppi di oggetti diversi di arte industriale, tra i quali soprattutto notevoli i mobili bolognesi anche rustici, particolarmente del periodo barocco.
La Basilica di S. Petronio.
(TA V. 25).
Sebbene la costruzione di questa Basilica sia restata interrotta all'altezza del coro e ne manchino la parte posteriore della nave principale, la nave trasversa e la cupola, il monumento  uno dei pi imponenti della cristianit. Iniziata negli ultimi anni del secolo 14esimo,  veramente magnifico esemplare di Gotico italiano con i suoi dieci colossali e sveltissimi piloni polistili, a fascio, di cotto, sorreggenti slanciate ogive.
Affiancano le due navi laterali undici cappelle per lato, chiuse, nella maggior parte, da pregevoli transenne marmoree e ricche di pitture, sculture, intagli in legno e intars. Qui ci si limita a citare il capolavoro che rende famosa la basilica: la serie di sculture di Jacopo della Quercia che decorano il portale mediano della facciata, restata incompiuta, nel suo rivestimento, all'altezza dei portali stessi.
L'opera di Jacopo condotta dal 1425 fino alla sua morte, e degno coronamento del suo genio, comprende due delle tre sculture a tutto tondo che campeggiano nella lunetta del portale maggiore, e cio la "Madonna col Bimbo e S. Petronio", i cinque bassorilievi dell'architrave con la "Nativit", l'"Adorazione dei Magi", la "Purificazione", la "Strage degli Innocenti" e la "Fuga in Egitto", le mezze figure di Profeti nello sguancio del portale stesso e le dieci stupende scene della Genesi che ornano i pilastri, e che vanno dalla "Creazione dell'uomo" al "Sacrificio d'Isacco", monumento fra i pi alti della scultura italiana, del Rinascimento.
La Chiesa di S. Giacomo Maggiore
e l'Oratorio di S. Cecilia.
La chiesa, che  di stile di transizione fra il Romanico e il Gotico, fu iniziata nel 1267, compiuta alla met del secolo seguente.  ad una sola navata ed ha, come S. Francesco, deambulatorio attorno al coro e dietro di esso una serie di cappelle raggianti.
 notissima per la Cappella Bentivoglio che presenta sull'altare il capolavoro di Francesco Francia (1499) e sulle pareti tre grandi tempere di Lorenzo Costa con rappresentazioni petrarchesche del Trionfo della Fama, del Trionfo della Morte e con la "Famiglia Bentivoglio adorante la Vergine in trono". Poco lontano, nel deambulatorio, la magnifica tomba di Antonio Galeazzo Bentivoglio (in origine, per un membro della famiglia ferrarese dei Vari), opera di Jacopo della Quercia.
Annesso alla chiesa sorge l'oratorio di S. Cecilia, monumento di particolare interesse per la conoscenza della pittura bolognese del primo Cinquecento e soprattutto dei pi diretti scolari del Francia, che in nessun altro luogo come qui possono essere cos bene identificati.  una vasta sala rettangolare coperta da vlta a botte lunettata e adorna nelle pareti di dieci grandi affreschi, commessi nel 1504-06 da Giovanni Bentivoglio e raffiguranti le storie di S. Cecilia e S. Valeriano. Due di esse sono di Francesco Francia, due di Lorenzo Costa, due del Chiodarolo, due di Amico Aspertini, due del Tamaroccio.
Le Chiese di S. Domenico e di S. Francesco.
L'uno e l'altro di questi due grandiosi templi gotici debbono la loro fama soprattutto a due monumenti insigni che sono in essi conservati.
In S. Domenico, la grande arca del Santo eretta nella cripta tra il 1264 e il 1267 in semplice forma di sarcofago, adorno di bassorilievi, e che, gi attribuita a Nicola Pisano,  oggi riconosciuta, nella quasi totalit delle sculture, opera del seguace Fra Guglielmo(125). Trasportata al principio del Quattrocento in una cappella della chiesa, fu ampliata da Nicol da Bari, detto appunto, da questa sua opera, Nicol dall'Arca. Questi vi aggiunse una grande cimasa e la parte superiore a forma di piramide ornata da statue di Santi, Profeti, l'Eterno e un angelo portacero. Nel 1494 Michelangelo imprime al sepolcro famoso il suggello dell'arte sua con una figura di santo (S. Petronio) e con quella dell'altro angelo portacero. Altre opere pure di gran pregio adornano il tempio: una tavola di Filippino Lippi - 1501 - con lo "Sposalizio di Santa Caterina e Santi", il monumento ad A. Tartagni del fiorentino Francesco di Simone Ferrucci, seguace del Verrocchio, il busto in terracotta di S. Domenico, di Niccol dall'Arca, le tarsie di Fra Damiano - prima met del Cinquecento - con storie bibliche e del Nuovo Testamento, il reliquiario, tardo-gotico, del capo di S. Domenico, di Jacopo Roseto, del 1383, un grande "Crocefisso" firmato da Giunta Pisano.
In San Francesco - costruito alla met del Duecento, in pretto stile gotico, con poderosi contrafforti ad archi rampanti all'esterno e, all'interno, la caratteristica, pi comune oltr'alpe, e meno in Italia, del peribolo che gira attorno al coro isolandolo e in cui si apre a raggiera una serie di nove cappelle - sono bei monumenti sepolcrali (tra cui quello di papa Alessandro V di Nicola Lamberti e Sperandio e quello di Vianesio Albergati di Francesco di Simone Ferrucci), mentre sut'altar maggiore si conserva l'ancona monumentale, capolavoro degli scultori veneziani Jacobello e Pier Paolo dalle Masegne. Eseguita tra 1388 e il 1392,  divisa in due ordini sovrastanti una grande predella con storie di San Francesco: nel primo la "Incoronazione della Madonna", fiancheggiata da Santi a figura intera; nel secondo, il Padreterno tra busti di altri otto Santi.
Su un sagrato dietro l'abside di S. Francesco sono le tombe dei Glossatori (dottori dello studio bolognese, commentatori dei testi del giure romano, secolo 13esimo) con l'urna sepolcrale sorretta da colonne e sormontata da una piramide.
La Fontana del Nettuno.
Sorge in piazza Vittorio Emanuele, ed  detta popolarmente del Gigante per la colossale figura di Nettuno, impugnante il tridente, che la sovrasta. Il disegno della fontana, commessa da papa Pio IV,  di Tommaso Laureti; le sculture in bronzo - quella del Nettuno e le altre in basso (sirene, putti e delfini) - sono del Giambologna. Il modellino originale  nel Museo Civico,
 BOLZANO
Il Museo Civico dell'Alto Adige.
 modernamente ordinato in un palazzetto a s ed  di notevole interesse per l'arte, la storia, il costume, le tradizioni della regione. Comprende una raccolta di antichit, qualche pittura di scuola locale, numerosi e svariati oggetti di arte applicata e di carattere folcloristico nonch alcuni interni rustici di localit altoatesine.
 BRESCIA
La Galleria Civica.
Due raccolte, una di propriet un tempo dei conti Martinengo, l'altra dei conti Tosio, hanno contribuito a formare questo istituto allogato nel palazzo Martinengo da Barco, e di particolare interesse per lo studio della pittura bresciana del Quattro e soprattutto del Cinquecento, che vi figura con numerose e belle pale dei due pi operosi esponenti della scuola stessa: il Moretto da Brescia e Girolamo Romanino, copiosamente rappresentati nelle diverse e ricche chiese della citt. Non vi mancano notevoli opere di altre regioni italiane, fra le quali eccellono il "Redentore benedicente" di Raffaello e un frammento prezioso del quadro assai importante, oggi perduto, col quale il Maestro inizi la sua carriera artistica: l'"Incoronazione di S. Nicola da Tolentino", dipinto nel 1501, e che  la prima delle quattro pale(126) eseguite dall'Urbinate nella sua dimora a Citt di Castello (altri due frammenti dello stesso quadro nella Galleria Nazionale di Napoli). Da notarsi, anche, un'interessante tavola con S. Giorgio che uccide il drago di artista prossimo a Jacopo Bellini, un'altra di Lorenzo Veneziano, uno stendardo del Foppa, l'"Adorazione dei pastori" di Lorenzo Lotto, la "Nativit" del Savoldo, ritratti di Boccaccio Boccaccino, di G. B. Moroni, del Tintoretto, e una ricca serie di affreschi provenienti da edific bresciani, tra cui alcuni presumibilmente del Ferramola.  notevole anche la raccolta di disegni e stampe.
Il Museo Cristiano.
Fa riscontro, col suo nome, al Museo Romano di cui pure si onora la citt di Brescia. Di propriet comunale, ha sede nella cinquecentesca ex-chiesa di S. Giulia (sovrastante una chiesa pi antica, di S. Salvatore, con affreschi dei secoli 13esimo-15esimo), ed  composto di sculture, avor, oreficerie, medaglie, smalti e armature, del Medioevo e del Rinascimento, di singolare importanza artistica e storica. Ha fama soprattutto per alcuni cimel dell'alto Medioevo: la Lipsanoteca (cassetta di reliquie), in avorio, del Quarto secolo, con storie di Cristo e di S. Pietro, scene del Vecchio Testamento e delle Parabole, la croce del secolo ottavo, detta di Desiderio, in lamina d'argento dorato tempestata di gemme e cammei antichi e munita di un medaglione di vetro dorato e dipinto (secolo terzo o IV) con i presunti ritratti di Galla Placidia, Valentiniano terzo ed Ezio (?); il dittico Queriniano eburneo del terzo secolo con le raffigurazioni amatorie di Elena e Paride, il dittico del Console Boezio (secolo V), un foglio di quello di un magistrato della famiglia Lampad (del secolo IV?), ecc.
 BUONCONVENTO
La Pinacoteca Comunale.
 una piccola raccolta allogata presso la chiesa parrocchiale e comprende alcuni quadri senesi e pochi oggetti d'arte, anch'essi senesi, del Tre e del Quattrocento.
 CAGLIARI
Il Museo Nazionale.
Fondato al principio dell'Ottocento, straordinariamente arricchitosi durante il secolo scorso e sistemato al principio di questo secolo in un edificio moderno nella parte alta della citt presso una delle torri dell'antico castello, comprende una grande raccolta di antichit sarde, puniche, greche, romane, medioevali, ed ha, annessi, un cospicuo medagliere e una Pinacoteca con dipinti di scuola locale e catalani che provengono in gran parte da chiese Cagliaritane, nonch un'interessante collezione di antichi oggetti dell'artigianato locale, caratteristici dell'isola: cassoni, tappeti, ricami, oreficerie, ecc.
 CAMERINO
La Pinacoteca Civica.
Nella chiesa dell'Annunciata. Pi opere di Girolamo di Giovanni, una del 1449, e una anteriore al 1473: date estreme della sua produzione artistica; una terza, firmata e datata 1463.
 CAPODISTRIA
Il Museo Civico.
Ordinato nel palazzo Tacco, consta di sculture in parte provenienti da edific della citt e di pitture di scuola veneta tra le quali una tela del Carpaccio ("il Podest e i Consiglieri di Capodistria") e due di suo figlio Benedetto (la "Madonna e Santi", l'"Incoronazione della Vergine"), una "Madonna in trono e angeli", datata 1489, di Alvise Vivarini, alcuni bei bronzi, tra cui il battente dello stesso palazzo Tacco, attribuito a Tiziano. Aspetti, cassoni, antiche vestimenta, cimel storici e curiosit folcloristiche, come la ricostruzione di una vecchia cucina di Capodistria.
 CAPUA(127)
Il Museo Provinciale Campano.
Ha sede nel palazzo quattrocentesco dei Duchi di S. Cipriano ed  di interesse prevalentemente archeologico. Ma conserva anche oggetti d'arte medioevale e del Rinascimento, tra i quali debbono avere una particolare menzione le sculture di classico stile provenienti dal distrutto Castello delle Torri, costruito da Federigo II, e specialmente i due busti dei consiglieri dell'Imperatore (Pier delle Vigne e Taddeo da Sessa) e la testa colossale ritenuta personificare Capua, che ornavano l'arco di trionfo. Opere, queste, che preludono alle auliche sculture dello stupendo pergamo, splendente di mosaici, di Nicola di Bartolomeo da Foggia, nel Duomo di Ravello (1272).
La Chiesa di S. Angelo in Formis.
Tempio benedettino-cassinese dovuto, nella sua forma attuale, alla ricostruzione fattane nel 1073, poco dopo terminata la riedificazione della chiesa di Montecassino, dall'abate Desiderio(128) per iniziativa del quale, e a mezzo degli artisti che egli aveva chiamato intorno a s, si diffuse tanto fervore di opere in Campania. Come in contemporanei monumenti della regione, in S. Angelo in Formis elementi romanici lombardi e altri di origine mussulmana e bizantina (quali la forma delle arcate del portico e, all'interno, i resti del pavimento) si sposano a quelli di pura tradizione latina che si affermano per es. nel portale classico fornito di una iscrizione ricordante appunto l'abate Desiderio.
Quasi per intiero l'interno della chiesa, che  di tipo basilicale a tre navate e tre absidi,  rivestito di affreschi che nella navata centrale sono sovrapposti a tre ordini con storie della vita del Cristo e del Battista, e figure di Profeti e Sibille nei pennacchi degli archi, mentre nelle pareti delle navate minori sono scene del Vecchio Testamento. Nell'abside centrale: Cristo in trono e i simboli degli Evangelisti e, sotto, gli arcangeli e l'abate Desiderio che offre il modello della chiesa; nella destra: la Madonna col Bambino tra angeli; nella parete interna della facciata: il Giudizio Universale: pitture databili con quasi assoluta certezza (poich l'abate Desiderio  rappresentato col nimbo quadrato, e cio come ancora vivente) tra il 1073 e il 1086, anno in cui ascese al soglio pontificale.
Le pitture, cui tale sicura datazione accresce importanza consentendo di assumerle come punti cronologici di riferimento, appartengono ad artisti della regione che mentre nell'iconografia si attengono a schemi bizantini, e tanto nell'espressione sentimentale quanto nella esecuzione tecnica anche si rivelano ligi a modelli bizantini, lasciano per sentire, in specie nel colore, una certa tendenza ad affermare una propria personalit occidentale di tipo benedettino.
 CASSINO
L'Abbazia di Montecassino.
Centro massimo dell'Ordine di S. Benedetto (qui morto e sepolto nel 543) e monastero famosissimo nei secoli per la luce di cultura diffusasi dalle sue mura nel mondo attraverso i suoi dotti, con i loro stud storici, scientifici e le loro speculazioni filosofiche, attraverso le sue biblioteche, i suoi archiv, la stamperia, le sue officine scrittorie e miniaturistiche donde uscirono i codici Cassinesi, di capitale importanza nella storia letteraria e artistica nel Medioevo.
Fondati nel 528 da S. Benedetto, il convento e la chiesa, fra devastazioni, saccheggi, terremoti e conseguenti ricostruzioni (di cui importantissima quella compiuta nel quarto ventennio del Mille dall'abate Desiderio - poi papa Vittore terzo - una delle pi alte figure del tempo), non sono giunti a noi che in forme assai tarde, rinascimentali e settecentistiche nei chiostri, seicentesche nella chiesa che conserva dell'antico soltanto un cimelio: la porta di bronzo eseguita a Costantinopoli nel 1066.
La chiesa, ricostruita nella seconda met del Seicento su disegni di Cosimo Fanzaga che, nativo di Lombardia, divenne il grande architetto del Seicento a Napoli,  monumento tipico dell'arte barocca napoletana, in specie per le sue vastissime decorazioni pittoriche dovute a Luca Giordano ed agli artisti che pi o meno direttamente fanno capo a lui: Solimena, De Mura, De Matteis, ecc., i quali affrescarono vlte e cappelle con episod della vita e miracoli di S. Benedetto, storie riferentisi alla Regola e alla Badia, ecc. La decorazione della cupola e della crociera  opera del manierista Belisario Corenzio che vi effigi la gloria di S. Benedetto, Santi, Virt e ancora storie del Santo.
Gli armad intagliati della sacristia, gli stalli del coro, intagliati e intarsiati, il leggio, sono tra gli esemplari pi squisiti della scultura in legno del Seicento quale fu praticata specialmente nel Napoletano.
La cripta, che risale al 1545,  stata decorata ex novo nei primi anni del nostro secolo con pitture, marmi e mosaici da monaci del monastero benedettino di Beuron in Germania.
 CASTELFRANCO VENETO
Il Duomo.
Si cita in queste pagine la cattedrale di Castelfranco (del secolo 18esimo, nelle sue forme attuali) pel solo fatto che essa si onora di uno dei pi puri cimel della pittura italiana e noto nel mondo intiero: la pala di Giorgione detta appunto la Madonna di Castelfranco.  uno dei pochissimi dipinti assolutamente sicuri del Maestro, che rappresenta su fondo di paese con torri e castelli la Madonna assisa col Bambino sopra un alto trono e fiancheggiata da S. Francesco e da S. Giorgio (non S. Liberale, come si pretende da alcuni).
Dipinta nel 1504 per commissione del guerriero Tuzio Costanzo in memoria del proprio figlio Matteo morto giovanissimo, la pala era collocata sull'altare di una cappella dedicata a S. Giorgio, donde, in un rimaneggiamento della chiesa, and a finire appesa ad una parete del presbiterio. Nel 1934, costruitasi presso il capocroce destro una nuova apposita cappella, sull'altare vi  stato collocato in ottima luce il capolavoro, che pu esservi ammirato in tutta la splendente maga del favoloso colore e nelle sue virt di opera fondamentale del Cinquecento italiano: prima pagina, nel nostro Rinascimento, di puro pittoricismo tonale. Nella parete a fianco della pala, di cui un cautissimo restauro ha nello stesso anno 1934 assicurata la conservazione,  stata infissa la pietra tombale di Matteo Costanzo.
 CASTIGLIONE A CASAURIA
La Basilica di S. Clemente a Casauria.
La costruzione di questo monumento, il pi insigne, per storia e arte, dell'Abruzzo, risale, per opera di monaci benedettini, alla seconda met del IX sec., al tempo, cio, della traslazione in luogo delle ossa di S. Cle~ mente (a. 872); ma dell'antica chiesa unico resto  la cripta. Nell'aspetto attuale esso  in gran parte ricostruzione dell'abate Leonate (a. 1176), la quale, per quanto rimaneggiata in seguito, a partire dal secolo 14esimo, anche a cagione dei terremoti onde fu distrutto il monastero, conserva tutto il suo carattere di edificio di transizione fra il romanico e il gotico borgognone. Per la sua architettura e le sue sculture di questo periodo romanico-gotico e per la fusione di tali stili  il monumento prototipo di quella scuola che da esso si chiam casauriense.
Fronteggia la fabbrica un grandioso ed elegantissimo portico a tre arcate (la centrale a tutto sesto, le laterali a sesto acuto) cui sovrasta un vano gi adibito ad oratorio dedicato a S. Michele arcangelo e che, per il caldo colore ambrato della pietra, crea fra il verde una incomparabile visione.
All'interno - che  a croce latina e a tre navate divise da grandi pilastri con archi acuti e con una sola abside semicircolare - si accede per tre porte decorate da sculture di arte spiccatamente borgognona del secolo 12esimo, e delle quali la mediana, affiancata da statue, reca nella lunetta il Cristo tra Santi e l'Abate Leonate che presenta il modello della chiesa, mentre nell'architrave sono storie della traslazione del corpo di S. Clemente e della fondazione della badia. Arricchiscono l'interno un ornatissimo pergamo della fine del secolo 12esimo, o del principio del 13esimo, con grandi rosoni scolpiti sulle facce a potente rilievo fra fogliami e volute, un candelabro pasquale, a due lanterne su ricco capitello corinzio e policrome di mosaici (secolo 13esimo), e il ciborio sovrastante il sarcofago cristiano dei bassi tempi che funge da altare maggiore, ciborio gi quattrocentesco ma d'imitazione di forme pi antiche, con frontoni trilobati recanti bassorilievi in stucco con l'Annunciazione, simboli degli Evangelisti, draghi, angeli in forma di vittorie alate e, nel fregio posteriore, altre storie della fondazione della badia.
 CASTIGLIONE FIORENTINO
Pinacoteca Comunale.
Questo antico e caratteristico borgo ha nel Palazzo Comunale un'interessante Galleria. Vi figura un "Crocefisso" di Margaritone di Arezzo (meglio rappresentato nella chiesa di S. Francesco con la nota tavola del santo patrono, firmata), una Madonna col Bambino di Taddeo Gaddi, due pannelli di Giovanni di Paolo datati 1458, e pi dipinti di Bartolomeo della Gatta. Inoltre numerose opere d'arte e oreficerie tra cui un busto reliquiario di S. Orsola, in argento ornato di smalti, del secolo 15esimo.
 
 CASTIGLIONE OLONA
Il Battistero.
(TAV. 22).
Nella piccola cittadina di Castiglione Olona, ricca di ricordi del card. Branda Castiglioni, originario e mecenate del luogo, e a breve distanza dalla chiesa collegiata che, a sua volta, ha nell'abside pitture di Masolino da Panicale e di collaboratori toscani, sorge il Battistero tutto affrescato da questo raro Maestro toscano del primo Rinascimento. Eseguiti nel 1435, in una seconda venuta dell'artista a Castiglione, queste pitture raffigurano gli episod della vita del Battista e culminano nella scena del "Battesimo" rappresentata nel fondo, mentre sulle vlte (poich due sono gli ambienti dell'edificio divisi da una arcata) sono raffigurati il Padre Eterno con angeli e gli Evangelisti. Alcuna delle pitture  un poco guasta, tutte le altre sono mirabilmente conservate. Per la variet dei costumi, per la festosit delle tinte chiare e rosate, per lo smalto del colore, per il piacevole e fresco spirito narrativo delle composizioni  di singolare importanza questo squisito documento della penetrazione in terra lombarda della pittura toscana e delle forme nuove, di arte internazionale, che aprono il Rinascimento italiano.
 CATANIA
Il Museo Civico.
 ospitato nel duecentesco castello Ursino eretto da Federigo secondo e consta, nella maggior parte, degli avanzi delle grandi collezioni del principe di Biscari. Comprende sculture e raccolte di antichit greche, romane, paleocristiane, bizantine, del Rinascimento e barocche.
Al secondo piano, fra collezioni di majoliche, antiche vestimenta e svariati oggetti d'arte applicata,  anche una piccola Pinacoteca in cui ha rilievo una primitiva e bella "Madonna in trono" di Antonello De Saliba, firmata e datata 1497.
 CITT DI CASTELLO
La Pinacoteca Comunale.
Annessa alla Biblioteca e allogata nel cinquecentesco palazzo Vitelli alla Cannoniera, contiene un buon gruppo di pitture, particolarmente umbre e toscane. Le pi importanti sono: una Madonna in trono con sei angeli e un donatore di un ignoto seguace di Duccio che si  appunto convenuto di chiamane col nome di "Maestro di Citt di Castello", una testa di Ges attribuita a Piero della Francesca, una "Madonna in trono" di Antonio Vivarini, il "Martirio di San Sebastiano" del Signorelli (1496), e lo stendardo di Raffaello con la Trinit e due Santi, e la Creazione di Eva e due angeli, una delle prime quattro pale del giovanissimo Maestro, da lui condotte tra il 1501 e il 1504 in Citt di Castello (l'"Incoronazione di S. Nicola da Tolentino", perduta, lo "Sposalizio della vergine" di Brera, la "Crocifissione", gi di propriet Mond, ora alla Galleria Nazionale di Londra, e questo stendardo).
...
.
...
CIVIDALE.
.
Il Museo Nazionale.
.
Istituito nel 1817, ha sede nel palazzo Nordis e comprende anche materiale romano proveniente in gran parte da scavi della regione, ma ha importanza soprattutto per le antichit medioevali e in particolare barbariche. A questo riguardo, anzi, la collezione di Cividale  da considerarsi per la rarit dei suoi cimel la pi pregevole esistente in Italia insieme con i due tesoretti di Nocera Umbra e di Cartel Trosino, che sono ornamento del Museo nazionale delle Terme a Roma e qualche altro oggetto conservato in questo o quel Museo, come la targa in rame sbalzato, con l'Apoteosi di Agilulfo, del Museo del Bargello. Fra le cose pi notevoli: la suppellettile (di Re Gesulfo?) trovata in un grande sarcofago, venuto in luce sotto la piazza Paolo Diacono, la coperta eburnea, del duca Orso (752), con la rappresentazione del Crocifisso e le figurazioni del sole e della luna entro una cornice d'argento ornata di madreperla e pietre dure, il Salterio Gertrudiano di Egberto, vescovo di Treviri, miniato poco prima del Mille, una delle cassettine cosidette italo-bizantine con rappresentazioni pagane, un rarissimo ricamo della seconda met dei Duecento; il mantile della Beata Benvenuta Boiani; ori, monete, medaglie, armi, ecc.
Ma non solo nel Museo di Cividale sono cimel di alto Medioevo, poich tutta la citt ne conserva nelle sue maggiori chiese riflettendo i diversi aspetti barbarici, carolingi, ottoniani e bizantini dell'arte di quella et.
...
.
...
CODIGORO.
.
L'Abbazia di Pomposa.
.
Famoso e glorioso Monastero benedettino sorto nel secolo settimo su un'isola "pomposiana", formata dal Po non lungi da Ferrara; salito nel secolo XI al pi rigoroso fiorire di vita monastica, intellettuale, artistica; in seguito, a poco a poco, nel corso dei secoli, dal Duecento in poi, lentamente decaduto, privato dei suoi tesori culturali, soppresso, finch negli ultimi decenn lo Stato italiano, riconquistata la propriet degli edific monumentali, li ha restaurati e rimessi in valore.
Questi constano della chiesa abbaziale, del monastero e del palazzo dell'abate (Palazzo della Ragione).
La chiesa risale all'ottavo-nono secolo, ha caratteri bizantini, fu abbellita principalmente nel secolo XI e nei due secoli seguenti;  preceduta da un atrio di arte romanica primitiva, riccamente decorato di sculture e maioliche, ed  ornata nell'abside e nella nave maggiore con affreschi iniziati nel 1351 da Vitale delle Madonne e condotti anche da artisti a lui affini. A fianco dell'atrio, l'altissima torre campanaria romanica (1026), a nove piani coronati da un cono, con decorazioni in cui primeggiano maioliche orientali.
Mentre il Palazzo della Ragione, a due ordini di loggiati,  anch'esso romanico, quanto resta del monastero appartiene a rimaneggiamenti del periodo gotico; notevole l'aula capitolare del secolo 14esimo con pitture romagnole (Baronzio da Rimini?) di echi giotteschi, e soprattutto il refettorio, oggi adibito a museo dell'Abbazia, in cui si ammirano affreschi condotti tra il 1316 e il 1320 (il "Redentore", "Santi", il "Cenacolo" e il "Miracolo di S. Guido"), che vanno considerati fra le pi alte pitture di scuola riminese, e che, un tempo attribuiti a Giotto, poi a Pietro da Rimini, indi a Giovanni Baronzio, sono ora dati, da qualche critico, di nuovo - sia pure dubitativamente - a Pietro, mentre altri inclina a ritenerli opera di un grande Maestro tuttora sconosciuto, onde Pietro deriv.
...
.
...
COMO.
.
Il Museo Civico.
.
Nell'antico palazzo Giovio, al termine del Corso Vittorio Emanuele sul quale aggetta l'abside dell'insigne chiesa romanica di S. Fedele,  ospitato questo museo, dovuto, nel suo primo nucleo, a Giambattista Giovio (secolo 17esimo).
Consta di materiale archeologico - di cui il cimelio pi importante  il carro di cerimonia del V secolo a. C. - e romanico, che comprende marmi delle antiche chiese di Como (i Ss. Pietro e Paolo, S. Maria Antiqua - diveputa poi S. Abondio - S. Margherita, ecc.), nonch di saggi delle pi varie arti: ceramiche, mobili, merletti, insieme con i quali sono esposti anche numerosi dipinti ma di modesto pregio. Fra le pitture: il noto ritratto di Cristoforo Colombo (ma nell'esecuzione non contemporaneo al grande navigatore), gi nel famoso e disperso "Museo dei ritratti" di Paolo Giovio, e gli affreschi dell'inizio del Duecento distaccati da un sacello presso la chiesa di S. Margherita.
.
Il Duomo.
.
Tra le massime architetture lombarde del Quattrocento  questa pittoresca costruzione in cui si fondono le ultime eredit del Gotico fiorito con l'imponente stile rinascimentale di derivazione bramantesca.
La chiesa  a croce latina a tre navate che sfociano in un grandioso corpo absidale dovuto alla collaborazione di Cristoforo Solari e di Tommaso Rodari: lo domina la cupola eseguita su disegni del Juvarra. Nella facciata e nel corpo anteriore la semplice architettura  disposta in modo da dar valore alla decorazione scultorea profusa con squisito senso ornamentale dai fratelli Rodari e dai collaboratori, tutti seguaci dell'Amadeo.
Particolarmente notevoli le tre lunette dei portali sulla fronte con l'"Adorazione dei Magi", la "Nativit" e la "Presentazione al Tempio", le due edicole ornatissime che contengono le statue onorarie dei comaschi Plinio il vecchio e Plinio il giovane; sui fianchi, la decorazione preziosa degli slanciati finestroni e la ricca arabescatura delle porte, tra cui celebre la porta settentrionale detta della Rana.
Nell'interno, la chiesa  un vero museo di scultura dei Rodari e dei loro collaboratori e seguaci che eseguirono gran parte degli altari; il pi ricco  per l'altare di S. Abondio per la grandiosa ancona in legno scolpito e dorato, del 1514, attribuita ad Andrea de' Passeris.
Arazzi di fabbrica fiamminga, fiorentina ed altri, particolarmente notevoli, ferraresi, decorano le navate. Uno stendardo ricamato su cartone del Morazzone  esposto nella navata centrale; infine da ricordare i grandi dipinti del Luini (l'"Adorazione dei Magi" e la "Nativit") e di Gaudenzio Ferrari (lo "Sposalizio" e la "Fuga in Egitto"). Tra gli arredi sacri, l'arca in argento del tardo cinquecentista Gaspare Molo.
...
.
...
CORTONA.
.
La Pinacoteca.
.
A parte una piccolissima raccolta di quadri annessa al Museo di antichit, principalmente etrusco e conservato nel palazzo Casalis, la Pinacoteca, detta Signorelliana, di propriet della Curia Vescovile,  ordinata nella chiesa superiore del Ges. Contiene, oltre una "Annunciazione" e una predella con storie di S. Domenico, dell'Angelico, opere del Signorelli, tra cui la "Deposizione" del 1502 e il "Sacramento agli Apostoli" del 1512.
...
.
...
CREMONA.
.
Il Museo Civico.
.
Consta di una numerosa collezione di pitture antiche, in specie di scuola cremonese, del Rinascimento e del periodo barocco, provenienti in gran parte da un lascito Ala Ponzone che dette il nome un tempo all'intera raccolta. Non comprende opere di straordinario pregio, ma  collezione di notevole interesse anche per i gruppi di oggetti i pi var che valgono a dare un ampio quadro delle attivit artistiche della regione: frammenti di edific distrutti della citt, sculture, medaglie, monete, incisioni, istrumenti musicali, intagli e intars dal secolo 15esimo al 17esimo. Fra questi ultimi , per, pregevole un grande bancone intarsiato proveniente dalla chiesa di S. Sigismondo. Dalla quale chiesa proviene anche un singolare codicetto contenente un Privilegio Ducale miniato, con la scena delle nozze di Francesco Sforza con Bianca Maria (1441), da Bonifacio Bembo. Un tempo questa collezione era allogata nel palazzo Ala Ponzone; dopo la prima guerra mondiale fu trasportata e riordinata nel monumentale palazzo Ugolani Dati.
.
Il Duomo.
.
Imponenti lavori alacramente condotti negli anni seguiti al 1919 hanno portato al completo isolamento e alla messa in valore, all'esterno, di questa davvero stupenda mole romanica edificata alla met del secolo 12esimo, continuata, ampliata, abbellita nei secoli seguenti, che le dettero torri e rosoni, i rilievi della scuola di Wiligelmo e di quella dell'Antelami, il protiro con le sculture di Giovanni di Balduccio, il portico e la loggia della Bertazzola (secolo 16esimo), nonch il maestoso campanile (il Torrazzo, secolo 13esimo), e la colmarono all'interno di opere d'arte s da farne un vero museo di arte cremonese. Boccaccio Boccaccino e suoi scolari distesero sull'alto delle pareti della navata centrale tutta una serie di affreschi con episod della vita della Vergine e del Cristo, che rappresentano un caposaldo nella storia della pittura dell'Italia settentrionale anche per la grande influenza esercitata dal Maestro, operante nell'incrocio delle correnti artistiche veneziane e lombarde, e che sono completati da altre scene, mirabili per fuoco di colore e scioltezza di tecnica, del bresciano Romanino e del veneto Antonio Pordenone.
Prezioso patrimonio della cattedrale sono anche magnifici arazzi fiamminghi seicenteschi con le storie di Sansone su cartoni di Giulio Romano, oreficerie quattrocentesche nel Tesoro e, nella Biblioteca capitolare, codici miniati tra cui un cimelio del secolo 12esimo: il "Martyrologium Adonis" con forme gi precorrenti il Gotico.
...
.
...
EMPOLI.
.
La Galleria della Collegiata.
.
Piccola, pregevole raccolta di scultura e pittura toscana, disposta nei locali della stessa Collegiata. Fra le sculture: un "S. Sebastiano" di Antonio Rossellino, una "Madonna col Bambino" di Mino da Fiesole, terrecotte robbiane. Fra le pitture: un trittico con "Madonna e Santi" (1404) di Lorenzo Monaco, una "Madonna con Santi" del Pesellino, una "Sacra Famiglia" di Cosimo Rosselli, oltre opere notevoli di Francesco Botticini, tra cui due tabernacoli con angeli, santi e predelle istoriate.
...
.
...
FABRIANO.
.
La Pinacoteca Civica.
.
Nell'antico Palazzo del Podest. Contiene un interessante gruppo di pitture marchigiane e in particolare fabrianesi. Sono notevoli, oltre la "Morte di Maria" di Antonio da Fabriano, pi dipinti di Allegretto Nuzi: una tavola con S. Antonio Abate e devoti (datata 1353), i tre Santi Agostino, Nicola e Stefano, un polittico con la Madonna, il Bimbo, la Maddalena e i Ss. Giovanni Evangelista, Bartolomeo e Venanzio, ecc.
...
.
...
FAENZA.
.
Il Museo Civico.
.
Oltre che di una piccola raccolta di suppellettile di scavo  composto di pitture, principalmente di scuole dell'Italia centrale (fra cui numerose opere di quell'entit artistica ferrarese del Quattrocento cui si d ancora il nome di Leonardo Scaletti; di G. B. Bertucci; del faentino Utili, seguace del Verrocchio e del Ghirlandaio; e una importante pala del Palmezzano, commessa nel 1497, con la Madonna, Santi e la veduta di Castel S. Angelo, nel fondo) e di qualche scultura di scuola toscana ("S. Giovanni" di Benedetto da Maiano e un camino probabilmente di Desiderio da Settignano).
.
Il Museo delle ceramiche.
.
 un museo specializzato, unico nel suo genere, dedicato interamente alla ceramica e d'importanza e utilit fondamentali per lo studio di quest'arte.
Contiene una sezione internazionale che comprende esemplari antichi e moderni di ogni paese, europei e orientali, una raccolta di ceramiche preistoriche, classiche e bizantine, una di ceramiche faentine e di altre fabbriche italiane del Rinascimento, una mostra della moderna ceramica artistica italiana; e gli  annessa una fototeca e una biblioteca specializzata.
...
.
...
FANO.
.
Il Museo Civico.
.
Nel palazzo Malatestiano. Una raccolta di monete della zecca fanense e di medaglie dei Malatesta. Di un raro artista, Michele Giambono, un grande polittico con la Madonna e dodici Santi; di Giovanni Santi, padre di Raffaello, una delle sue migliori pale rappresentante la Madonna con quattro Santi ai lati.
 FERMO
La Pinacoteca Civica.
Un grande polittico, firmato e datato 1369, di Andrea da Bologna con la Madonna, Santi, donatori ed episod della vita del Cristo; otto interessanti pannelli con storie di S. Lucia, gi nella chiesa omonima, opere del primo Quattrocento, variamente attribuite ad un seguace di Gentile da Fabriano, a scuola romagnola, infine a Jacobello del Fiore.
 FERRARA
La Pinacoteca Comunale.
Detta anche dell'Ateneo,  stata nuovamente sistemata, dopo il 1933 nel bello e caratteristico Palazzo dei Diamanti iniziato alla fine del secolo 15esimo da Biagio Rossetti e che deve il suo nome al fatto di essere rivestito di pietre tagliate a foggia di punte di diamante. La raccolta, che nella maggior parte  di pittura ferrarese del Quattro e del Cinquecento,  di notevole interesse per lo studio di quest'arte. Oltre i molti affreschi distaccati da edific ferraresi e alcune pitture di Primitivi, la collezione comprende, fra i quadri principali: due tondi di Cosm Tura con gli episod del supplizio e della morte di S. Maurelio, ritenuti parte di una ancona per la chiesa di S. Giorgio fuori le Mura(129), una monumentale figura di S. Girolamo attribuita a Francesco del Cossa, la "Visitazione" e l'"Annunciazione" del Panetti, un polittico del Coltellini, la "Maddalena in gloria" ritenuta del discusso Ercole Grandi, una pala con la Vergine in trono e Santi di Dosso Dossi, molte opere di ogni periodo del Garofalo; inoltre la "Morte della Vergine" di Boccaccio Boccaccino, un quadro con lo stesso soggetto del Carpaccio, ecc.
La Pinacoteca ha inoltre una raccolta di dipinti moderni e un piccolo Museo Boldini con quadri, disegni e ricordi del pittore, che, nativo di Ferrara, poi "macchiaiuolo", divenne nella capitale francese uno degli esponenti pi ricercati del "pariginismo" artistico tra la fine del secolo scorso e il principio dell'attuale.
Il Duomo.
Per quanto fondato nel 1135 da Wiligelmo e dallo scultore Niccol, come ricorda l'antica iscrizione in versi che  il pi antico saggio di volgare letterario, deve il suo aspetto grandioso piuttosto all'arte gotica che alla romanica. Nel secolo 14esimo furono innalzate le campate laterali, aperte le logge, e la facciata ebbe il superbo ornamento del timpano del portale. Nel Quattrocento e poi nel Settecento seguirono le trasformazioni dell'interno.
Ha grande interesse artistico per il complesso delle decorazioni scultoree romaniche e gotiche dell'esterno e per le opere del Rinascimento sparse nelle navate (Nicol Baroncelli, Domenico di Paris, Alfonso Lombardi). Nel Museo dell'opera sono le realistiche formelle della demolita porta dei Mesi della scuola di Niccol e dell'Antelami, le ante dell'organo con l'"Annunciazione" e "S. Giorgio" di Cosm Tura (1469), la "Madonna del melograno" di Jacopo della Quercia (1408), corali miniati da Martino da Modena, arazzi di fabbrica ferrarese.
Il Palazzo di Schifanoia.
Iniziato negli ultimissimi anni del Trecento da Alberto d'Este come edificio per gli svaghi della Corte, sorge alla periferia della citt, e deve la sua rinomanza alla serie degli affreschi di scuola ferrarese che adornano la grande sala di ricevimento detta "dei Mesi". Essi hanno un particolare interesse per il loro carattere profano e sono un saggio tipico di quella che si suol chiamare pittura di Corte. Rappresentano, infatti, in grandi riquadri - al disotto dei simboli dei mesi e di figurazioni astrologiche - scene della Corte Estense con protagonista il Duca Borso, cui si dovette alla met del Quattrocento il completamento e la decorazione del palazzo. In gran parte le pitture sono opere del grande ferrarese Francesco del Cossa e di suoi seguaci, tra cui Ercole De Roberti nella rappresentazione del "Settembre".
Nella stessa sala e nelle altre  un piccolo museo con i preziosi corali del secolo 15esimo della Certosa, miniati dal Giraldi, caposcuola ferrarese, da Martino da Modena e da Marco dell'Avogadro, maioliche, medaglie, oggetti di scavo e una bella collezione di bronzi del Rinascimento.
 FIESOLE
Il Museo Bandini.
 una graziosa raccolta di opere d'arte toscana fra cui un gruppo di terrecotte robbiane, alcuni mobili, alcuni frammenti architettonici e parecchie pitture dei secoli 14esimo e 15esimo in gran parte depositatevi dalle Gallerie fiorentine ("Quattro Santi" di Ambrogio Lorenzetti, una "Incoronazione e Santi" di Giovanni del Biondo - 1373 -, pi opere di Jacopo del Sellaio, fra cui tre pannelli con i "Trionfi" del Petrarca, ecc.).
La Badia fiesolana.
Caratteristico monumento toscano, riunisce le forme romaniche e quelle del Rinascimento. La facciata  un purissimo esemplare di architettura fiorentina del secolo 12esimo a tarsie geometriche, incastrata nel corpo quattrocentesco della chiesa riedificato su modello del Brunelleschi. L'interno a croce latina e con le membrature in pietra serena risaltanti su fondo bianco  un capolavoro dell'architettura brunelleschiana, di una monumentalit che attesta il maturare del senso classico.
Ma Fiesole  tutto un sacrario di arte toscana: il suo quattrocentesco S. Domenico perpetua il nome dell'Angelico con opere di lui nella chiesa e nel convento; il romanico Duomo vanta nella cappella Salutati i migliori saggi dell'arte di Mino da Fiesole (il monumento funebre del vescovo Leonardo Salutati, un dossale marmoreo con la Madonna e Santi).
 FIRENZE
La Galleria degli Uffiz.
(TAVV. 17, 24, 28, 33, 39, 71, 83).
Insieme cori la Galleria Pitti, di cui si dir appresso, costituisce il pi notevole complesso di antica pittura italiana esistente nel mondo, per numero e pregio delle opere. Delle due, la Galleria degli Uffiz ha sede nel palazzo di questo nome costruito dal Vasari poco dopo la met del Cinquecento (e poi adattato dal Buontalenti) per allogarvi le magistrature Granducali, e vi si svolge in tre amplissimi "Corridoi" fiancheggiati da alcune decine di sale. Comprende, oltre le superbe collezioni di pittura e splendenti saggi di arazzeria fiorentina e fiamminga, una cospicua raccolta di marmi dell'antichit classica, la galleria degli autoritratti, il gabinetto dei disegni e stampe: immenso materiale artistico proveniente principalmente dalle raccolte e dai palazzi Medicei.
Nella Galleria dei dipinti le scuole toscane, dal Trecento al Cinquecento, sono quelle rappresentate in modo pi completo, ad eccezione del Beato Angelico di cui tutta l'opera esistente a Firenze  raccolta nel Museo di S. Marco; ma anche altre scuole italiane, dall'umbra all'emiliana alla veneta, vi sono presenti con opere di eccezionale valore, cui fan corona gruppi di pitture straniere con alcuni capolavori: il Trittico della "Resurrezione di Lazzaro" dell'avignonese Nicola Froment, quello dell'"Adorazione dei Pastori" del fiammingo Ugo Van der Goes, dipinto per Tomaso Portinari, il "Cristo al Sepolcro" di Ruggero Van der Weyden, l'"Adorazione dei Magi" (1504) e il ritratto del padre, del Drer, ecc.
Fra le opere italiane di capitale importanza sono da citare: le due rarissime tavole con la "Madonna in trono fra Angeli" di Cimabue e di Giotto, il tondo Doni con la "Sacra Famiglia" - quadro meglio unico che raro - di Michelangelo, l'"Annunciazione" e l'"Adorazione dei Magi", incompiuta, di Leonardo da Vinci, i capolavori di Botticelli (la "Calunnia", la "Nascita di Venere", la "Primavera", l'"Adorazione dei Magi" con i ritratti dei Medici, i due tondi con le Madonne del "Magnificat" e "della Melograna", la "Giuditta", la "Pallade col Centauro", ecc.), la "Madonna del cardellino" di Raffaello, il trittico con l'"Annunciazione e Santi" di Simone Martini e Lippo Memmi, la "Deposizione dalla Croce" gi attribuita a Giottino e la tavola con la "Madonna, il Bambino e angeli", datata 1355, di Taddeo Gaddi, la grandiosa "Incoronazione della Vergine" di Lorenzo Monaco, datata 1413; e inoltre: la pala di Santa Lucia de' Magnoli con la Vergine e quattro Santi, di Domenico Veneziano, la "Vergine con S. Anna" di Masaccio, l'"Incoronazione della Madonna" di Fra Filippo Lippi, la "Battaglia di S. Romano" di Paolo Uccello, le due "Fatiche d'Ercole" di Antonio Pollaiuolo, l'"Annunciazione" di Baldovinetti, il "Battesimo di Cristo" del Verrocchio, l'"Adorazione dei Magi" di Gentile da Fabriano, i ritratti di Federigo da Montefeltro e di Battista Sforza di Piero della Francesca, il "Riposo in Egitto" e la "Madonna adorante il Bimbo" del Correggio, la "Flora" e la "Venere dal cagnolino" di Tiziano, il trittico del Mantegna con l'"Adorazione dei Magi", la "Circoncisione" e l'"Ascensione", la cosidetta "Allegoria delle Anime del Purgatorio" di Giambellino e la "Madonna" di suo padre Jacopo, la "Prova di Mos fanciullo" di Giorgione, la pretesa "Fornarina" di Sebastiano del Piombo, la "Madonna delle arpie" di Andrea del Sarto, i ritratti di Bartolomeo e Lucrezia Panciatichi del Bronzino, la "Madonna del Popolo" del Barocci, ecc.
Le sculture antiche. - Sono sparse nei tre corridoi, mescolate ai quadri e agli arazzi (dei quali i pi noti sono quelli con le grottesche e i mesi, su cartoni del Bacchiacca, e quelli di Brusselle con le feste in onore di Enrico secondo e di Caterina de' Medici) o raccolte in alcune sale. Per tali sculture si vegga a pag. 286.
La collezione degli autoritratti. - Questa collezione fiorentina di ritratti di pittori dipinti da se stessi risale alla met del Seicento, essendo stata fondata dal card. Leopoldo de' Medici. Comprende circa 600 autoritratti dal Quattrocento in poi, non solo di pittori italiani, ma anche stranieri, ed , nel suo genere, senza confronti. Ricca di molti esemplari antichi e moderni assai pregevoli, ogni anno si accresce dei doni degli autoritratti che insigni pittori del nostro tempo reputano loro onore offrire alla raccolta fiorentina.
Il gabinetto dei disegni. - Se quasi ogni collezione pubblica di antica pittura italiana contiene una raccolta di opere delle arti grafiche - e particolarmente importante  quella, imponente, annessa alla Galleria di arte antica a Roma - il grande Gabinetto italiano dei disegni e stampe, non solo antichi ma anche moderni, resta questo degli Uffiz: un vero tesoro per la copia sterminata del materiale e pi ancora per la ricchezza di opere dei pi insigni maestri.
La Galleria Pitti.
(TAV. 70).
Il palazzo che la ospita, eseguito, ma soltanto nella parte centrale, dal Brunellesco per il mercante Luca Pitti nel 1440 e continuato e notevolmente ampliato in periodi posteriori, seguendo le stesse forme, prima dall'Ammannati (che costru anche la corte), poi dai Parigi, ecc.,  una delle pi grandiose fabbriche dell'architettura civile italiana. Un corridoio che, costruito insieme col Palazzo degli Uffiz, attraversa un buon lembo del centro della citt e valica l'Arno sul ponte Vecchio ("degli Orefici"), unisce questo palazzo, divenuto dimora dei Granduchi, con gli Uffiz e col Palazzo della Signoria.
In suntuose sale del primo piano dell'ala destra, parecchie delle quali affrescate nelle vlte da Pietro da Cortona, e che prendono i nomi di divinit pagane dai soggetti di quelle rappresentazioni,  ospitata la Galleria che, iniziata alla met del Seicento dal Granduca Federigo secondo con i tesori venuti da Urbino per eredit a sua moglie Vittoria della Rovere, si accrebbe via via per opera dei suoi successori.
 una Galleria, e in prevalenza cinquecentesca, di solo alcune centinaia di quadri, ma per la qualit eccezionalmente alta delle opere, per il fasto delle cornici, per la regalit delle sale, non ha rivali nel dare una sensazione di magnificenza, che fino stordisce. Pi di qualsiasi descrizione valga questo breve elenco. Opere sicure di Raffaello: la "Madonna del Granduca" (capolavoro del periodo fiorentino), la "Madonna della seggiola" (capolavoro del periodo romano), il ritratto di gentildonna detta "la Gravida", la presunta Fornarina, chiamata anche "la Velata", i ritratti dei due coniugi Doni, quello di Leone X con i cardinali de' Medici e Rossi; e poi, con la collaborazione di scolari, la piccola "Visione di Ezechiele", la pala con la "Madonna del baldacchino" e quella con la "Madonna dell'impannata". Di Tiziano: il "Concerto" che ora la critica toglie a Giorgione, la "Maddalena", i ritratti della Bella, del cosidetto Gentiluomo inglese (ritenuto ora di Ippolito Riminaldi, sulla base di una immagine di questo personaggio conservata nell'Accademia di S. Luca a Roma), dell'Aretino, di Andrea Vesalio, di Tomaso Mosti, del cardinale Ippolito de' Medici, ecc. Inoltre il grande tondo di Fra Filippo Lippi con la Madonna, il Bimbo ed episod della sua vita, la famosa cosidetta Simonetta (l'amata di Giuliano de' Medici) della maniera di Botticelli, la "Deposizione" del Perugino (1495) e quella di Fra Bartolomeo, il "Martirio di S. Sebastiano" del Sodoma, la Madonna dal collo lungo" del Parmigianino, la "Sacra Famiglia" di Andrea del Sarto, del 1527, il ritratto di Luigi Cornaro del Tintoretto, quello di Guidobaldo della Rovere del Bronzino, l'altro di Daniele Barbaro di Paolo Veronese, ecc. Un'opera popolarissima per il soggetto: la "Burla del pievano Arlotto" del Volterrano. Alcuni dipinti stranieri tra cui il ritratto dei cosidetti "Quattro filosofi" di Rubens, e quello del cardinale Guido Bentivoglio di Van Dyck. Tra le sculture: la "Venere italica" di Canova e la "Carit" di L. Bartolini.
Il Museo degli argenti. - In sale del pianterreno decorate di affreschi e di arazzi fiorentini del Seicento  disposto il museo chiamato "degli argenti", sistemato in tempi recenti riunendo agli oggetti che formavano precedentemente il museo, le collezioni del Gabinetto delle gemme degli Uffiz, quelle similari del Bargello, la copiosa raccolta dei gioielli e dei preziosi ninnoli artistici dell'ultima Principessa Medicea (l'Elettrice Palatina), passati a Vienna nel 1743 e restituiti dall'Austria dopo la Vittoria con la Convenzione Italo-Austriaca 4 Maggio 1920, e infine ricchi doni e lasciti privati.
 un museo che per la bellezza e l'autenticit delle cose ond' composto e per il valore storico delle medesime  di pregio senza dubbio eccezionale, e comprende argenterie, oreficerie, gemme, cammei, avor, ambre, vasi e coppe e lavori diversi in rarissime pietre dure e in cristal di rocca, stipi, cofanetti, croci, reliquiar, orologi, ecc.: una vera pleiade di cimel compresi fra il Quattrocento e la fine del Settecento. Pur fra tanta dovizia che non consente citazioni nemmeno delle cose pi importanti, non si pu a meno di menzionare la stupenda serie di vasi di pietre dure di Lorenzo il Magnifico e quello in lapislazzuli, eseguito su disegno di Buontalenti nel 1583, nonch il famoso cofano in cristal di rocca inciso da Valerio Belli con le storie della Passione, dono di Clemente VII a Caterina de' Medici per le sue nozze con Enrico secondo di Francia. Fanno parte anche del Museo degli argenti collezioni, disposte in sale del mezzanino, di porcellane (di Sassonia, Svres, Vienna, Capodimonte, Doccia, cinesi, giapponesi, ecc.), merletti, ricami e stoffe, velluti, broccati, ecc.
La Galleria d'arte moderna. - Al secondo piano del palazzo  stata trasferita da alcuni anni, dalla Galleria d'arte antica e moderna, quella moderna composta in gran parte di opere provenienti dalle collezioni dell'Accademia, in parte di opere di propriet comunale e di un lascito di Diego Martelli.
La Galleria abbraccia tutto l'Ottocento e giunge fino ai giorni nostri; e sebbene comprenda pitture e sculture delle diverse regioni d'Italia,  di particolare, e notevolissima, importanza soprattutto per lo studio delle correnti artistiche che si svolsero in Toscana durante il secolo, dalle opere degli accademici e dei romantici (Benvenuti, G. Sabatelli, Bezzuoli) gi gi - attraverso Antonio Ciseri, attraverso Stefano Ussi con la "Cacciata del Duca d'Atene", attraverso la reazione dei Macchiaiuoli (magnificamente rappresentati da opere significative di Fattori, Signorini, Lega, Sernesi, Abbati, D'Ancona, Cecconi, ecc.) e le opere dei pi tardi seguaci del movimento - fino a Spadini Ghiglia, Sffici, ecc. Particolarmente onorato nella Galleria  Domenico Trentacoste in due sale a lui dedicate nelle quali, oltre alcune tra le pi pregevoli sue sculture, sono suoi gessi, stud, modelli e medaglie.
II Museo Nazionale del Bargello.
(TAVV. 14, 691
Alloggiato nel palazzo dugentesco che fu del Podest di Firenze e poi sede del Capitano di Piazza detto il Bargello, d'onde gli venne il nome,  il grande Museo Nazionale Italiano del Medioevo e del Rinascimento, in cui la scultura toscana trionfa con i pi celebri capolavori.
Il nucleo principale delle opere proveniente dalle collezioni Medicee fu sino al secolo 19esimo nel palazzo degli Uffiz, finch costituitosi nel 1865 il Museo, esse furono trasportate al Bargello, e nell'ultimo mezzo secolo si accrebbero con doni, acquisti, legati e provenienze da altri Istituti, cos da far assurgere il Museo ad importanza eccezionale tanto per la grande statuaria che per i piccoli bronzi, gli avor medioevali, gli smalti, i nielli, le stoffe, le maioliche, le armi, le oreficerie, le miniature, il ricchissimo e rarissimo medagliere, ecc.
Notevoli soprattutto i tre legati: della collezione Carrand copiosa di oggetti d'arte di ogni categoria, di quella di armi dell'ambasciatore Ressman e di quella di stoffe del barone Giulio Franchetti.
Come Pitti  a Firenze l'apoteosi di Raffaello; gli Uffiz, del Botticelli; il Museo di S. Marco, dell'Angelico; la Sacristia Nuova, di Michelangelo; cos il Bargello rappresenta soprattutto l'apoteosi di Donatello di cui conserva almeno sei opere memorabili: il "S. Giorgio", gi in Orsanmichele, il "S. Giovannino", gi di casa Martelli, il "David" in marmo, forse quello scolpito per il Duomo, e il "David" in bronzo probabilmente eseguito per Cosimo il Vecchio, l'"Amore" - "o Attis" -, il busto di Niccol da Uzzano. Fanno loro corona quattro opere del Verrocchio (il "David", la "Resurrezione", gi nella villa medicea di Careggi, la "Madonna col Bimbo" dell'Arcispedale di S. Maria Nova, il busto di gentildonna col mazzolino di fiori, ritenuta Lucrezia Donati); quattro di Michelangelo (il "Bacco", il tondo con "la Madonna", di casa Pitti, il "piccolo David"(130), il busto di Bruto); tre di Desiderio da Settignano (il busto di S. Giovannino, la "Madonna" di palazzo Panciatichi e il busto di gentildonna); poi, i due bassorilievi in bronzo con il "Sacrificio d'Isacco", eseguiti a gara dal Ghiberti e dal Brunellesco nel famoso concorso del 1402 per la seconda porta del Battistero(131), il tondo con la "Madonna" di Mino da Fiesole, il busto di Battista Sforza di Francesco Laurana, l'"Ercole e Anteo" di Antonio Pollaiuolo, due tondi bronzei, con le "Fatiche d'Ercole" dell'Antico(132), il "Bacco" del Sansovino, i due modelli in cera e in bronzo del "Perseo" del Cellini e il bassorilievo originale che ne ornava il piedistallo, il "Mercurio" di Giambologna, ecc.
Fra le numerosissime terrecotte invetriate di Luca della Robbia e dei suoi seguaci, la "Madonna del roseto", la "Madonna della mela" e il lunettone detto di via dell'Agnolo, donde proviene.
Dell'edificio sono da menzionare in particolar modo il caratteristico e mirabile cortile (secolo 14esimo) - cinto da portico a pianterreno, sovrastato da una loggia o verone cui si accede da una scala scoperta, e adorno alle pareti di stemmi di magistrati - e, al primo piano, la cappella del Podest decorata (dopo l'incendio del 1332?) di affreschi trecenteschi col Paradiso, l'Inferno e storie di Santi, ai quali affreschi si ritiene con fondamento abbia collaborato Giotto. In un gruppo di personaggi, dipinti sulla parete di fondo, il ritratto di Dante.
La Galleria dell'Accademia.
Si chiamava un tempo Galleria d'arte antica e moderna, ed era di capitale importanza per la pittura toscana ed umbra del Rinascimento; poi, trasportati a S. Marco i dipinti dell'Angelico, agli Uffiz le opere pi famose ("Adorazione dei Magi" di Gentile da Fabriano, la "Primavera" di Botticelli, il "Battesimo" del Verrocchio, ecc.), trasferita all'ultimo piano di Pitti la collezione d'arte moderna, sono restate qui in poche sale attorno alla Tribuna Michelangiolesca, notevolissime opere di toscani primitivi, particolarmente del Duecento, integrate da pitture, di non straordinario pregio, del Rinascimento. Son da notare un grande polittico con l'"Annunciazione e Santi" di Giovanni Del Biondo, un altro di Rossello di Jacopo Franchi, un terzo, datato 1401, con l'"Incoronazione della Madonna" di Spinello Aretino, Niccol Gerini e Lorenzo di Niccol, ecc., tipiche tavole di Bernardo Daddi, Taddeo Gaddi e Giovanni da Milano, numerose opere di Lorenzo Monaco e una di prim'ordine di Fra Bartolomeo: l'"Apparizione della Vergine a S. Bernardo".
Troneggia nella Tribuna michelangiolesca il celeberrimo David - "il Gigante", - eroica figura di giovanissimo atleta sereno nella sua forza erculea, eseguita dal Maestro poco pi che venticinquenne, e che, gi presso la porta di Palazzo Vecchio, fu in tempo recente (1873) qui trasferita e l sostituita con una copia. Nel vestibolo che la precede spiccano, su arazzi fiamminghi e fiorentini, i quattro abbozzi di "Prigioni" che, con gli altri due "Prigioni" del Louvre, dovevano far parte del mausoleo di Papa Giulio II(133), e si accompagnano ad essi la statua incompiuta di S. Matteo, della serie degli Apostoli, che il Buonarroti doveva eseguire per la cattedrale di Firenze, e i modelli originali in gesso di due gruppi di Giambologna (il "Ratto delle Sabine,", la "Virt che opprime il Vizio").
Il Museo Horne.
 una fondazione autonoma e formava la collezione privata di Sir Herbert Percy Horne, da lui lasciata nel 1916 a destinazione pubblica col bel palazzotto quattrocentesco che la ospita; contiene riuniti insieme e artisticamente disposti, s da dare idea dell'interno di una ricca casa fiorentina antica, dipinti, sculture, mobili, tappeti e suppellettili varie, nonch disegni, monete e libri.  Alcune opere sono state aggiunte dalle collezioni statali. Fra i quadri pi notevoli sono: una mezza figura di S. Stefano ritenuta di Giotto e formante polittico con una "Madonna" della collezione Kress di New York(134) e con due Santi del Museo Jacquemart-Andr a Chalis, un dittico con la "Crocifissione, Madonna e Santi" di Bernardo Daddi, "due Sante e un monaco" di Pietro Lorenzetti, "due Sante" del Sassetta, una tavoletta di predella di Masaccio, una "Deposizione", tarda e incompiuta, di Benozzo Gozzoli, una predella di Luca Signorelli, ecc.
Il Museo Bardini.
Fu legato al Comune di Firenze nel 1923 dall'antiquario Stefano Bardini e contiene una copiosissima collezione di sculture in pietra, in stucco, in legno, nella massima parte toscane, del Quattrocento, della scuola di Donatello, di Desiderio, di Rossellino, di Michelozzo, ecc., belli esemplari anche di mobilia - specialmente cassoni in pastiglia dorata - nonch tappeti, maioliche e pregevoli arazzi fiorentini prestati, questi ultimi, dalle Gallerie governative. Non mancano alcune pitture di trecentisti e quattrocentisti toscani; tra queste, importante, sebbene rovinata, una tavola con "S. Michele" del Pollaiuolo.
La Galleria Buonarroti.
Donata nel secolo 19esimo dai discendenti della famiglia di Michelangelo, insieme con la casa che il Maestro aveva acquistato per il nipote e che nel Seicento era stata decorata con pitture recanti episod della vita di lui. Ad eccezione di pochi dipinti antichi,  un museo Michelangiolesco che, oltre a numerosi ritratti in pittura e scultura, del Buonarroti, cimel, autografi, comprende una raccolta di suoi disegni e due opere sicure di lui ed entrambe giovanili: un bassorilievo col "Combattimento dei Centauri e dei Lapiti" e un altro con la Madonna, di profilo, e il Bambino (la "Madonna della Scala"), nonch due modelli in cera eseguiti per la statua del David.
Il Museo Stibbert.
 ospitato in un edificio moderno e fu lasciato in dono al Comune di Firenze nel 1906 dal collezionista F. Stibbert. Il suo pregio deriva soprattutto dalla ricchissima raccolta di armi e armature di ogni regione, ma specialmente italiane, fra le quali sono pezzi di ragguardevole importanza; ma il museo comprende anche belle collezioni di porcellane, mobili, arazzi, costumi, ninnoli preziosi e infiniti oggetti di curiosit. Alcune pitture del Quattro e Cinquecento italiano: due "Santi" del Crivelli, il "Trionfo di Diana" di Francesco di Giorgio Martini, un ritratto Mediceo del Bronzino, ecc.; altre straniere, e alcune moderne.
La Cattedrale di S. Maria del Fiore.
La costruzione, iniziata nel 1296 con la direzione di Arnolfo di Cambio, poi continuata con quella di Giotto, di Francesco Talenti e Lapo Chini, fu conclusa solo nel primo quarantennio del Quattrocento dopo che Filippo Brunelleschi le volt sopra la meravigliosa cupola di una audacia rinnovatrice che gli conquist l'ammirazione dei secoli. La facciata di Arnolfo di Cambio e Francesco Talenti, decorata di statue, rimasta incompiuta, e demolita negli ultimi anni del '500, fu ricostruita ex novo verso la fine del secolo 19esimo su progetto di Emilio De Fabbris.
Il vasto tempio, che presenta commisti, con echi romanici, elementi gotici e rinascimentali,  a croce latina, a tre navate, scompartite da possenti pilastri, e s'apre all'altezza del transetto con i tre bracci corti della croce in tre ampie e magnifiche tribune, forate, ciascuna, da cinque cappelle. Quattro portali (fra cui la porta "della Mandorla") con l'Assunta entro una "mandorla" di raggi decorati da sculture, significativi saggi dell'arte di transizione al Rinascimento, immettono nei fianchi delle navate; numerose le antiche vetrate eseguite su cartoni di insigni Maestri del Tre e del Quattrocento (Agnolo Gaddi, Ghiberti, Donatello, Andrea del Castagno, Paolo Uccello).
Fra le opere pittoriche e scultoree di cui il tempio  straordinariamente ricco, sono da citare, come pi note e importanti, i due finti monumenti tombali equestri dipinti a monocromato sul muro interno della facciata: quello del condottiero inglese Giovanni Acuto (Hawkwood) al soldo della Repubblica, di Paolo Uccello, e l'altro del generale Niccol da Tolentino, di Andrea del Castagno; l'urna in bronzo di S. Zanobi, con storie della vita del Santo, di Lorenzo Ghiberti; la statua di S. Giovanni Evangelista, opera giovanile di Donatello; la "Piet" di Michelangelo, una delle ultime opere del Maestro (circa il 1550), antitesi significantissima soprattutto per la sua potente drammaticit a quella di S. Pietro in Vaticano(135).
...
.
...
Il Museo dell'Opera del Duomo.
.
La collezione  assai notevole perch comprende grande quantit di opere d'arte che un tempo appartennero al Duomo e al Battistero; tra le altre, molte delle sculture provenienti dall'antica facciata Arnolfiana e di mano di Arnolfo stesso o di altri Maestri, e due cimel di fama universale per la loro bellezza: le due cantorie - una di Luca della Robbia, l'altra di Donatello - che si trovavano un tempo nel Duomo sopra le porte della sacristia. Le due cantorie, contemporanee, erano compiute circa il 1438; nella sua, Luca della Robbia figura in riquadri, separati da pilastri scanalati, serie di putti che cantano danzano suonano, mentre Donatello, abbandonando la stessa disposizione, che aveva seguito nel contemporaneo pulpito della Cintola nel duomo di Prato, figura il fronte della sua cantoria come una loggia, pausata da colonne binate, nella quale si scatena la ridda dei gioiosi putti danzanti.
.
Altra opera di grandissima importanza, questa, per la storia della oreficeria italiana  il prodigioso altare d'argento, gi nel Battistero, con scene della vita del Battista che Leonardo di Giovanni inizi con suoi compagni nel 1366, che poi, nel Quattrocento, fu completato con altri bassorilievi del Pollaiuolo e del Verrocchio e con una grande croce, opera squisita di Betto di Francesco, Antonio Pollaiuolo e Miliano Dei. Poi son da citare ancora fra le opere pi notevoli una serie numerosa di ricami con le storie del Battista su disegno del Pollaiuolo, e cose di singolare pregio per la storia artistica del Duomo: modelli riferentisi alla cupola tra cui quello originale in legno, eseguito dal Brunelleschi per la lanterna, un disegno del secolo 16esimo che riproduce l'antica facciata, i progetti cinquecenteschi e seicenteschi della nuova, ecc.
...
.
...
Il Campanile.
...
.
...
Sul filo della facciata di S. Maria del Fiore si erge il campanile iniziato da Giotto nel 1334, continuato da Andrea da Pontedera e compiuto, o quasi compiuto, da Francesco Talenti nel 1359. Di forma quadrata, consta, oltre che della parte basamentale, di quattro zone, segnate da trabeazioni marcapiani, delle quali quella pi bassa  piena, mentre sono forate, le due centrali, da grandi bifore affiancate, ed  forata da una magnifica trifora quella superiore, con la cella campanaria, che  di doppia altezza delle sottostanti. Gl'intagli marmorei di cui  rivestita e la policromia dei marmi variegati conferiscono una incomparabile leggerezza e leggiadria alla superba mole che  da considerare una vera mostra di sculture fiorentine dei secoli 14esimo-15esimo.
.
Il basamento  decorato da numerosi bassorilievi, a losanghe ed esagoni, di Andrea da Pontedera (alcuni su composizioni di Giotto), di Andrea Orcagna e di Luca della Robbia con storie della Genesi, le Arti meccaniche, le Scienze, le Arti decorative, i Pianeti, le Virt, le Arti liberali, i Sacramenti (questi ultimi attribuiti ad Alberto Arnoldi); mentre nella zona corrispondente al primo piano sopra il vero e proprio basamento, sono, entro nicchie, sedici statue di Santi, Profeti e Sibille dovute ad artisti fiorentini parte del Trecento, parte del Quattrocento, tra cui Nanni di Bartolo e Donatello (Abacuc detto "lo Zuccone", Geremia, Abramo, ecc.).
...
.
...
Il Battistero di S. Giovanni.
.
Dibattuta  la questione circa l'epoca del monumento quale oggi appare, ma ormai si concorda nel ritenerlo ricostruzione romanica di un preesistente edificio paleocristiano o bizantino. Consacrato nel 1059, ebbe nei secoli 12esimo-14esimo, e in seguito, decorazioni, aggiunte e modificazioni. Di pianta ottagonale e tessuto di marmi bianchi e verdi, ha all'esterno due ordini, l'inferiore trabeato, il superiore arcuato, sormontati da un alto attico su cui s'imposta la cupola.
.
All'interno - dove ogni lato dell'ottagono, scompartito da colonne e pilastri, regge una poderosa trabeazione cui sovrasta il matroneo - la cupola e la tribuna sono ornate da mosaici di gusto bizantino, eseguiti da artisti diversi a partire dal 1225 (a quelli con le storie di Giuseppe si ritiene abbia collaborato Cimabue), mosaici che con la loro policromia riscaldano la decorazione delle pareti a scomparti bianchi, riquadrati da fascie nere. Allo stesso tempo risale il pavimento romanico a tarsie imitanti tessuti. Fra le opere d'arte all'interno sono da menzionare il sepolcro di Papa Giovanni 23esimo di Donatello, Michelozzo e Pagno di Lapo Portigiani, opera del terzo decennio del Quattrocento, e la statua lignea della Maddalena, scultura della tardissima et del Maestro.
.
Ma la fama immortale del "Bel S. Giovanni"  dovuta alle tre porte di bronzo. La prima di Andrea Pisano, compiuta tra il 1330 e il 1336, raffigura entro 28 scomparti quadrilobi le storie del Battista, e, sotto, le Virt cardinali e teologali. Ed ecco Lorenzo Ghiberti che - vinto nel 1402 il concorso contro Jacopo della Quercia, Brunelleschi ed altri(136) - eseguisce la seconda porta con 28 bassorilievi con storie della vita del Cristo e, sotto, Evangelisti e Dottori della Chiesa. Terminata nel 1424 la seconda, iniziava il Ghiberti il miracolo d'arte della terza porta che a ragione fu detta da Michelangelo la "Porta del Paradiso". Non  pi lo schema fitto e serrato di Andrea seguito dal Ghiberti nella seconda porta; i campi delle rappresentazioni si estendono, e in soli dieci scomparti il Maestro, tra un'incorniciatura di statuette mirabilissime, traduce dieci delle principali visioni del Vecchio Testamento, dalla "Creazione" a "Salomone e Saba". Si pu dire che l'arte del bassorilievo in bronzo abbia raggiunto qui la sua pi raffinata espressione.
Sulle tre porte sono gruppi di sculture rispettivamente di Vincenzo Danti (la "Decollazione del Battista") del 1571, di Francesco Rustici (la "Predica del Battista") del 1506-11, e di Andrea Sansovino (il "Battesimo di Cristo") del 1505.
...
.
...
La Basilica Laurenziana e la Sacristia Nuova.
.
Nel suo aspetto attuale la Basilica di S. Lorenzo  costruzione del Quattrocento su progetto del Brunelleschi (continuato da Antonio Manetti), sorta su una preesistente chiesa del Quarto secolo rimaneggiata nell'11esimo.
 a croce latina a tre navate con cupola senza tamburo, dodici cappelle ai lati delle navi minori e otto nel transetto, abside rettangolare: la facciata  rimasta ineseguita con la sola ossatura in mattoni.
.
Se la Cappella del Sacramento accoglie, col tabernacolo di Desiderio da Settignano, una delle maggiori opere dell'artista, e la cappella Martelli l'"Annunciazione" di Filippo Lippi, e la nave maggiore due pulpiti in bronzo che, su disegno di Donatello, eseguirono Bertoldo e Bellano (eccetto la "Deposizione", di mano dello stesso Donatello),  la Sacristia Vecchia uno scrigno di opere donatelliane. Costruzione quadrangolare, a cupola poligonale, s'apre sul transetto sinistro, ed  opera di purissimo stile architettonico del primo Rinascimento eseguita dal Brunelleschi nel terzo ventennio del Quattrocento. Donatello la decor di imposte bronzee con Apostoli, Dottori e Santi, di stucchi colorati con le storie di S. Giovanni Evangelista in medaglioni entro i pennacchi e con gli Evangelisti nelle lunette, di busti e bassorilievi in terracotta con i Ss. Lorenzo, Cosma e Damiano, Lorenzo e Stefano. A sua volta Andrea Verrocchio nel 1472 vi erigeva il monumento funebre in porfido e bronzo di Giovanni e Piero de' Medici.
.
Per essere topograficamente corrispondente, in fondo al braccio destro, alla Sacristia Vecchia, la cosidetta Sacristia Nuova assunse tale nome, ma essa  in realt il mausoleo Mediceo. D'ispirazione Brunelleschiana e costruita su disegni di Michelangelo, fu condotta prima dal Maestro, poi con la collaborazione dei suoi seguaci Tribolo e Montorsoli;  a pianta quadrata, sormontata da cupola, divisa da pilastri in nicchie e rivestita in parte di marmi in parte di pietra serena. Due sono i sepolcri eseguiti lentamente, a partire dal 1524, da Michelangelo, che formano con l'architettura un tutto di perfetta adesione e della pi profonda armonia e che costituiscono la pi alta espressione formale e intellettuale della statuaria italiana. Uno  di Giuliano figlio di Lorenzo il Magnifico e duca di Nemours ( 1516), l'altro di Lorenzo Secondo, nipote del grande Lorenzo e Duca di Urbino ( 1519). Il primo rappresenta Giuliano in armi e in atteggiamento guerriero, pronto a levarsi e a lanciarsi se un pericolo incomba. Sotto  il sarcofago su cui, un po' reclinate, giacciono le figure del Giorno e della Notte, che, con quelle del defunto, vogliono forse simboleggiare l'Azione, mentre nel monumento di fronte sembra il Maestro aver voluto adombrare l'Idea nella figura di Lorenzo assorta in profondo pensiero, sovrastante le statue dell'Aurora e del Crepuscolo sulle volute del sarcofago.
Per un terzo sepolcro, destinato a Lorenzo il Magnifico e a suo fratello Giuliano, esegu poi il Buonarroti la "Madonna col Bambino" lasciata incompiuta, e per esso scolpirono i suoi scolari Montorsoli e Raffaello da Montelupo le figure rispettivamente dei Ss. Cosma e Damiano protettori dei Medici.
Dietro il coro della basilica, tra le due sacristie,  la cosidetta Cappella dei Principi, iniziata nel 1604 da Matteo Nigetti e terminata ai nostri tempi; ricchissima costruzione ottagonale tutta rivestita di marmi e incrostazioni di pietre dure e contenente le tombe di sei Granduchi da Cosimo Primo in poi.
...
.
...
La Chiesa del Carmine.
.
Nella catastrofe che colpiva nel 1771 questa chiesa con l'incendio onde fu distrutta, volle la sorte si salvasse la cappella Brancacci, che, per il ciclo degli affreschi di Masaccio, rappresenta uno dei santuari dell'arte italiana e una delle pietre miliari nella storia della pittura del Rinascimento.
La grande opera raffigura due scene del Peccato originale e storie di S. Pietro. Commessa intorno al 1424 a Masolino da Panicale, questi rappresent la Tentazione di Adamo ed Eva, il duplice episodio del Risanamento dello storpio e della Resurrezione di Tabita e, a detta del Vasari, le figure degli Evangelisti sulla vlta a crocera oggi distrutta.
.
A Masolino, recatosi in Ungheria, subentrava il giovanissimo Masaccio che, a riscontro della "Tentazione", dipingeva il gruppo stupendo di Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso e altre scene della vita di S. Pietro (il "Battesimo dei neofiti"; l'"Elemosina"; il "Risanamento degli infermi", ecc.) che culminano in quella del "Pagamento del tributo": pitture, tutte, ove il sintetismo strutturale giottesco delle masse vivificato dalla profondit del chiaroscuro, la potenza di stile, l'intensit espressiva e il senso del monumentale rivelantesi cos nella composizione come nella solida corposit delle figure appaiono elementi fondamentali di una nuovissima concezione artistica profondamente umana che diverr il "credo" del Rinascimento.
Mentre dipingeva l'episodio di S. Pietro che risuscita il nipote dell'Imperatore, anche Masaccio doveva interrompere il lavoro per recarsi a Roma dove nel 1429 moriva non ancora ventottenne. Soltanto nel 1484 la decorazione era ripresa dal giovine Filippino Lippi che, condotto a compimento l'affresco lasciato in sospeso, dipingeva gli altri quattro episod con S Pietro in carcere, con l'angelo che lo libera, con la condanna di S. Pietro e S. Paolo, con la Crocifissione di S. Pietro.
In un vano presso la crociera, preziosi avanzi scoperti recentemente di una decorazione pittorica di Gherardo Starnina; nell'abside, il monumento di Pier Soderini di Benedetto da Rovezzano.
...
.
...
La Chiesa di S. Maria Novella.
.
Quale grande chiesa gotica domenicana di Firenze, fa riscontro alla francescana S. Croce. Anche questa a croce egizia (col transetto, cio, tangente al presbiterio) e a tre navate ma scompartite da piliere polistili e tutta a vlte, fu costruita a partire dall'ultimo ventennio del Duecento, ma la facciata incrostata di marmi colorati fu compiuta, con la parte superiore, solo nella seconda met del Quattrocento da L. B. Alberti. Come, all'esterno, sul lato destro e su quello che contorna il cimitero, conserva arche gotiche con sepolcri di famiglie fiorentine, cos all'interno la chiesa  ricca di insigni monumenti tombali, opere di Tino di Camaino, di Bernardo Rossellino, di Benedetto da Maiano.
.
A Giuliano da Sangallo appartiene la decorazione architettonica della nobile cappella Gondi, vivace di marmi policromi, a Filippo Brunellesco appartiene il pergamo. Se fra le sculture sono ancora da menzionare il Crocifisso ligneo, anch'esso del Brunellesco, nonch il lavabo in terracotta invetriata di Giovanni della Robbia, sono soprattutto le pitture a formare la gloria di S. Maria Novella dove il Duecento, il Trecento e il Quattrocento hanno lasciato opere di rinomanza universale: nella cappella Ruccellai, la grande "Madonna", ritenuta per tradizione di Cimabue e che la critica moderna ha dato risolutamente alla scuola senese e in particolare a Duccio di Boninsegna, o almeno ad un artista senese non ancora identificato, denominato appunto il "Maestro della Madonna Rucellai"; nella cappella Strozzi, gli affreschi di Nardo di Cione, maggior fratello di Andrea Orcagna, con le Virt e il Giudizio Finale, il Paradiso e l'Inferno, dipinti circa il 1357, anno che Andrea segna sul pentastico dell'altare; nella facciata interna, l'affresco di Masaccio con la Trinit e i committenti; nella cappella di Filippo Strozzi, quattro affreschi - due alle pareti, due nei lunettoni - degli ultimi anni di Filipppino Lippi con le storie di S. Giovanni Battista e di S. Filippo, i Patriarchi, le Sibille e le Virt; infine sul portale, un grande "Crocefisso" di Giotto.
.
 nel coro il celeberrimo ciclo di affreschi di Domenico Ghirlandaio che, per commissione di Giovanni Tornabuoni e con una schiera di aiuti, tra cui il giovane Michelangelo, vi rappresent, con figurazioni minori, le storie di Maria e quelle di S. Giovanni Battista, apponendo all'opera la data del 1490: affreschi che, oltre il pregio artistico, ne hanno uno particolarissimo, quale documento della vita e del costume fiorentini del Quattrocento, descritti con felice trasposizione nelle scene sacre.
.
Il Chiostro verde, contiguo ad uno dei fianchi della chiesa, costruito nella met del Trecento,  chiamato con tal nome per gli affreschi in terra verde da cui  decorato; affreschi con le storie del Vecchio Testamento, di Paolo Uccello e suoi seguaci (per due lati), e di altri pittori un poco anteriori e riflettenti una corrente artistica pi arcaica.
Il Cappellone degli Spagnuoli, che s'apre su uno dei lati dello stesso chiostro, era la sala capitolare (secolo 14esimo) del convento che Eleonora di Toledo moglie di Cosimo I attribu, due secoli dopo, per le loro funzioni, agli Spagnuoli di Firenze, d'onde il nome. Il cappellone  letteralmente coperto di affreschi contemporanei alla sua costruzione, nei quali si sono in passato distinte pi mani di artisti fiorentini e senesi, e che oggi sono riconosciuti opera di Andrea da Firenze; nell'arte di lui si fondono appunto elementi fiorentini e senesi. Tali pitture sono una glorificazione dell'Ordine domenicano in quanto, oltre scene del Nuovo Testamento, raffigurano, in una parete, il Trionfo di S. Tommaso d'Aquino con i Dottori della Chiesa e, sotto, in due serie, le personificazioni delle scienze e le immagini dei dotti dell'antichit; in un'altra parete, la colossale rappresentazione della Chiesa militante (secondo altri il "Trionfo della Penitenza") e l'esaltazione dell'Ordine; in una terza, storie di S. Pietro martire, ecc.
...
.
...
Il Convento di S. Marco e il Museo dell'Angelico.
.
Il convento, gi dei religiosi di S. Silvestro, poi dei Domenicani di Fiesole,  giunto a noi perfettamente conservato nella veste che ricev nella prima met del Quattrocento per opera di Michelozzo. Alberg per otto anni, dal 1437 al 1445, Frate Angelico che lo decor di numerosi affreschi cui furono unite, in un rimaneggiamento delle Gallerie fiorentine dopo la guerra 1915-'18 tutte le pitture dell'Angelico delle collezioni pubbliche formandosi cos, e nell'ambiente pi suggestivo, una raccolta; senza possibilit di confronti, dell'opera dell'infaticabile soavissimo Maestro.
.
Nel locale adibito a Ospizio dei pellegrini sono state adunate in grande quantit le opere mobili fra le quali giova ricordare almeno la famosissima "Madonna della Stella", il non meno celebre Tabernacolo dei Linaiuoli (1433) con la Madonna e angeli musicanti, la "Incoronazione della Vergine", la "Deposizione", ecc. Gli affreschi sono un po' dappertutto: nel portico del chiostro di S. Antonino (la "Piet", "S. Domenico ai piedi del Crocifisso"), nella Sala capitolare (la "Crocifissione" con la Madonna, le Marie, Santi e fondatori di Ordini religiosi), nei corridoi (l'"Annunciazione"), nelle celle in cui sono dipinte molte scene dell'Antico Testamento, dovute in parte al Maestro in parte ad aiuti.
.
Nel convento, in cui dimor Fra Bartolomeo, sono anche dipinti di questo artista e, fra gli altri, un ritratto del Savonarola nel quartiere ove il terribile predicatore abit. Nella grande biblioteca Michelozziana  raccolta una cospicua collezione di codici miniati di artisti fiorentini, fra i quali Zanobi Strozzi, scolare dell'Angelico, mentre nel Refettorio piccolo, a pianterreno, trionfa il "Cenacolo" del Ghirlandaio, replica di quello di Ognissanti(137), e mentre, pure a pianterreno, trovasi ordinato un Museo di Firenze antica con materiali architettonici, sculturali e pittorici provenienti da edific e quartieri della citt andati distrutti, e tra essi la campana donatelliana detta la "Piagnona", stemmi, porte, frammenti di decorazioni, ecc.
...
.
...
Orsanmichele.
.
Questo edificio, singolarissimo anche per la sua destinazione, deve il suo nome al fatto che esso sorse (nella seconda met del secolo 14esimo) al di sopra di una loggia del grano la quale a sua volta si ritiene prendesse il luogo di un oratorio detto di S. Michele in Orto. L'attuale pianterreno che era la loggia - chiuse le arcate esterne adorne di lunettoni traforatissimi - fu adibito ad oratorio, ed  restato tale; il salone superiore fu fatto granaio per eventuali bisogni della citt e oggi  sede della Societ Dantesca.
.
Notevolissima la decorazione esterna che consta di tabernacoli fatti eseguire su i pilastri dalle Corporazioni delle arti e destinati ad essere occupati dalle statue in bronzo dei rispettivi patroni. Quattordici sono tali tabernacoli e statue, d'importanza grande per lo studio della scultura fiorentina del Quattrocento, e alcuni sono capolavori: Il "S. Matteo", il "S. Stefano", il "S. Giovanni Battista" del Ghiberti, il "S. Pietro" e "il S. Marco" di Donatello, sopra tutti il gruppo del Verrocchio con l'"Incredulit di S. Tommaso" entro tabernacolo di Donatello e Michelozzo. All'interno, una delle pi caratteristiche opere fiorentine del secolo 14esimo: il tabernacolo gotico dell'Orcagna a cupola tra cuspidi e guglie frangiate, costruito in marmo e pietre di colore e, fra il merletto dei marmi, numerose figure di Angeli, Profeti, Patriarchi, Beati, Sibille e Virt. Tutt'intorno al basamento, bassorilievi con le storie di Maria e, sotto quello della "Morte della Madonna", la firma e la data 1359, che l'Orcagna appose a questa sua unica, preziosissima opera di scultura. Il tabernacolo  recinto da un parapetto marmoreo con grate in bronzo di Pietro del Migliore ed ha nel centro una pala di Bernardo Daddi.
...
.
...
La Basilica di S. Croce e la Cappella Pazzi.
.
Vasta chiesa di architettura gotica francescana a tre navate scompartite da pilastri ottagonali,  una delle pi famose d'Italia per le innumerevoli opere d'arte che ne fanno un solenne museo specialmente di pittura e scultura toscana del Trecento e del Quattrocento, e per il fatto che, come la chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo a Venezia  il Pantheon dei pi insigni capitani della Repubblica, S. Croce  il sacrario dei grandi Italiani che vi sono o sepolti o ricordati. La facciata e il campanile sono moderni.
.
Fra i cicli pittorici di pi alta importanza che decorano la chiesa sono da ricordare:
La serie degli affreschi di Giotto nella cappella Peruzzi con le storie dei Ss. Giovanni Battista ed Evangelista e quella degli affreschi, anche di Giotto, nella vicina cappella Bardi con allegorie delle Virt francescane e con storie di S. Francesco (posteriori al 1317).
Gli affreschi di Agnolo Gaddi, nel coro, con le storie della Croce, quelli di Agnolo Gaddi e Starnina nella cappella Castellani con scene della vita del Battista, di S. Nicola e di S. Antonio abate, e quelli di Taddeo Gaddi con gli episod della vita della Vergine nella contigua cappella Baroncelli, opera sua capitale.
.
Gli affreschi di Bernardo Daddi, nella cappella Pulci, con storie dei Ss. Lorenzo e Stefano.
Gli affreschi di Giovanni da Milano nella cappella Rinuccini con storie della Madonna e della Maddalena, e quelli di Maso di Banco con le storie di S. Silvestro nella omonima cappella.
.
Fra le opere di scultura: il pulpito di Benedetto da Maiano, due opere celeberrime di Donatello e cio l'"Annunciazione" in pietra serena e il giovanile Crocifisso in legno, la tomba di Leonardo Bruni di Bernardo Rossellino, prototipo della tomba fiorentina del Rinascimento, e quella di Carlo Marsuppini di Desiderio da Settignano, bassorilievi dei Della Robbia nella cappella dei Medici, il monumento ad Alfieri di Antonio Canova e quelli a Leon Battista Alberti e alla Principessa Czartoryski di Lorenzo Bartolini.
.
In fondo al primo chiostro sorge un gioiello di architettura: la cappella Pazzi eretta dal Brunelleschi. Preceduta da un elegantissimo portico limitato da sei colonne a capitelli corinzi, e a trabeazione decorata nel fregio da cherubini di Desiderio da Settignano, s'apre la cappella a pianta rettangolare con grandi arcate e le pareti scompartite da pilastri scanalati sorreggenti un fregio di terracotta invetriata: insieme di una rara e austera semplicit, di un raffinato equilibrio, ottenuti con la nuda classica musicale architettura e messi in rilievo dal valore chiaroscurale dell'organismo di pietra serena a contrasto del bianco delle pareti. Sola decorazione, una serie di medaglioni di Luca della Robbia con gli Apostoli, sotto il fregio; nei pennacchi della vlta, altri quattro tondi con gli Evangelisti, pure Robbiani, ma verosimilmente eseguiti, secondo qualche illustre critico, su disegno dello stesso Brunelleschi.
A fianco del primo chiostro (gotico: il secondo  del Brunelleschi)  situato, nell'antico Refettorio, il Museo dell'Opera di S. Croce che contiene frammenti architettonici e oggetti var provenienti dalla chiesa del Convento, nonch opere di pittura, specialmente giottesca, e alcune sculture, tra cui la statua di S. Ludovico da Tolosa, bronzo di Donatello, fatto per Orsanmichele, poi passato al tempio di S. Croce.
...
.
...
La Chiesa di S. Trnita.
.
In origine romanica, la chiesa, che conserva dell'antico tempio soltanto la cripta, ha aspetto trecentesco, salvo la facciata eretta dal Buontalenti negli ultimi anni del Cinquecento. Pitture e sculture del Trecento e Quattrocento ne fanno uno dei musei dell'arte toscana. Un ciclo pittorico  quello affrescato nella maturit da Lorenzo Monaco, attorno alla sua pala d'altare dell'"Annunciazione", nella cappella Bartolini, con Santi, Profeti e storie della Vergine; un altro, quello - purtroppo deteriorato - dipinto dal Baldovinetti a partire dal 1471 con scene e figure bibliche, nella cappella del coro. Celebre  la cappella Sassetti decorata dal Ghirlandaio e collaboratori con le Sibille sulla vlta e, sulle pareti, storie di S. Francesco, che si svolgono attorno all'"Adorazione dei pastori" sull'altare. Le pitture terminate nel 1486 - anno che si legge sotto le figure inginocchiate dei Sassetti - e che, pertanto, sono tra quelle della Sistina e quelle della cappella Tornabuoni in S. Maria Novella, rivelano gi qui, come a San Gimignano, e sorretta da rigore formale, la limpida vena di narratore dell'artista.
.
Fra le pitture pi notevoli sono ancora da menzionare un trittico di Mariotto di Nardo, affreschi di Giovanni dal Ponte e di Bicci di Lorenzo. Fra le sculture: la tomba di Onofrio Strozzi di Pietro Lamberti e quella in marmo e terracotta invetriata, stupenda per purezza e semplicit di stile, del vescovo Federighi, opera di Luca della Robbia (1455), che, entro una cornice di foglie e frutta, rappresent il defunto steso sul sarcofago dinanzi alle mezze figure del Cristo adorato dalla Vergine e da S. Giovanni.
...
.
...
La Chiesa di San Miniato al Monte.
.
Esempio fra i pi caratteristici di arte romanica toscana, la chiesa, ricostruita al principio del secolo XI, ha interno di forma basilicale, senza transetto, con presbiterio sopraelevato e una facciata della fine dello stesso secolo a scomparti di marmi bianchi e verdi. Al 1207 risale il pavimento formato anch'esso di tarsie marmoree con rappresentazioni zoomorfiche e simboliche e che, con quello del Battistero,  esemplare tipico della tarsia romanica fiorentina.
.
In fondo alla navata maggiore, nel centro della fronte del presbiterio,  una cappellina elegantissima eretta da Michelozzo nel 1447 con vlta a cassettoni decorati con terrecotte robbiane, a sfondo della quale  il recinto del coro sovrastato dal pulpito del primo Duecento, l'uno e l'altro ornati di tarsie chiare e scure che rivestono anche l'abside e le pareti superiori della navata centrale.
Nella cappella del cardinale di Portogallo, architettata da Antonio Manetti, e sotto una vlta con medaglioni di Luca della Robbia,  il monumento che Antonio Rossellino elev intorno al 1460 al card. Jacopo di Lusitania arcivescovo di Lisbona, e nipote di re Alfonso di Portogallo, sepolcro che  il prototipo di quello eretto circa venti anni dopo, sul finire della sua vita, a Maria d'Aragona in Monteoliveto a Napoli, e nel quale alla somma finezza di particolari non corrisponde una serrata unit di composizione.
Fra le opere che la pittura ha lasciato in S. Miniato: una serie di lunette affrescate da Spinello Aretino, nella sacristia, con le storie di S. Benedetto; una "Annunciazione" e figure sacre di Baldovinetti nella cappella del Portogallo: angeli volanti di Antonio Pollaiuolo nella stessa: affreschi frammentar di Taddeo Gaddi nella cripta, ecc.
...
.
...
L'Ospedale degli Innocenti.
.
Eretto dal Brunellesco negli anni 1421-24, offre, nelle nove arcate originali a tutto sesto del porticato, nelle eleganti colonne corinzie sormontate dal pulvino, nelle classiche membrature della trabeazione e delle finestre tabernacolari, la prima e squisita espressione del Rinascimento. Circa il 1463 Andrea della Robbia collocava nei medaglioni dei pennacchi aggraziatissimi tondi smaltati d'azzurro, in cui sono figurati in bianco bimbi in fasce, attestanti le pie finalit dell'istituzione, la pi antica di Europa.
Altre belle opere robbiane sono: sulla porta della chiesa una lunetta con l'"Annunciazione" e nel museo un gruppo di Luca con la Madonna e il Bimbo. Ancora nel museo, tra alcuni dipinti toscani, un pregevole quadro di Domenico Ghirlandaio, l'"Adorazione dei Magi", sotto l'influsso del fiammingo Van der Goes.
...
.
...
I Cenacoli e i Chiostri.
.
I pi noti "Cenacoli" fiorentini sono quattro:
.
Il Cenacolo di S. Apollonia, nel Refettorio dell'ex Convento di S. Apollonia, affresco tardo e potente di Andrea del Castagno. Al di sopra, la "Crocifissione", la "Deposizione" e la "Resurrezione". Sono attorno altri dipinti che fanno di questo luogo la maggiore raccolta dell'opera del Maestro: il "Crocifisso", la "Madonna e tre Santi", proveniente da S. Maria Nuova, e parti di decorazione della villa Pandolfini a Legnaia con le monumentali figure di Dante, Boccaccio, Petrarca, Farinata degli Uberti, Pippo Spano che piega la spada, ecc.
.
Il Cenacolo di Ognissanti, nel Refettorio dei frati minori di Ognissanti, con l'"Ultima Cena" di Domenico Ghirlandaio, circa il 1480.
.
Il Cenacolo di Fuligno, nell'ex Convento delle francescane di S. Onofrio, ovvero di Fuligno, gi attribuito al Perugino e che oggi si inclina a ritenere piuttosto di artista toscano dei primissimi anni del Cinquecento, fortemente influenzato dall'arte umbra. Attorno, quadri dei secoli 15esimo-17esimo, gi della Galleria Ferroni.
.
Il Cenacolo di S. Salvi, nell'ex Convento dei monaci Vallombrosani di S. Salvi. L'"Ultima Cena"  di Andrea del Sarto (1519), e in essa l'iconografia della scena  diversa dagli altri, avendo il pittore seguto piuttosto lo schema tracciato da Leonardo alle Grazie a Milano.
I chiostri istoriati pi notevoli, oltre quello gi citato di S. Maria Novella, sono:
.
Il Chiostro dello Scalzo, annesso alla ex sede di una confraternita di cui il portacroce nelle processioni era a piedi nudi.  decorato di affreschi di Andrea del Sarto e Franciabigio (1515-1526) con scene della vita del Battista. La "Visitazione"  forse il capolavoro di Andrea.
.
Il Chiostro dell'Annunziata ("Atrio dei voti") che precede la chiesa, con affreschi di Pontormo, Franciabigio, Baldovinetti, Cosimo Rosselli e Andrea del Sarto. A quest'ultimo appartengono le storie di S. Filippo Benizzi (1509-1510) e il lunettone della "Madonna del sacco" che  una delle sue opere pi insigni e trovasi nell'annesso chiostro dei morti.
Nell'interno della chiesa assai ricca di opere d'arte, due affreschi di Andrea del Castagno recentemente scoperti: la "Trinit con S. Girolamo" e il "Padre Eterno con S. Giuliano".
...
.
...
Il Palazzo della Signoria.
.
La poderosa mole - detta anche Palazzo Vecchio dopo che nel Cinquecento Cosimo I prese stabile dimora nel Palazzo Pitti - ampliato e rimaneggiato pi volte nel Quattrocento e nel Cinquecento, e specialmente dal Vasari,  all'aspetto esterno un tipico edificio trecentesco a caratteri di fortilizio, con possente cammino di ronda, merlatura guelfa, e un'alta torre con lunghi beccatelli, merlatura ghibellina, e sovrastata dalla cella campanaria anch'essa merlata. Gi palazzo del Governo della Repubblica fiorentina,  oggi sede della municipalit. Non molto conserva l'edificio, all'interno, dei tempi pi antichi, essendo opera, le sue decorazioni, del tardo Rinascimento e del periodo barocco.
.
Nota, sopra tutte le altre,  la Sala dei Cinquecento, al primo piano, costruita dal Cronaca nel 1495 e ornata nel soffitto e nelle pareti di affreschi, del Vasari e di suoi contemporanei, illustranti la storia di Firenze e dei Medici, in sostituzione di pitture affidate a Michelangelo, ma non eseguite, ed a Leonardo che vi lasci incompiuta la "Battaglia di Anghiari", poi distrutta. Presso la Sala dei Cinquecento, lo Studiolo del Granduca Francesco Primo, decorato di stucchi, pitture, statuette in bronzo e armad dipinti per opera di artisti attivi a Firenze nel quarto ventennio del Cinquecento: tipica espressione del raffinato manierismo toscano. Ancora al primo piano: la Sala dei Duecento ricostruita dai fratelli Da Majano e l'appartamento di Leone Decimo con affreschi del Vasari e dei suoi aiuti. Sovrapposto a quest'ultimo , al secondo piano, il quartiere detto "degli Elementi" che prende nome dalla decorazione di una delle sale, ornato, anch'esso, di affreschi del Vasari e della scuola; mentre un altro lato del palazzo conserva l'appartamento di Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I, con pitture di Ridolfo del Ghirlandaio, Bronzino, Vasari. E, sempre al secondo piano, la sala dell'Udienza e quella dei Gigli, ricostruite da Benedetto da Maiano, decorate da stupendi portali in marmo e porfido e da soffitti intagliati dai fratelli Da Majano; la seconda, da affreschi di Domenico Ghirlandaio con figure di santi ed eroi della storia romana entro un finto complesso architettonico.
.
Arazzi fiorentini dal Cinquecento al Settecento rivestono le pareti di molte sale del palazzo; opere insigni di scultura lo arricchiscono dentro e fuori: il gruppo in bronzo di Donatello con Giuditta e Oloferne, sulla scala esterna; un putto con pesce, in bronzo, del Verrocchio, sulla fontana della corte; il "Genio della Vittoria", scolpito da Michelangelo per la tomba di Giulio II(138), nel Salone dei Cinquecento.
Nel mezzanino, dovuto a Michelozzo, alcune sale con opere d'arte della collezione Loeser, tra cui un angelo di Tino di Camaino del monumento Petroni a Siena, sculture di Jacopo Sansovino, Rustici e Giambologna, e pi dipinti toscani.
...
.
...
La Loggia della Signoria, o dei Lanzi (Lanzichenecchi).
.
Elegantissima costruzione civile dell'ultimo quarto del Trecento in cui il Gotico gi cede il campo al Rinascimento con le tre grandi arcate a tutto sesto fronteggianti la terrazza sulla piazza della Signoria e la quarta che si apre verso il palazzo degli Uffiz.
Destinata in antico agli atti solenni del Governo che dovevano compiersi al cospetto del popolo, ha finito per essere un museo all'aperto di sculture che a poco per volta popolarono la Loggia stessa. Fra queste, notissimo il gruppo col "Ratto delle Sabine" del Giambologna, un altro, pure del Giambologna, con Ercole e Nesso, una scultura dell'antichit classica: Menelao col corpo di Patroclo, e, sopra tutte famosa, la statua in bronzo del Cellini rappresentante Perseo che solleva la testa di Medusa, sorgente su un piedistallo ornatissimo decorato di statuette e di bassorilievi.
...
.
...
La Loggia del Bigallo.
.
 un piccolo edificio trecentesco, a forma di loggia a pianterreno, dalla delicata architettura fiorita di bifore, intagli e sculture che la fanno simile a uno scrigno. Ospita un modesto museo con alcune interessanti pitture toscane primitive come un "Crocefisso" di Berlinghieri, un tabernacolo di B. Daddi del 1333. Sull'altare della Loggia, il gruppo marmoreo della Madonna col Bambino e angeli di Alberto Arnoldi.
Il Palazzo Medici-Riccardi e il Museo Mediceo.
.
Costruito nel secolo 15esimo per i Medici da Michelozzo, fu quindi rimaneggiato e ampliato nel '500 e nel '600, ed , tra le costruzioni civili del Quattrocento fiorentino, il prototipo, poi elaborato in Palazzo Strozzi.
La cappella, disegnata in ogni particolare da Michelozzo,  tutta affrescata da Benozzo Gozzoli il quale fra il 1459 e il 1463 figur sulle pareti con arte di vivace novellatore e di smagliante colorista il pi solenne e fantastico corteo al sguito dei Magi avviati a Betlemme. Nelle figure dei re e in quelle dei cavalieri sono rappresentati illustri personaggi del tempo e membri della famiglia Medici. Ai lati della tribuna coorti di angioli adoranti scendono dalle nubi e pregano in terra in un immaginoso paesaggio vario di alberi aiuole acque borghi e animali. Nello stesso palazzo una grande e spaziosa galleria barocca reca nella vlta un immenso affresco di Luca Giordano con l'apoteosi della dinastia dei Medici.
.
Al pian terreno del palazzo  stato sistemato in questi ultimi anni, in poche sale che erano un tempo l'appartamento privato di Lorenzo il Magnifico, un museo interessante per la storia e l'iconografia della famiglia dei Medici. Contiene numerosissimi ritratti di personaggi Medicei, da quelli intagliati in porfido da Francesco del Tadda, a quelli minuscoli dipinti dal Bronzino, arazzi fiorentini di soggetto Mediceo, autografi e riproduzioni diverse di ritratti, di documenti, di opere d'arte possedute dalla famiglia o eseguite per iniziativa dei suoi membri. Il ricordo dell'arrivo di Carlo VIII al palazzo Mediceo (1494)  fissato in un dipinto di Francesco Granacci proveniente dalla collezione Crespi di Milano..
...
.
...
Il Palazzo Strozzi.
.
Esempio tipico e magnifico di palazzo fiorentino del secolo 15esimo. Iniziato nel 1489 da Benedetto da Maiano che prendeva per esso lo spunto dal palazzo Medici-Riccardi(139) costruito trent'anni prima da Michelozzo; poi continuato dal Cronaca che condusse innanzi anche la superba corte, anch'essa di carattere michelozziano. Interamente a bugne di pietra, ha due ordini di finestre bifore eguali, separati da semplici cordoni e sovrastati da un cornicione di imitazione antica, lasciato incompiuto dal Cronaca, e fra i pi belli che incoronino palazzi italiani. I bracciali e le lanterne di ferro battuto che adornano facciate e spigoli, dovuti al fiorentino Caparra, sono fra gli esemplari pi eleganti e pi fini del genere. Nel Palazzo, la "Piet" di Michelangelo, gi Barberini(140).
...
.
...
FINE Parte 3.